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HELTER SKELTER | Geometrie d’amore | Dramma

Di Paola Moretti

Personaggi

Lei

Sebastien

Lei – è una donna di circa 35 anni, sciatta e perennemente stanca, moglie abusata e madre annoiata.

Sebastien – è un uomo sotto i quaranta, misterioso e sessualmente ambiguo, che vive una solitudine popolata dai programmi televisivi di Sky e dal culto della musica dei Beatles, a cui si ispira nella creazione di storie e identità fittizie.

Lei e Sebastien, vicini di casa che si spiano attraverso il muro che li separa, si incontrano per “caso” sul pianerottolo, dove apparentemente Lei si è rifugiata per sfuggire alla violenza del marito. Trascorrono insieme una notte senza riuscire a superare il vero muro di fantasie, menzogne e manipolazioni reciproche, in un gioco
di apparenze sapientemente orchestrato dal più forte dei due fino alla catastrofe finale.

PARTE PRIMA

Scena I

il pianerottolo di una casa popolare

(Lei è seduta sulla scaletta del proscenio, sciatta, spettinata, con calzini e ciabatte. E’ persa nella contemplazione del cellulare: sfoglia fotografie, si fotografa una mano, i piedi e guarda con aria critica i risultati. Arriva Sebastien dalla scaletta del proscenio, con tacchi altissimi, una parrucca di capelli lunghi, vestiti aderenti, buste dello shopping. A prima vista può sembrare un trans. Scavalca Lei con difficoltà)

Seb(a Lei che nemmeno sembra accorgersi della sua presenza e continua a scattare foto) Eh però… proprio così in mezzo alle scale… L’ascensore è rotto. E quando mai funziona… da una parte a fare le scale i glutei si tengono su, non c’è bisogno di palestra, io la odio la palestra. Vorrei passare se non ti dispiace… dai, poco poco più in là, ecco… mi basta… ci sono… non ti disturbare per carità (tra sé) oggi è giornata… storta. Le chiavi… (cerca nella borsa). Se ho perso le chiavi… giuro… mi uccido… queste borse di Vuitton, che dentro ci stanno pure le anime dei morti ammazzati (rovescia il contenuto a terra). Sta a vedere che le ho lasciate da Blu intimo
e quella commessa non la finiva più e insisteva
ti fanno uscire di testa per quanto chiacchierano
come se uno non sapesse quello che deve comprare
(si avvicina ancora di più a Lei che la ignora)
se esco di casa per prendere un push up nero con le bretelle di strass
perché mi vuoi vendere tre boxer bianchi al prezzo di due?
E invece quella insiste e assilla e mi confonde…
Fiato sprecato
Tempo sprecato
(a Lei)Tutto bene? (la tocca)
Tutto bene?

LeiEh?

Seb – Ti fotografi i piedi? Li posti su Facebook?
I piedi vanno tanto…
Ma… non è meglio se ti metti un sandaletto con il tacco alto?
Mia madre diceva sempre che una donna pure a casa deve stare sistemata, tacchi alti, vestita e truccata.
Lo diceva ma non lo faceva
Quando andava a dormire si levava il grembiule
Quando si svegliava se lo rimetteva
Certi giorni nemmeno si pettinava
oddio c’era poco da pettinare con quella riga di capelli bianchi
l’eterna ricrescita
un parrucchiere che ti costa ma’?
poi lavati e mettiti un profumo ma’
lava pure il grembiule e la camicia da notte.
Io sono depressa, diceva, non guardare me
la donna in casa deve stare vestita come una modella
con i tacchi e tutto.
Lo dico come Cristo in croce
sedere alto, vita stretta, seno a palla
le donne passano la vita crocifisse
perchè tutto è un tormento, una corona di spine
se te la strappi un momento solo è la fine
le spine si spezzano,
i chiodi si sfilano
le piaghe si chiudono
tu sei vecchia, andata, nemmeno un cane ti guarda più.
(Riprende la ricerca delle chiavi) E non ci stanno…le ho perse Magari le ho lasciate alla cassa (sbatte nella borsa con rabbia gli oggetti sparsi).
Un’altra volta in mezzo al traffico
Per colpa di quella…
(Guarda l’orologio)
Che poi ormai è tardi, avranno chiuso.
E come faccio adesso?
(ripete urlando) Come faccio adesso?

