testi

La vita secondo John Cusack

di Paola Moretti

Personaggi


Una Donna

Una Ragazza

John

La scena: un cortile recintato con una siepe di plastica scolorita.
Una sedia, una sdraio aperta, una piscina per bambini, un innaffiatoio e una scopa.
Altri oggetti colorati come palle, secchielli e palette, sembrano indicare che
lo spazio è/era abitato da un bambino)

(La Ragazza è in costume da bagno nella vasca di plastica e manovra un innaffiatoio come fosse una doccia. Un paio di jeans e una camicetta sono appoggiati sulla sedia e su di essi c’è un tablet. La ragazza ascolta la canzone Hotel California degli Eagles e canta sulla musica ad alto volume)


Ragazza – (canta il refrain)
Welcome to the Hotel California
such a lovely place
such a lovely face
Plenty of room at the Hotel California
any time of year
you can find it here
(Scuote i capelli con forza, mentre la Donna, che indossa un antiquato abito estivo con una pesante sciarpa e gli occhiali da sole, entra trascinando un trolley a cui sono attaccate molte buste di plastica piene di provviste e indumenti)

Donna – (le fa cenno di abbassare il volume)

Ragazza – (esegue controvoglia) Che c’è?

Donna – Che stai facendo?

Ragazza – Non lo vedi?. (esce dalla doccia e spegne il tablet)

Donna – Non potevi aspettare?

Ragazza – Aspettare che?

Donna – A lavarti. E’ acqua sporca.

Ragazza – Ne avevo bisogno.

Donna – Ci sono due bagni qui. Forse tre. E la piscina sul retro

Ragazza – (ironica) Come no…

Donna – Neppure siamo entrate
non siamo ancora entrate e già tu sei pronta a giudicare,
già è tutto negativo, sbagliato.
Ragazza – Che senso ha venire qui?
Avevi parlato di vacanze!

Donna – E’ una casa al mare,
mi è sembrata giusta per noi…
forse troppo grande
sì, un po’ troppo grande
ma non è un difetto, no?

Ragazza – Ci sarà stata una foto, una recensione
potevamo cercare insieme.

Donna – Era l’unica disponibile.

Ragazza – Ma chi ci viene qui?

Donna – Non importa chi ci viene
quello che fanno gli altri non mi interessa.
Su, entriamo
Ragazza – Mi avevi promesso una vacanza al mare

Donna – Siamo al mare,
anche se non si vede.
Dietro le dune c’è il mare

Ragazza – Perché non hai preso una casa sulla spiaggia?

Donna – Per fare che? Tu non vai in spiaggia.

Ragazza – (aggressiva) Lo so che non posso andare in spiaggia.
Credi che mi diverta non andare in spiaggia come tutti?

Donna – Ho detto questo?

Ragazza – Perché mi hai portato qui?
Sei malata? Devi dirmi che hai il cancro o roba del genere?

Donna – Su, entriamo

Ragazza – Ma’… mi hai sentito?

Donna – Nessun problema, sto bene. Vai a vestirti.

Ragazza – Perché?
Perché devo vestirmi? (pausa)
Aspetti qualcuno?
Dai, sarebbe uno scoop
Non è venuto mai nessuno da noi.

Donna – Perché tu non sopporti la gente.
Hai da ridire su tutti

Ragazza – Tutti? Chi sono tutti?
Noi non abbiamo amici
Non abbiamo parenti
Niente di niente

Donna – Ti mancano?

Ragazza – Non posso saperlo.
Dimmelo tu.

Donna – Io non so che farmene.
Ma forse tu ne hai bisogno
E’ possibile no?
Insomma basta andarli a cercare nel loro buco
non è un problema.
Li ho invitati ai tuoi compleanni
sì, qualche volta penso di averlo fatto,
ma te ne sei stata lì seduta
in silenzio, con le orecchie tappate
Adesso vuoi una festa famigliare?
E’ questo che vuoi? (pausa)
Lo capisco, è giusto

Ragazza – Non sono stata in silenzio!
Ci ho provato
ma neppure mi guardavano
i tuoi parenti
per loro ero invisibile.

Donna – Dire e poi negare
il solito sistema
per farmi sentire in colpa.
Ti porto al mare
in vacanza
E neanche questo ti dà pace

Ragazza – Falla finita, ma’.
Ne parliamo domani. Anche tu sei stanca, no?

