testi

La dea dell’acqua

di Paola Moretti

(pièce ispirata alla poeta e performer nigeriana Roli Hope Odeka)

Personaggi

Aki – ragazza nigeriana, alter ego di Roli
Udo – ragazzo nigeriano
Voce di Roli Hope Odeka
Ross e Roby – due pappagalli antropomorfi

Scena: sul fondo c’è uno schermo su cui vengono proiettati elementi di scenografia o altro che si viene definendo nel corso dell’azione. Dall’alto pendono scalette di corda, simili a quelle usate dagli acrobati circensi, attraverso le quali, come fossero rami degli alberi, è possibile muoversi da una parte all’altra della scena senza scendere sul palco. Su un lato del proscenio due maschere- costumi rituali, una maschile e l’altra femminile. Dalla parte opposta una grande gabbia per uccelli.
La musica a cui si fa riferimento nel testo è quella dei P-Square, un gruppo hip-hop nigeriano.

(Sullo schermo scorrono le immagini di città e riserve naturali delle Nigeria: sono stereotipate, riferibili a qualsiasi altro luogo del continente africano, come se ricordare a distanza di molti anni togliesse volutamente precisione alla memoria)

Voce di Roli – Potrei dire: desidero.
Potrei dire: non ho desideri.
Potrei dire che ho desiderato solo di essere felice.
Anche se questo continuo pensare alla felicità e alla non felicità,
questo chiedere, giudicare, tormentare se stessi e gli altri, è inutile,
solo un vizio, un modo crudele per passare il tempo.
Bisogna dire la verità, senza le solite scuse. Senza decorazioni.
Ricordare è doloroso, ecco come diciamo, pensando di essere assolti
dal nostro dovere. Come se fosse permesso lasciare le cose incompiute.
E’ così che la vita si deforma in un cerchio infinito che gira e si avvita su
se stesso, una scatola vuota come quelle che mia madre nascondeva
negli angoli della cucina in attesa di scoprirne il destino.
Ma quel che è abbandonato sbiadisce e si perde, prima o poi.
Io non ho dimenticato la mia terra. Ogni giorno è con me, insieme a quelli
che ho lasciato e che forse non vedrò mai più.
L’Africa non è un paese.
L’Africa non è un paese di uomini.
L’Africa è una culla di donne inesauribili, a loro linfa è primitiva e
vibrante, come appena creata, e sa distinguere il bene dal male.
Si muove silenziosa, esce dalle fessure delle case, vaga sopra i villaggi
e le cime degli alberi e sembra disperdersi nella nebbia.
Per questo gli uomini non ne hanno paura, non se ne preoccupano… (ride di scherno) Ingenui criminali…
La donna apre la Bibbia e sorride, perché Dio è dalla sua parte, primitivo,
vibrante e ha linfa di donna.
Quando ero bambina, mi sedevo alla finestra per guardare le foglie
degli alberi, pesanti di pioggia, troppo lente e testarde per abbandonarsi
al vento. Passavo le mani sulla mia pelle arida, sui capelli induriti dal sole.
Nessuno aveva cura di me, ero solo un’ombra nella casa di mio padre.
Eppure potevo vedere il mio destino nel riflesso della pioggia sulle case
e sugli alberi della foresta.
Dovevo solo restare immobile, senza pensieri, senza dolore.
galleggiando lieve sull’acqua, invisibile, dimenticata, spinta verso ciò che
mi apparteneva da sempre.
Resistere, fluttuare, questo è il segreto,
abbandonarsi all’acqua ma non dissolversi, con un respiro leggero,
con gli occhi socchiusi sul vuoto del mia gloria futura.
(buio)

Musica: Personally dei P-Square

(La luce illumina solo la gabbia al cui interno si agita Roby. In un contenitore c’è una dose fin troppo abbondante di semi, altro cibo per uccelli è legato alle sbarre. Ross, sopra la gabbia, sembra dormire)
Roby – (a Ross) Dormi? Stai dormendo? Che fai? Non ti vedo… perché non
ti vedo? Vorrei proprio sapere come sono finito in questo buco. Certo a te non interessa, sei fuori… L’anello debole si è salvato, incredibile. Mi senti? Devo essermi distratto per l’emozione di tornare a casa… Adesso basta, se
ne sono andati tutti a dormire. Mi senti? Fammi uscire! Svegliati!

Ross – (si sveglia irritata) Che c’è?

Roby – Apri la gabbia.

Ross – Perché?

Roby – Cosa?

Ross – Perché devo aprire.

