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La portantina

Questo testo, originariamente radiofonico, fu uno dei finalisti del premio italia della rai. in seguito, nella versione teatrale, e’ stato inserito nello spettacolo assaggi di scrittura

Personaggi

Pepi – (1° Servitore)
Diodato – (2° Servitore)

(Simili nell’aspetto, indossano abiti settecenteschi, ma sono piuttosto trasandati
La scena è costituita da un fondale di cartone dipinto, sostituito da altri a seconda delle necessità e senza troppi problemi, come nelle recite scolastiche. I personaggi sono due servitori che trasportano una portantina chiusa con un misterioso personaggio all’interno, probabilmente di altissimo rango. Il trasportato comunica con suoni comprensibili solo dai due servitori e non è mai visibile al pubblico. )

Musica: We will rock you (Queen)

PARTE PRIMA

(I due entrano con la portantina, accaldati e ansanti. La musica dei Queen scandisce i loro passi)

– Possiamo rallentare. Ho buttato gli avanzi e chiuso il vetro.

– Sempre uguale.

– Vedi niente?

– Forse s’è addormentato.

– Fermiamoci.

– Si sveglierebbe.

– Basta far finta di camminare.

– Tanto vale camminare.

– E’ il principio che conta.

– Quanto manca per arrivare in città?

– Non so. Dovrei guardare la mappa.

– Che aspetti?

– Adesso no; è infilata sotto la parrucca.

– La prossima volta la terrò io.

– Tu? Non farmi ridere.

– Fermati un istante: devo sbottonarmi la livrea.

– Siamo in salita. Non posso fermarmi.

– Muoio di caldo. Dove hai messo gli occhiali da sole?

– Sotto gli alamari.

– Che alamari, maledizione?

– I miei. I miei occhiali stanno sotto i miei alamari.

– Miei, mio, non sai dire altro?

– No.

– Un tempo non eri così, Pepi.. Eri dolce, romantico, mille premure per me.

– Un tempo non ti conoscevo bene.

– Ma perchè, cosa avresti da rimproverarmi? Non faccio il mio lavoro come lo fai tu? Se non ci fossi io, Pepi, questa portantina dovresti trascinarla tutto solo, senza scambiare una parola, senza litigare.., ma ti rendi conto di quello che rappresento per la tua vita?

( colpi leggeri sul vetro della portantina)

– Pepi?..

– Ssst! Fai finta di niente.

(come sopra, più forte)

– Pepi…

– Sta’ zitto, cerchiamo di arrivare in cima alla salita.

– Ma se chiama vuol dire che gli serve qualcosa… Hai mai pensato a quello che succederebbe ai miei bambini se perdessi il posto?

— Tu non hai bambini.

– E con questo? Non me ne vorrai fare una colpa!

(Colpi fortissimi )

– Fermarsi. Adesso piano…depositare.. Apri lo sportello.

– Dopo di te, Pepi.

– Apri quel dannato sportello!

(velenoso) E va bene!

(Traffica intorno alla maniglia, apre la porta dal lato nascosto al pubblico. Il trasportato emette gorgoglii indistinti, quasi una serie di pernacchie modulate, più o meno interpretabili a seconda della forza con cui vengono emesse. All’apertura della porta, violenta reazione sonora di protesta da parte dell’ invisibile personaggio)

– Eccellenza…

(gorgoglìo)

– Si, Eccellenza….

(c.s.)

– Sono mortificato, Eccellenza.

(c.s.)

– Subito, Eccellenza. (al secondo) Muoviti, prendi l’imbuto.

– Quale imbuto?

– Quello piccolo. Sua Eccellenza vuole solo bagnarsi le labbra. (Il secondo traffica con la sua divisa, cercando qualcosa)

(gorgoglio)

– Perdoni, Eccellenza, il mio aiutante è nuovo, a volte è più un peso che altro.

(porge un ventaglio) Ecco. Va bene?

– Ma cosa hai capito? Imbuto, ho detto i—m–b–u—t—o.

– Imbuto.. E dove pensi che possa trovarlo?

– Non vedi che pende dalla tua giarrettiera?

(gorgoglio)

– Si, Eccellenza, verrà severamente punito non appena saremo arrivati al castello..

– Tieni l’imbuto.

– Da’ qua. Prendi la tanica con l’acqua.

(esegue) Pronto..

(gorgoglio)

– Si, Eccellenza, apra bene la bocca….così…grazie. (al Secondo) Versa l’acqua nell’imbuto e attento a non bagnare Sua Eccellenza.

— Si, Pepi.

(rumore di un’abbondante massa d’acqua che cade in una cisterna.)

– Basta così.

(gorgoglio)

– Solleva i piedi di Sua Eccellenza, mentre io asciugo il predellino.

– Subito..

– E i guanti?

— Che guanti?

(con voce di chi si controlla a stento) Devi infilarti i guanti per toccare le scarpe di Sua Eccellenza!