Donna – (tra sé) Sicuro che la faccio finita.

Ragazza – Cosa?

Donna – Niente.

Ragazza – Lo so che mi detesti,
che pensi a come liberarti
di questo peso inutile.
Siamo venute qui…
un viaggio infinito
per ripetere le solite cose…
Allora è meglio se andiamo via, torniamo a casa.
Ho bisogno di sapere che non siamo sole
che se voglio posso vedere qualcuno che non sei tu
Lo capisci?

Donna – Non restare con il costume bagnato

Ragazza – Mi ascolti?
Ti sto parlando
Sto parlando con te

Donna – Su, cambiati.
Vado a preparare la cena

Ragazza – (trasale) Zitta… Hai sentito?
Hai sentito?
C’è qualcuno là dietro.

Donna – Dove?

Ragazza – Dietro la siepe

Donna – Là dietro?

Ragazza – Zitta!

Donna – E’ il mare.

Ragazza – (le strappa di mano il trolley, lo mette a terra e ci sale su per guardare meglio, facendosi schermo con la mano) Non vedo niente. Passami gli occhiali.

Donna – I miei? I miei occhiali da sole? (glieli porge)

Ragazza – (tende una mano senza guardare) Dammeli! (li afferra, le sfuggono di mano, la Donna li raccoglie. Le azioni si ripetono più volte, finchè la Ragazza si china verso la Donna che glieli pone sul viso)

Donna – Ecco. Allora?

Ragazza – (scruta attentamente) Niente. Se n’è andato.

Donna – Ma chi poteva essere?

Ragazza – Non lo so. Un’ombra. Un ladro.
Un maniaco

Donna – Sei sicura?

Ragazza – Ci spiava. Andiamo via

Donna – Magari era un vicino

Ragazza – Non ci sono vicini.
Non così vicini

Donna – E’ un posto tranquillo.
C’è un sistema di allarme.
Le telecamere… un cancello
un custode, una guardia giurata
la polizia con i cani
ecco avrai visto un agente di servizio
Su, scendi… scendi!
(la Ragazza scende dal trolley, si toglie gli occhiali e li getta a terra.
La Donna li raccoglie)

Vieni, entriamo
Hai fame?

Ragazza – Hai portato i miei… ?

Donna – Sì. Te li prendo.
(La Ragazza si riveste e si distende sulla sdraio, girandosi di frequente a guardare la siepe. La Donna apre una borsa frigorifero, tira fuori alcuni vasetti di omogeneizzati. )

Ragazza – Li hai messi nel frigo? Lo sai che non li mangio freddi.
Lo fai apposta? Vuoi farmi morire?

Donna – Ho messo le cose come venivano.
Le valigie non riesco farle, non so cosa portare
specie in queste situazioni così…
flessibili

Ragazza – E adesso cosa mangio? Cosa mangio?

Donna – Li riscaldo, ci vuole un attimo.

Ragazza – Non importa. Dammene uno.

Donna – Quale vuoi?

Ragazza – Uno qualsiasi.

Donna – Formaggino… (lo apre, glielo porge)

Ragazza – (lo prende con le due mani) Cucchiaio? (la Donna fruga nella borsa con ansia. Poi si ferma e la guarda senza parlare) Non fa niente. (affonda un dito nell’omogeneizzato e lo lecca) Tanto io sono una disgraziata. (divora in due bocconi il contenuto)

Donna – (meccanicamente) Ma-no-ma-no-che-dici

Ragazza – Quando ero piccola mi chiedevo
cosa si potesse provare ad essere come te, ma’.
a sentirsi grandi, vecchi, con la vita ormai definita,
irreparabile.
Un incubo che avevo dentro, ma senza paura,
tanto ero convinta che non mi sarebbe mai capitato,
che i tempi del cambiamento sarebbero stati talmente lunghi
da non raggiungermi mai.

Donna – (con due vasetti in mano) Pera o pesca?

Ragazza – Mi ascolti?

Donna – Ti ascolto. Come no
Pera o pesca?

Ragazza – Una volta ho visto due ragazze che uscivano da scuola.
Erano felici, facevano progetti
Tutto aveva un senso.
Essere normali e progettare

Donna – (continuando a frugare nelle borse ha trovato il cucchiaio, emette un piccolo sospiro di trionfo, poi si ricompone nell’indifferenza) Cosa progettavano?

Ragazza – Non lo so. Non riuscivo a sentire.
Non importa.