Roby – Che domande fai?

Ross – Che noia… Abbiamo cibo, riparo e una vecchia donna che ti considera il suo animaletto, il suo cocco. Su, datti pace. Io sarò qui a farti compagnia, non ti abbandonerò.

Roby – Non sei obbligata. Puoi andartene, se vuoi.

Ross – Perché devo andarmene? Dove dovrei andarmene? Lo dici apposta per umiliarmi? Lo sai che non ho orientamento!

Roby – Ma tu mi ami o mi odi?

Ross – Ricominci? Forse.

Roby – Che significa forse? O l’uno o l’altro.

Ross – Forse un po’ tutti e due.

Roby – Per questo ieri sei sparita.

Ross – Un giro.

Roby – Dove? Con chi?

Ross – Un giro e basta. Non voglio conoscere nessuno. Questo posto mi disorienta. Torniamo a casa, ho paura. Avevi detto: questo inverno lo passiamo in Africa, ti porto in Nigeria. Sarà un viaggio lungo sul mare ma vale la pena… un piccolo sacrificio e poi ce la spassiamo. Che risate… ti hanno preso, strappato le piume e chiuso in gabbia. E io non respiro qui dentro, e neanche fuori… alberi fitti, scuri e di là spazi vuoti senza fine, intrisi di acqua, acqua ovunque, di cielo e di terra, neppure riesco a volare. Non posso sopportare tutto questo. Potrei morire, Roby.

Roby – Non morirai, fammi uscire.

Ross – Prima di notte è impossibile.

Roby – E’ già notte

Ross – Non so aprire. Forse chiudere… sì, potrei farlo, un colpo d’ala e via. Meno complicato, è come seguire la corrente. Ti va bene se chiudo?

Roby – Falla finita!

Ross – Oh, insomma, sei insopportabile, lo capisci? Neanche mi ascolti, vuoi solo imporre le tue fottute convinzioni. Credi sia facile starti vicino? Adesso non posso fare niente, né aprire né chiudere, né qualsiasi azione definitiva. Non insistere, datti pace. E se arrivasse qualcuno? Ci hai pensato?

Roby – (esasperato) Dormono tutti!

Ross – Come fai a saperlo? (a bassa voce) Lei… potrebbe piombare qui in qualsiasi momento. E’ sempre sveglia, tutta la notte balla con gli spiriti dei morti.

Roby – Come lo sai?

Ross – La vedo, la sento. E’ cattiva, selvaggia e ha sempre fame. Se ti troverà fuori, magari nell’attimo in cui stai festeggiando la libertà, in quell’istante di abbandono e di gioia, quando crederai che il cielo si stia inchinando al tuo passaggio e tutto sia risolto… ecco che lei farà a pezzi quella tua testa dura e ti mangerà. Nessuno, neanche la vecchia donna, neanche i tuoi antenati potranno salvarti. Lo capisci?

Roby – (si aggrappa alle sbarre) Fammi uscire!

Ross – Zitto! C’è qualcuno. Ho sentito qualcosa… dei passi… un passo di sicuro. La senti come canta ? E’ qui vicino… Pensare che eravamo
così felici io e te, abitavamo sui pini, ammirati per le nostre piume colorate, facevamo l’inchino e la giravolta, i turisti ci fotografavano e tutto andava bene.
Niente gabbie e niente paura. E adesso… è pazzesco dove siamo, guardati intorno… ma che dico, cosa puoi vedere da una gabbia in una stanza dentro una foresta? E’ tutto invaso dall’acqua, dalla nebbia, dalle foglie marcite, è un mondo che va in putrefazione… e lei è qua fuori, mangerà i nostri semi e quando li avrà finiti toccherà a te.

Roby – Ma che dici… sei fissata. Me ne vado a dormire. (si sdraia)

Ross – Che? Mi lasci sola? Io ti apro il cuore e tu dormi? Come se fosse possibile ancora una vita normale, come se ci fosse un dopo, un risveglio… siamo alla vigilia dell’apocalisse, la fine di quello che siamo stati, di quello che potevamo essere… ecco che mi viene la crisi, soffoco… Roby svegliati… Roby! (urla e va a nascondersi perché entra Aki danzando e cantando)

Aki – (canta) I am a teacher in my country
somebody knows me well
if you don’t know how to teach
I will show you to teach
Samba little one, samba one
Samba little one, samba two.

