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YOU!
Qualche riflessione sulla serie Netflix,   molto seguita ma stranamente con scarso entusiasmo, dopo la puntata pilota. Al centro (ma vi sono diverse diramazioni inutili) ci sono le vicende di Beck e Jo, la solita aspirante scrittrice delusa e maniaca del sesso pret-à-porter e il solito stalker psicopatico, abilissimo nel progettare e dissimulare. Anche se la storia è un po’ banale, pure avrebbe avuto buone possibilità di essere avvincente, specialmente grazie alle parti ambientate nella  bellissima libreria di testi antichi con annesso sotterraneo blindato  ultratech, adibito alla conservazione degli esemplari rari e usato in parecchi altri modi alternativi.
E’ una vicenda mal costruita, lenta, ripetitiva, con momenti quasi comici, come la lunga permanenza di Jo nella villa di Peach, invisibile a tutti pur saltellando da una stanza all’altra come in una pochade; la casa di Beck, situata su una strada molto frequentata di New Yok, praticamente al pianterreno,  con enormi vetrate davanti alle quali la protagonista vive la propria vita allegramente senza minimamente preoccuparsi di guardoni, stalker e killer seriali, salvo poi lamentarsene con le amiche; l’incredibile capacità dello psicopatico di trasportare e disfarsi dei cadaveri nell’indifferenza generale. E’ una sceneggiatura scritta male, quasi in fretta, sciatta e, nonostante gli attori ce la mettano tutta per essere credibili, non riescono a colmare le incertezze e le sviste degli autori. Diffidare di chi afferma di amarti pazzamente e di volerti salvare: è questa la morale che ti resta alla fine delle infinite puntate.
Ma non lo sapevamo già?

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