Donna – E come fai a dirlo?

Ragazza – Cosa?

Donna – Che erano felici

Ragazza – Non capisci?

Donna – Che c’è da capire? Due ragazze. Uscite da scuola

Ragazza – Parlavano e ridevano.

Donna – Parlavano e ridevano. (con i due vasetti) Quale vuoi?

Ragazza – Erano su un’isola deserta,
con un mare calmo intorno, una pace assoluta.
(lascia cadere il vasetto vuoto che rotola. La Donna lo ferma con un piede)
Io questo vorrei. Una felicità di cose da niente,
sicure, uguali, un niente così grande da…
ma perché te ne parlo, non ti interessa.
(la Donna fa rotolare fino alla Ragazza un altro vasetto. Fa il gesto
di inviare anche il cucchiaio con lo stesso sistema, poi ci ripensa e lo rimette in borsa.
La Ragazza cerca di aprire il vasetto, ma sembra non avere forza.
Lascia cadere l’omogeneizzato che rotola, entrambe ne seguono con lo sguardo il percorso)

Vieni qui, ma’.
Siediti vicino. Per favore.
(La Donna prende cucchiaio, raccoglie il vasetto e trascina una sedia accanto alla Ragazza.)
Asciugami i capelli. Ho freddo.
(la Donna si toglie la sciarpa con riluttanza e con grande lentezza le tampona i capelli. E’ chiaramente un gesto che ha fatto molte volte, forse un tempo con grande cura, ma ora sembra distratta, non interessata)
Allora perché siamo qua? Me lo vuoi dire?
Forse volevi restare da sola, ma non ne hai avuto il coraggio.
I tuoi soliti sensi di colpa.
Lo so come sei.
Un tempo sparivi per giorni,
mi lasciavi all’improvviso
e pensavo che non saresti più tornata,
che avessi un amante segreto.
Ma no, tu non hai bisogno di nessuno
non te ne faccio una colpa
sei così e basta.
(La Donna finisce di asciugarle i capelli con cura, si rimette la sciarpa intorno al collo, apre l’omogeneizzato)

Donna – (la imbocca) Dobbiamo parlare.

Ragazza – Stiamo parlando

Donna – Parlare sul serio. Devo dirti una cosa…

Ragazza – Noi due
siamo stanche una dell’altra.
Lo sappiamo no?.
Che c’è di male? E’ durata fin troppo.
E’ ora che me ne vada. (la Donna la imbocca)
Voglio la mia indipendenza. Tu vuoi la tua.
Va bene, è normale, ovvio
Se mi hai portato qui per questo…
te lo potevi risparmiare
(tira la sciarpa della Donna e con essa si pulisce la bocca,
molto lentamente.)

Un viaggio inutile…
come tutto quello che fai
Suono di un campanello.
(La Ragazza si alza di scatto.
Guardano entrambi verso le quinte ma in direzioni diverse)


Donna – Chi può essere?

Ragazza – Hai invitato qualcuno?

Donna – A quest’ora? Ma ti pare…
Più tardi, sì più tardi è possibile che…

Ragazza – Ti metti a invitare gente in questa situazione?
Siamo in condizioni di ricevere visite?
Proprio all’ora di cena,
mentre il cibo è servito e stiamo pregando intorno al tavolo?
(suono di campanello)

Ragazza – Non rispondiamo, zitta, non farti sentire

Donna – Sarà un vicino,
qualcuno che ci ha visto arrivare e ha portato un cesto di benvenuto.
Ma ancora non possiamo ricevere visite…
Non abbiamo niente da offrire, niente da mostrare.

Ragazza – Non aspettavi altro, vero?

Donna – Ho mai detto questo? Eh, ho detto questo?

Ragazza – Neppure siamo entrate in casa,
neppure abbiamo disfatto le valigie
e già qualcuno si presenta a spiare, origliare,
a scaricare i suoi cesti di benvenuto!
(suono di campanello)

Ragazza – Vai ad aprire. Lo sanno che stiamo qui.

Donna – Vai tu, senti cosa vogliono.

Ragazza – Mettiamo subito le cose in chiaro
Non abbiamo bisogno né di cesti né di visite di cortesia.
Né ora né mai
(suono di campanello)

Ragazza – (urla) Non c’è nessuno!