(si avvicina alla gabbia)
Guarda come dorme questo inutile pappagallo, lo credo, ha la pancia piena. (Afferra una manciata di semi e se li mette in bocca) Hai semi, frutta, una bella gabbia… mi dispiace devi condividere, a me non danno niente, come se non esistessi. Mio padre mi ha lasciato a casa di mia nonna, mi ha abbandonato. Ha mandato via mia madre, ha sposato una più giovane e si è dimenticato di me… ancora non ci posso credere.non ho voglia di crederci… guardarsi intorno, in alto, in basso, da ogni lato… non trovare più niente, tutto finito, niente sorrisi, niente abbracci, niente cibo, niente vestiti.
Il giorno prima ero viva, quello dopo non esistevo più. E’ tempo di smetterla, disse mio padre. Basta con queste pretese, è ora di crescere, così disse.
Un vecchio poligamo, come tutti, vecchio maschio instancabile, vigoroso, come si dice, una donna va e l’altra viene, che importa? Sono tutte uguali. Chi tiene il conto? Anche sul letto di morte, davanti al mondo, l’ultimo respiro e l’ultimo orgasmo saranno per tirar fuori l’ultimo fottuto orfano.
L’importante è piacere agli altri uomini, essere invidiato, preso a esempio per le future generazioni. Pappagallo, hai mai sentito di uno schifo simile? (prende dei semi e li inghiotte mentre Ross si avvicina alla gabbia) Ogni sera va dalla nuova moglie… credo che abbia la mia età, lui ha questo coraggio e non se ne vergogna, no, niente di niente, anche se è una ragazzina sperduta, isolata, ignorata da tutti, come me… lo sento che
ansima e si contorce, la tormenta, la sevizia, credendo che lei possa essere felice, sommersa fino a soffocare nella pancia di un vecchio… e non la smette non si dà per vinto finchè non riesce a spremere il suo misero succo in un corpo irrigidito dal ribrezzo. Non la vede piangere, né prima né dopo, non la sente pregare per essere liberata da quell’orrore e tornare a casa, da sua madre, dai suoi fratelli, a giocare con le amiche.
Ogni volta che lo sento urlare il suo trionfo so che non riuscirò ad amare nessuno, che non mi sposerò mai.
Lui non sa fare altro, questo è ciò che conosce. E proprio ai maschi stupratori le donne riservano un trattamento speciale. Anche tu hai da mangiare e io no, e devo rubartelo.
E se vuoi un consiglio, cercati una femmina.
Qua non piacciono i maschi improduttivi. Dovrà essere giovane e sottomessa, ingenua e primitiva, che non abbia mai messo piede
in una scuola. Mia madre aveva studiato e l’hanno odiata per questo.
A che serve qui la cultura? Se tu sei un pappagallo ignorante, vissuto nella boscaglia, che te ne fai di una compagna istruita?
Vorrà volare più in alto di te, fare il nido su alberi strani che non conosci, ti criticherà perché sei volgare, grossolano e canti a sproposito e se pure la dominerai fino quasi a ucciderla, sentirai sempre una risata di sottofondo, più forte di ogni tormento, una risata tra le lacrime, perché anche nel dolore ti disprezzerà e penserà.. guarda come è stupido, che idiota mi è capitato, guarda come si contorce per avere un altro figlio, si dà parecchio da fare ma è tutta apparenza… devo decidermi ad andare con uno che mi piace, resterò incinta in una sola notte d’amore… questo vecchio si prenderà il merito e mi lascerà in pace… (ride, danza e canta)
Titi tati, joma elele coma
Tita tati, joma elele coma
Essi joma elele coma
Esso bulawale joma

(Prende i semi dei pappagalli e li mastica. Ross le salta addosso colpendola e Aki reagisce difendendosi e rovesciando la gabbia da cui esce Roby. I pappagalli si arrampicano sulle scalette mentre Aki li insegue divertita. Rumore di pioggia. Grida e risate a soggetto.
La scena si illumina di riflessi iridescenti. Aki osserva estasiata le movenze dei due uccelli e cerca di imitarle. Inizia una coreografia semplice, quasi di infantile)

Io la mia anima insieme, strette in un abbraccio indissolubile,
sono una dea senza tabù, senza vergogna né paura
che danza nuda sulle foglie… nessuno riesce a fissare la sua scia
luminosa senza restarne abbagliato. Se potesse vedermi mia madre!
Non dovrebbe più preoccuparsi, perché ho trovato il mio destino!
Non sono certo nata per camminare sulla terra, il mio corpo
è leggero come queste foglie..!

