Affrontare le critiche

Come afferma Julia Cameron,  è importante distinguere le critiche utili da quelle distruttive e spesso abbiamo bisogno di capire la differenza per conto nostro. Come artisti, siamo in grado di discernere la natura delle critiche molto più di quanto la gente possa sospettare. Una critica seria e mirata dà all’artista un senso di sollievo, in quanto lo lascia con la sensazione di aver risolto un problema o di aver aggiunto un tassello al suo puzzle. Che sia dunque la benvenuta! La critica inutile, invece, parte da occhi malevoli e un tono stridulo di voce (anche se scritta). Si osservano particolari secondari, si dà a intendere che  la delusione patita è tanta e si fa intuire un disprezzo senza limiti. Ha un tono punitivo, è ambigua nel contenuto, soggettiva, non accurata e disturbante.  Non c’è alcun frutto da raccogliere da un criticismo irresponsabile che, spesso,  nasce solo  da un’invidia sorda e meschina.
E qui mi rivolgo ai giovani scrittori.  Cercate di guarire al più presto da questa spazzatura. Come fare a neutralizzarla?
– Annotate, di getto, le frasi disturbanti
– Cercate di capire se vi ricorda qualche critica ricevuta in passato, soprattutto durante l’infanzia.
– Riconoscete il fatto che la critica disturbante, specie se viene da un “amico”, evoca il dolore di un’antica ferita.
– Rileggete tutto quello che di positivo è stato scritto sulla vostra opera
– Partite subito per un nuovo lavoro, impegnandovi in un’altra opera creativa.
L’amica Liz Gilbert mi ha sempre raccontato ridendo che quando “Mangia, prega e ama” divenne un bestseller mondiale, le critiche malevole superarono di gran lunga quelle benevole. Così smise di leggerle e partì per un lungo, lunghissimo viaggio con quello che diventò il suo adorato marito. E produsse un nuovo libro. Partite, partite soprattutto mentalmente,  dimenticate tutto il fango, le vuote chiacchere, il disprezzo di chi si disprezza…tutto, tranne la vostra divina missione.

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