(angosciato) Adesso li cerco… (fruga affannato tra le sue cose)

(gorgoglio)

– E’ stato assunto per concorso, Eccellenza, come tutti noi, ma Lei sa, Lei conosce il mondo, Lei potrà giudicare senza che io…

(gorgoglio)

– Bene, ripartiamo immediatamente. Ecco scusi, così, perfetto. Metto la sicura… (sbatte con violenza lo sportello)

– Non stanno neppure nella sacca; devo averli persi quando sono caduto nella pozzanghera.

– Non servono più, ho fatto tutto da solo.

– E adesso? Mi denuncerai?

– Non lo so, devo pensarci.

– Oh ti prego Pepi, oh ti prego….

– E in quale punto del regolamento sta scritto che tu debba passarla sempre liscia?

– In nessuno, Pepi…Oh, Pepi, permetti che ti baci la mano..

– Ma che ti salta in mente? Lasciami… (schiocco di bacio) Che schifo!

– Te lo dovevo! Un altro…

— Smettila!

— Non si dica che non sono riconoscente… (schiocco di bacio)

– Basta!

– Pepi…

(segue una pantomima con un misto di baci e pugni, interrotta da colpi imperiosi battuti sul finestrino della portantina: i due si arrestano ansanti.)

– Pare che ci siamo detti tutto

– Dov’è la mia parrucca?

– Su quel ramo.

– No, è la sacca portapranzo.

– Ma è bionda!

– Gialla.

– Ondulata?

– Vado a prenderla.

– Lascia: troppa fatica.

(Colpi furiosi al finestrino. I due scoppiano a ridere, ma la risata del Secondo si trasforma in un pianto disperato.)

– Che fai?! Diodato, che ti prende?

– Non ne posso più, Pepi, sono stanco.

(Colpi fortissimi, come se l’Eccellenza stesse per sfondare la porta)

– Vieni, ne riparleremo per strada..

– Come vuoi..

– Ci sei?

– Aspetta, mi soffio il naso.

— Allora, pronti?

– Pronti.

– Oh, issaaa!… (escono impettiti con la portantina)

Breve stacco musicale
(Rientrano più affaticati dalla quinta opposta a quella di uscita, come se avessero percorso un lungo tratto di cammino)

– Poco fa mi hai chiamato per nome… Era la prima volta.

– Non sopporto di veder piangere la gente.

– Ho smesso.

– Sono inchiodato da vent’anni a questa portantina; si Eccellenza, no Eccellenza, sono mortificato Eccellenza…

– Eh, Pepi, sei un artista nel tuo campo.

– Non hai capito niente.

– Di che?

– Il mio dramma.

– Il tuo dramma?.

– Non sapere perchè si fanno certe cose e farle nel miglior modo possibile.

– Per lo stipendio?

– Macchè.

– Per il dovere?

– Dovere verso chi?

– Non so, se mi dai tempo posso rifletterci su con calma.

– Non c’è bisogno. Ormai mi è tutto chiaro. (pausa) Sai prendere una decisione?

– Tu che ne pensi?

– Vorrei che ti concentrassi, Diodato.

– Ci fermiamo?

– Fermarci? Allora sei proprio un idiota senza speranzal Per nessun motivo deve accorgersi che qualcosa non va.

– Ma chi?

– Lui.

– Sua Eccellenza?

– Non chiamarlo così, impara a non chiamarlo più così.

– Sei sicuro?

– Guardati bene intorno.

(breve silenzio) Il burrone.

– E che razza di burrone.

– Un signor burrone.

– Guarda i suoi spuntoni aguzzi, amico mio, tendi l’orecchio alle voci di libertà che salgono dal fondo.

– Non posso, soffro di vertigini.

– Guarda.

– Mi gira la testa..

– Saremo liberi, Diodato, liberi..

– Non ti seguo, Pepi.

– Stavolta non c’è bisogno che tu capisca. Lasciati guidare da me. O non ti fidi?

– Ti ho mai parlato della mia infanzia?

– Smettila di fare il bambino.

– Bene.

– Ci stai o no a farlo secco!

– Ci sto.

– Così mi piaci, deciso, volitivo.

– Grazie, Pepi.

– Adesso prepariamo un piano d’azione.

– C’è da crepare dalle risate.

– Zitto un momento. Devo riflettere.

— Chi faremo secco, Pepi?

– Ah, sei un sadico vecchio mio. Vuoi che te lo ripeta, vuoi gustarti la tua avventura fin dalla prima goccia… il sapore, l’odore, il colore della libertà. Raccogliti, Diodato, e ascolta il tuo Pepi che ti dice, due punti, virgolette..

– Virgolette…

– Fra poco Sua Eccellenza sarà un mucchietto di polvere in fondo al burrone.

(Diodato sobbalza e fa inclinare la portantina. Cercano disperatamente di ritrovare l’equilibrio, mentre il trasportato bussa con violenza e emette suoni inauditi)

– L’hai svegliato, maledetto idiota!

– Sono scivolato sulla ghiaia.

– Me ne sono accorto.

– Pensavo: “Hai mai visto una ghiaia così azzurra?” No, grazie, proprio mai. E sono scivolato..

– Hai paura. Farò tutto da solo.

– Tutto sommato, non so darti torto.

– Ma… chi crederà che te ne sei stato con le mani in mano a guardare senza muovere un dito?

– Nessuno?

– Ci sei già dentro

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