(si accarezza il viso) Piccola mia… senti quanta tenerezza, di che ti lamenti? Mani calde sulla tua pelle che nessuno ha coperto di olio e
di baci… ma che importa? C’è qualcuno con me, gli uccelli del cielo con la loro innocenza, la pioggia e le mie dita, così dolci e amorose, come
quelle di un amante che non mi farà mai soffrire, come quelle di una madre che non mi dovrà mai abbandonare, come quelle di un padre che
mi tratterà come la sua prediletta… sì, c’è qualcuno con me e continuerà a baciarmi e a stringermi mentre il mio sogno di realizza. Perché il mio
desiderio è chiaro e la mente limpida. Non ho bisogno di niente altro.
Io sono mia figlia, la mia bambina adorata…

(sullo schermo il video di Roli Hope Odeka che recita DANDARY da Twilight Dreams Opera)

Roli – Deepest wishes only I know
has left me only alone
imagine but loving you
the smiles to moment joy
bounded ardent love
flapping you flew away
feel free my pet love
Dandaree …

(ecc)
(Udo entra correndo con in mano un vestito da donna scintillante di lustrini e un boom box sulla spalla)

Udo – C’è qualcuno? Non c’è nessuno?

Aki – Sono qui!

Udo – Ma dove?

Aki – Guarda su, tra gli alberi! Sono la regina della foresta!

Udo – Sei pazza con questa pioggia… scendi, non fare così…

Aki – Non vuoi salire? E’ facile.

Udo – I miei amici danno una festa stasera. Vuoi venire?

Aki – Una festa? (scende) Lo sai che non posso, mia madre…

Udo – Tua madre non c’è più e di sicuro non pensa a te.

Aki – Tu non sai niente, niente di niente, non parlare di lei, non ti riguarda!

Udo – Va bene, però qui ci siamo tu e io. E dobbiamo stare insieme.

Aki – Si, dobbiamo stare insieme, ne abbiamo già parlato, non ricominciare.

Udo – Vieni con me solo per una notte. Cosa vuoi che succeda? Devi deciderti. O mi ami o non mi ami.

Aki – Forse non ti amo.

Udo – Non ti fidi di me?

Aki – Ho promesso a mia madre.

Udo – Allora non mi ami.

Aki – Allora non ti amo.

Udo – Non c’è spazio per me nella tua vita. Ti sei tirata fuori da tutto, vivi in un mondo che non esiste. Solo parole.

Aki – Le parole sono la mia famiglia, mi tengono viva, non mi abbandonano. Mi coprono di tenerezza, ripetono tutto quello che leggono nella mia
anima, non giudicano le parole, non mi costringono a fare quello che non voglio… Quando non sei con me mi manchi, ma poi quando ti vedo, ti ascolto… è diverso. Tu hai parole che non riconosco. Sei un estrameo, e non so perché mi manchi.

Udo – Noi ci apparteniamo

Aki – Vedi? Non capisci, neppure stai a sentire.

Udo – Cosa c’è da capire? Vieni con me. Ti ho portato un vestito. Balleremo tutta la notte. Non ti piace ballare?

Aki – Perché mi hai portato un vestito?

Udo – E’ solo un regalo. Non posso farti un regalo?

Aki – No, non puoi.

Udo – Allora non mi ami. Me ne vado.

Aki – Aspetta… vengo con te. Ma devi promettermi…

Udo – Prometto quello che vuoi!

Aki – Per te tutto è facile. Mi chiami quando la festa è già iniziata e porti un vestito, come se fossi la tua amante.

Udo – Perché vuoi rovinare tutto? Sempre la stessa storia…

Aki – Si, la stessa storia, il solito ricatto. Mi ami o non mi ami, se mi ami fai quello che voglio io e se rifiuti non mi ami.

Udo – Ti ho solo invitata a ballare. E’ una cosa normale, lo capisci? Tutti lo fanno.

Aki – Restiamo qui, balliamo qui, ho voglia di parlare con te. Perché non vuoi parlare?

Udo – Certo che voglio. (la imita) Parlare parlare parlare…

Aki – Però non riesci a dire niente.

Udo – Tu sei la mia donna. Andiamo da qualche parte a divertirci.

Aki – Io e te?

Udo – Semplice no?

Aki – Ma se neanche ti conosco…

Udo – Non mi conosci? Ma che…

Aki – Dovresti baciarmi, non lasciarmi il tempo di pensare.

Udo – Qui, a casa di tuo padre?

Aki – Non è la casa di mio padre. Lui è con la sua nuova moglie. La deve mettere incinta al più presto. E’ un uomo
d’onore. Lo odio!