Lei(alza di scatto il braccio) Cerchi queste?

Seb(prende le chiavi) Amore mio! Mi hai salvato la vita! E più di tutto ci tenevo a questo portachiavi svarovsky… me lo aveva regalato Lorenzo…
un amico mio, diciamo così
una storia vecchia… però di quelle
che ci pensi e ci ripensi
ti fai girare il film nella testa
ti incazzi sempre come fosse la prima volta.
E si fa presto a dire – stai nel presente ‑
Io sto nel presente adesso no?
E già mi prende un dolore qui, alla bocca dello stomaco
Solo perché l’ho nominato.
La tachicardia…
(si siede, si toglie le scarpe e con una si fa vento. Lei allunga una mano senza guardare, prende la scarpa. La fotografa).
Seb – Te la vuoi provare? Questa ti slancia il collo del piede… per camminare devi essere un po’ abituata, se no ti ammazzi. Sai le volte che sono finito steso .. su, provala! (lentamente lei si toglie la pantofola e si infila la scarpa) Ma guarda…abbiamo la stessa misura.. Se fossero mie ti direi – fatti un giro, ma le ho affittate per un evento.

Lei – Con Lorenzo?

Seb – Si, magari… per lui me le sarei comprate di cristallo… Beh tienile, ci cammini un po’ a casa… ti metti un paio di calze fumè e guardi se ti piace.

Lei(alza la testa) E se mi piace?

(il movimento mette in luce il volto tumefatto, insanguinato).

Seb(si alza di scatto, fingendo di non vedere) Me lo fai sapere… (fa qualche passo verso la presunta porta di casa). Le puoi affittare, quando vuoi. (scompare nel buio)

Lei(tende la scarpa luccicante verso il punto dove è scomparso Seb) Per favore! Non posso tenerle! Per favore!

(Seb rientra nella luce)

Seb – Quello che mi fa incazzare è che nessuno dice mai la vertà.
Ogni giorno si sputano fiumi di parole
e quello sputo si chiama amore
Si chiama amicizia
E non è niente.

Lei – Ma che vuoi? Io nemmeno ti conosco.

Seb – Io invece ti conosco. Tutto il giorno ti sento
urlare, sbattere, lamentarti, respirare
là, dietro la parete
Sai quante volte ho pensato
adesso busso
le dico di venire a prendere un caffè
Perché alla fine siamo sotto le stesso tetto
stessi cassoni dell’acqua… di amianto…
ogni bicchiere ci fa più intime, più morte…

Lei(come se ripetesse una cantilena) Ho troppo da fare
Un marito la casa due figli
Non posso perdere tempo con le amiche. Mi dispiace.

Seb – Pensa che ho scritto anche una poesia
Te la dico? E’ breve, pochi versi
(con aria ispirata)
Il muro.
Muro
Che separi e nascondi la mia anima
Cartongesso infernale
Limite e sostegno
Alla nostra solitudine
Chi siamo noi?
Pesci di un acquario
Chiamato vita
(controlla l’effetto con la coda dell’occhio)
Sono cose che scrivo per me
Non destinate al grande pubblico.
(E’ visibilmente deluso perchè Lei non dà alcun segno di interesse, ma ha ripreso a fotografarsi i piedi).
Dovrei fare un po’ come fanno tutti,
fottermene
E’ la strada migliore, la più sicura
Io proprio non ti ho visto
Con la faccia pesta e il sangue che ti cola.
Vado a casa,che sono stanca di questa giornata storta e maledetta.(rientra nel buio, si sente lo scatto della serratura).

Lei – Riprenditi le scarpe… per favore… per favore… (crolla a terra )(Nuovo scatto di serratura. Seb esce nella luce, si china su di lei)

Seb – Chiamo l’ambulanza? La polizia? Ci parli tu, però.
Io non ci voglio entrare.
Allora? Rispondi? Che devo fare?
(Non avendo risposta Sebastien la prende sotto le ascelle e la trascina via nel buio. Rumori soffocati, scatto di serratura, rumore di porta chiusa con violenza).