Udo – Non parlare così.

Aki – Anche tu sei un uomo d’onore?

Udo – Io rispetto le tradizioni, le nostre leggi. Se può prendersi una donna giovane perché non dovrebbe farlo?

Aki – Tu lo farai?

Udo – (con enfasi falsa) Io sarò felice solo con te.

Aki – Anche lui lo disse a mia madre. Ma poi ci ha ripensato. Tutti i figli che ha messo al mondo non gli bastano
più, ne vuole ancora e ancora per lasciarli soli e disperati. Non riesco a rassegnarmi, non posso fingere.

Udo – E vuoi vendicarti con me?

Aki – Dammi il vestito. Su, aiutami.

Udo – Così mi piaci… la mia donna. (l’aiuta a indossare il vestito)
Sei bellissima, sexy… (accende il boom box)

(Musica: P-Square – Do me.
Aki inizia a danzare con sensualità e allo stesso tempo innocenza. Ross e Roby si sporgono a guardarla. Anche Udo rimane affascinato e inizia a ballare mimando le azioni di abbracciarla, baciarla e fare sesso)

Aki – È questo che vorrei fare… danzare, comporre musica. ho bisogno di qualcuno che mi insegni… Ma come potrei pagare una scuola?

Udo – Non hai bisogno di insegnanti. Sei perfetta, uno schianto.

Aki – Ballare, cantare, scrivere, sognare… che altro c’è nella vita?

Udo – Fare l’amore?

Aki – Anche fare l’amore, ma tutto è amore.

Udo – E tu sei mia. Mi piaci da morire.

Aki – Ma non stai morendo.

Udo – Mi fai impazzire, tesoro.

Aki – Le parole mi girano nella testa, si perdono in un suono leggero, che mi avvolge, mi accarezza, mi fa sentire come appena nata…

Udo – (accarezzandola) Così?

Aki – Sì, così. E non so scegliere se amo più danzare o scrivere, ma ho una volontà dentro, come un ferro rovente che spinge, ferisce, acuminato come una freccia nel cuore. Mi sussurra: vai avanti, non ti arrendere, tu sei nata per seguire il tuo sogno.

Udo – E il tuo uomo…

Aki – Cosa?

Udo – Sei nata per amarmi

Aki – Non mi ascolti.

Udo – Ti ascolto, sono tutto per te.

Aki – Sono libera, sconosciuta, con un sound sotto la pelle, quando Dio mi guarda neppure mi riconosce, mi confonde con un uccello dalle piume
iridescenti, un serpente che rinasce con le squame brillanti, con l’acqua del fiume che liscia ogni pietra come le mie labbra… Il mio mondo non è il vostro, ma sono nata per portarvi nel sogno.

Udo – Basta! Vieni qui, ti voglio! (la afferra) Il vero sogno è una donna sottomessa all’uomo che ama…

Aki – Che fai?

Udo – Danza nuda per me. (la strattona con violenza)

Aki – Lasciami, mi fai male.

Udo – Alle donne piace soffrire… (cerca di sopraffarla)

Aki – (si libera, facendolo cadere) A me non piace soffrire! Sono stanca di soffrire!

Udo – Perché fai così? Vieni, lasciati andare, continua a ballare…

Aki – Sì, continua a ballare, come un animale ammaestrato, continua a dire le tue parole inutili, tanto non importa a nessuno. Anche tu sei
come mio padre, come tutti. Ma io non sono la tua valvola di scarico, un oggetto da buttare via quando ti ha stancato.

Udo – (con derisione) Te lo ha detto tua madre?

Aki – (si toglie il vestito da sera) Tieni, riprenditi il tuo regalo! Dallo alle tue prostitute!

Udo – Volevo solo passare una serata con te, ma non riesco più a capirti.
Non abbiamo niente in comune. Disprezzi la tua casa, tuo padre, me… dici di non conoscermi… forse lo fai per sentirti superiore. E’ così? Credi veramente di essere una regina, a piedi nudi e con stracci di
terza mano… Perché ti ho portato un vestito? Me lo domandi?
E’ imbarazzante farsi vedere in giro con te. Tutti i miei amici sanno che te ne stai sugli alberi, sotto la pioggia, come una selvaggia, a caccia di non so che, mangiando bacche e cibo per animali… Mi fai vergognare. Ti illudi di avere talento, di essere diversa, migliore. Ma qual è la tua arte? Mettere in fila qualche parola senza senso?Tu non hai progetti, non sai fare niente, niente di niente. Sarai fortunata se tuo padre ti troverà un marito che ti mantenga insieme alle sue dieci mogli!

Aki – Preferisco morire.

Udo – Ma no, nessuno preferisce morire se ha un’alternativa… ti piacerà nasconderti in una vita senza responsabilità.

Aki – Un grande avvenire..

Udo – Lascia perdere, torna sugli alberi. Vado a cercarmi una ragazza normale.

Aki – Ho bisogno di tempo, di capire come sei veramente. Se decido di fare l’amore con te…

Udo – Parli come una vecchia, come un contabile. Con te mi sento stanco, annoiato, schiacciato dalle profezie. Sarà così, succederà quest’altra disgrazia, avrò una enorme pancia e non potrò più ballare, dovrò fare questo e quello e non potrò scrivere le mie poesie… Ma tu sei nata qui, sei donna, non hai speranza.

Aki – Non ho speranza? Che vuol dire: non hai speranza?
La mia vita sta per cominciare e sarà… non so come sarà… ma sto andando in qualche direzione magnifica, e anche tu hai speranza perché mi ami.
E’ vero che mi ami? Pensi di amarmi, così hai detto. Tu non sei mai stato con una come me, ecco perché non mi riconosci… sei confuso.
Ascolta… (lo accarezza)
Apri per me il tuo giardino
fammi diventare un bouquet di felicità
Lascia che un improvviso presagio si insinui
mentre accarezzo le tue piante.
Lasciami raccogliere i frutti con te
Cantiamo insieme prima di festeggiare.
la bellezza dei campi fioriti accresce il sapore dell’amore.

(pausa)
Ti piace? L’ho scritta per te.

Udo – Senti io… cerca di capire… sei troppo diversa.
non ce la faccio, non posso continuare così,
sei imbarazzante, mi sfinisci, mi rendi ridicolo.
Io ci ho provato…

Aki – Ci hai provato? Cosa hai provato? Quando?

Udo – Volevo uscire con te, stare con gli amici, fare musica, divertirmi.
Cose normali.

Aki – Normali per chi?

Udo – Per me. Per tutti. Fare quello che fanno gli altri, senza tutto questo
pensare e parlare e delirare. Un bouquet di felicità… (ride sguaiato) Ma ti rendi conto di quello che dici? Non ci posso credere…

Aki – Vattene.

Udo – Lo sapevo che mi avresti fottuto la serata!

Aki – Tornerai domani? (rabbiosa) Non tornare, hai capito?

Udo – Lo sai cosa dicono di te? (Aki si tappa le orecchie) Tu non sei della nostra razza. Hai gli occhi verdi come i serpenti e dorati come i coccodrilli… chissà da dove sei venuta… Tua madre ti avrà raccolto sul fiume da una tana di animali… per questo non ti vuole nessuno! (Aki gli si getta addosso urlando con rabbia e forza inaspettati. Continua a colpirlo mentre lui cerca di difendersi inutilmente. Cadono entrambi a terra , continuando a colpirsi con rabbia)

Udo – (rialzandosi) Non c’è posto qui per una come te. Te ne devi andare.
È meglio per tutti. (Aki cerca di toccarlo ma lui la respinge brutalmente) Buttati nel fiume e raggiungi Mami Wata, ammesso che ti accolga. Scompari dalla mia vita. Non farti vederti mai più!

(esce)

Aki(piange) Madre, ho cercato di essere forte, ma non basta. Mi hai
detto: leggi i salmi e cantali! L’ho fatto, ma non basta. Ogni giorno un segno di croce, ogni giorno una preghiera in ginocchio. Ma non basta, non basta! Devo essere come tutte le altre, schiava di un uomo, seguire il corso della corrente, senza oppormi al dolore e alla vergogna, galleggiare a filo d’acqua, stuprata di notte, sorridente di giorno. Non so, madre, dovrei decidermi a questo, arrendermi, aprire le braccia e chiudere gli occhi. Che si faccia di me quello che è stato stabilito quando sono nata in una terra senza pietà. Ma almeno… questo vorrei… che quando passerò per strada con la mia pancia gonfia e gli occhi pesti qualcuno dicesse: quella è Aki, una che scrive poesie, che sa ballare, cantare… E’ un’artista, vedete? Ha gli occhi verdi e d’oro degli angeli, Mami Wata la conosce e la protegge con la sua coda lucente di perle, per questo va onorata da tutte le altre donne.
Aki è la nostra dea, liberiamola dalla sua prigione!
Portiamo fiori e rispetto, ungiamo di balsamo i suoi capelli e di olio profumato la sua pelle di seta… che nessuno mai più osi toccarla, perché rappresenta la nostra liberazione! (piange) Mami Wata, prendi i miei sogni e falli splendere… o portami con te nell’abisso! (si ripiega su se stessa)

(Un beat di tamburo, forte, potente. Ross e Roby scendono attraverso le scale, si avvicinano a lei e la sollevano con tenerezza. Lei rimane seduta, inerte, con lo sguardo ieraticamente fisso davanti a sé. La rivestono con tessuti, copricapo e gioielli tipici del culto di Mami Wata.
Un beat di rap. Gli uccelli indossano le maschere che rappresentano la madre e il padre. Entra Udo e tutti si muovono e “rappano” al ritmo del beat , come in freestyle.)

Tutti – (rap corale, tre versi ognuno)
Mamy Wata oh oh mamy Wata
tremenda signora della grande città
invisibile inconoscibile, in fondo al mare, in fondo al fiume
in fondo a niente che si possa capire.
Non mettetele fretta se volete una grazia
restate in silenzio con la fronte nell’acqua
senza pensare, senza tremare
con la sua mano farà a pezzi il dolore
Umnam Beko! Odiakamma!

Udo – (rap) Amore amore, l’Africa è amore
dai l’amore, fai l’amore
lasciati andare senza pensare
al vecchio gap di una vita speciale.
Canta balla scrivi poesie
chi te lo impedisce ma attenta a non strafare
entra in casa e non farti sentire.
Un bambino sulla schiena, uno nella pancia
uno chissà dove e hai fatto il tuo dovere.
Il mio corpo è corroso dalle donne
ma il tuo è corroso dalla ruggine.
Taglia il pollo, uniscilo al riso, aggiungi le spezie.
Dio ti sorride, sei la sua certezza, non lo deludere
sista sista segui la pista
down the street, down the bliss

Madre – (rap) Attenta al pus, non puoi sbagliare,
sono tua madre e non mi devi tradire.
Tira i capelli fino a strapparli
stretti, lisciati, prossimi a morire,
ti voglio a scuola tra le alunne speciali
il mondo, lo sai, è un collegio femminile
brucia i desideri se vuoi essere la prima.
Graffia a sangue chi ti sussurra
“Quanto ti amo” e intanto ti spoglia.
L’amore si fa quando si è alla pari
Prendere o lasciare. Non c’è altro da dire.
Sei una preda, ma non farti mangiare
sotto le stelle,dentro la notte,
dentro il tuo corpo, senza rispetto,
poi se ne vanno e non si girano a guardare
persa, sola, gonfia di pus, hanno già dimenticato
già sostituito, number two, tree, four.
wanderin’, wonderin’, looking for the next.

Udo – Sista sista, segui la pista

Madre – Attenta al pus, attenta al pus

Padre – (Alla Madre. Il beat si arresta) Stai parlando di me?
Ti penti di avermi amato, di aver avuto figli?

Madre – Ci hai distrutto la vita!

Padre – Che? Quando?

Madre – Non ricordi niente, non capisci niente.

Padre – Che c’è da capire? I figli si fanno e basta. E per questo servono le donne…

Madre – E quante ne vuoi ancora da picchiare, offendere, tradire? (riprende il beat)

Padre – (rap)Let it go. What? Let it go. What?
Io ti amavo ma tutto passa, tu lo sai bene e lo dice anche la Bibbia
Sei una grande donna, quella che ha studiato,
quella indipendente, che lavora, che vive da sola
Un uomo come me, a te non dice niente.
Allora vattene, esci dal villaggio
trova la tua strada prima che sia tardi
voglio riposarmi, voglio risposarmi
essere felice per l’ultima stagione
arriva il giorno che hai tanto sperato
ma forse non è proprio come l’hai desiderato.
Right or left, life or death,
lontana da me, lontana da me.

(Tutti riprendono a “rappare” con un ritmo sempre più agitato, e contemporaneamente)

Udo – Sista, sista, questa è la pista.

Madre – Attenta al pus, attenta al pus.

Padre – Lontana da me, lontana da me.

(ripetono il loro hook in modo sempre più frenetico, quasi una danza tribale.
Aki si alza lentamente togliendosi gli abiti della dea e gli accessori. Rimane seminuda, mentre dalla sua gola esce un urlo primordiale che, come un vento, fa cadere Udo a terra e strappa le maschere degli uccelli)

BUIO

Voce di Roli – A volte vado con la corrente
a volte controcorrente
fino a quando mi porterà la marea
Abbandono la presa come le foglie cadute
Mi lascio andare sognando
mentre l’acqua mi trasporta
mi deposita qualche attimo su una riva tranquilla.
La mia vita fluttua verso il nulla
non voglio più ostacoli
stendo le mani per raggiungere
solo ciò che posso avere
ma non voglio più annegare…
perché la mia è una vita che fluttua.

(In scena Ross e Roby, poi Aki)

Ross – Dove siamo? Dove mi hai portato?

Roby – Ricominci?

Ross – Dimmelo!

Roby – E’ il delta.

Ross – Che delta?

Roby – Il delta del Niger.

Ross – E perché siamo qui? Perchè abbiamo lasciato il nostro mondo?
Perché venire a morire sul delta?

Roby – Te l’ho detto.

Ross – No, non l’hai detto.

Roby – I nostri antenati vengono da qui.

Ross – E allora? Che idea stupida! Domani partiamo. Anzi, partiamo adesso.
Parto da sola, subito!

Roby – Si, vai pure.

Ross – E se non riuscissi a respirare, se perdessi l’orientamento, se le ali… oddio non lo posso dire… oddio… andare in pezzi, una piccola cosa squarciata, in fondo al mare…

Roby – Okay, andiamo insieme.

Ross – Ora?

Roby – Ora.

Ross – Non sono pronta… no, impossibile.

(entra Aki, con aria assente, barcollando)

Aki – Un suono misterioso come la notte,di sicuro niente di buono.
Guardo a Ovest, nel buio,ma sono troppo cieca per vedere. Yo Yo! Yoh!
Devi andare, questo dicono gli uccelli notturni.
Devi partire come noi, senza paura. Dicono questo?
Ma quale sicurezza può venire dalla predizioni? Yo Yo! Yoh!

Ross – (solleva le ali più volte) Partire così senza un volo di prova…

Aki – Partire così, senza sapere dove andare… lasciare la mia terra…
L’Africa è un feto gigantesco, che pulsa dentro tutti noi,
proprio qui, nella pancia, in uno spazio di liquidi e ombre,
mistero nel mistero. Pezzi di cuore, lingue, mani giunte, mani che uccidono,
bocche impazzite, sensuali, inaridite, occhi ciechi, invidiosi, sognanti, occhi
d’ acqua e di sabbia, occhi senza occhi, quel che resta degli occhi, di uno sguardo d’amore.

Roby – Stare… andare… è solo un gioco.

Ross – (agitata) Il mare sotto di noi… solo il mare…

Roby – Il mare e noi due che torniamo a casa. Andiamo?

Ross – Andiamo!

(Roby e Ross si arrampicano sulle scalette e mimano l’azione di volare, con grida di gioia. Escono di scena. Aki, da sola, mima l’azione di camminare, rimanendo però di spalle al centro della scena)

Aki – Dov’è un luogo che potrei chiamare mio? Cammino con attenzione per non cadere, ma la strada è stretta e piena di spine…
In-mi-grant.dietro di me sento i sussurri pieni di disprezzo e di odio… ma io vi prego… datemi la possibilità di vivere… Richiede coraggio attraversare il mare con vestiti lievi e piedi nudi, volare verso l’Eldorado… madre padre, fratelli, amanti lontani per sempre, già oltre l’orizzonte…
In-mi-grant… sto nascendo di nuovo, ho i dolori di un parto straziante, (si ripiega su se stessa) mi raccolgo bagnata di sangue e mi asciugo con bende strappate dai miei vestiti leggeri. E’ tutto quello che ho., ma forse non basta.

(gli uccelli rientrano, la circondano)

Ross – Vieni, non è difficile.

Roby – Alza la testa, solleva le spalle, muovi le braccia…

Aki – Ma sono appena nata!

Ross – Che notizia!

Roby – Congratulazioni!

Aki – Ho paura.

Roby – Impossibile, sei nata da poco!

Ross – Non hai avuto il tempo di…

Roby – Di niente! E’ tutto nuovo.

Ross – Su, andiamo!

(la avvolgono nelle loro ali e la spingono in avanti. Sullo schermo il video di Roli Hope Odeka, nel suo costume bianco con le ali, che recita: Solemn edited)

Fine

Opere di Roli Hope Odeka:
Revenge of a Child (autobiografia)
Reviving Echo (raccolta di poesie)
Twilight dreams Opera (con la Bulgaryan Simphony Orchestra)