Donna – (urla) Andate via!
(suono di campanello prolungato)

Ragazza – (alla Donna) Aiutami!
(prende una busta di plastica e cerca di scagliarla verso le quinte, ma sembra non avere la forza sufficiente nelle mani. La Donna interviene facendo roteare e cercando di gettare fuori scena le buste piene di indumenti. Non riescono nel loro intento, la Ragazza per mancanza di forza e la madre di coordinazione, tutto quello che usano per respingere un eventuale pericolo torna indietro dall’alto o dalle quinte, fino a quando tutta la scena è colma, quasi tramutata in una discarica. Alla fine la Donna e la Ragazza si fermano esauste)

Donna – Se ne sono andati.

Ragazza – Torneranno

Donna – Non torneranno. Per ora

Ragazza – Come fai a dirlo? Aspettavi qualcuno.
Aspetti sempre qualcuno.
A forza di immaginare che qualcuno stia arrivando…

Donna – (guarda desolata il pavimento ingombro)
Guarda che caos… sono pazzi là fuori
non dobbiamo più provocarli, lo capisci?
Saremo gentili con loro, accoglienti.
Domani vado ad invitarli
(comincia a raccogliere ed accatastare, ma senza risultati)

Ragazza – Cosa? Vorresti farli entrare?
Ci potrebbero uccidere…

Donna – Ma no, e poi non staremo molto…
solo il tempo necessario

Ragazza – A fare che?

Donna – Cosa?

Ragazza – Il tempo necessario a fare che?

Donna – (elude le domande continuando ad accatastare)
Non si può dormire in mezzo alla polvere
potrebbe tornarti l’asma
Tu riposati, ci penso io
Anzi è meglio che entri
E’ pieno di insetti
hai la pelle delicata,
diversa dalla mia.

Ragazza – Si, che novità.

Donna – Non volevo dire…

Ragazza – Volevi dire che è diversa.

Donna – In senso positivo.

Ragazza – Diversa e basta. Non c’è positivo e negativo.

Donna – E’ una pelle bellissima
gli insetti ne sono attratti
come per le rose…

Ragazza – Oddio, sta’ zitta.

Donna – E’ insopportabile
che noi due non si possa parlare
insomma
che non si possano dire le cose come…
così come vengono
senza schemi, vere, dirette,
parole semplici, come fa la gente
normale
diciamo così, normale, niente di più
e alla fine vedi quello che è successo
a noi due
sono rimaste solo mezze parole
senza significato
e quando morirò…

Ragazza – Potrei morire prima io

Donna – E quando una di noi due morirà
lascerà questo mucchio
questo sciame
di parole spezzate
da rimettere insieme una per volta.
Ma che puoi capire,
tu pensi solo a te stessa
dai tutto per scontato
tutto per dovuto
Basta. Entriamo.


Ragazza – Io dormo qui

Donna – Cosa? Non puoi dormire qui
Non puoi farmi questo.
(cerca di trascinarla)
Vieni, andiamo dentro.

Ragazza – No! (si libera )
Hai detto che arriverà qualcuno
Chi? Quando?
Perché deve arrivare?
I tuoi piccoli stupidi ricatti.
E se davvero qualcuno dovesse arrivare
noi chiudiamo il cancello
e ce ne andiamo a dormire?
(ascolta) Lo senti? Hai sentito? Un sibilo
un lamento… un respiro…
Vai dentro, io resto qui

Donna – Resti qui?
Ti prendo una coperta.
Ti metti sulla sdraio? Sì?
Vuoi l’elastico per i capelli? Si?
Vuoi la crema?
Vuoi un cuscino? Si?

Ragazza – Vattene, lasciami in pace!

Donna – Mi chiami se hai bisogno? Sì? Tanto io non dormo. ( La Donna si gira, fa pochi passi e rimane immobile, come fosse uscita di scena)
( La Ragazza si pone sulla sdraio, si accerta che la Donna sia inoffensiva, guarda varie volte in direzione della siepe. Infine accende il tablet . Il sonoro del film Serendipity si diffonde amplificato)
(dal film)

Lui – Come conosci questo locale?

Lei – Una volta sono entrata per il nome: Serendipity
Una delle mie parole preferite

Lui – Perché?

Lei – Giusto per quello che significa. Un fortunato incidente. Anche
se secondo me c’è solo il destino dietro

Lui – Tutto deciso dal destino?

Lei – Credo di sì

Lui – Tutto è predestinato? A noi nessuna scelta?

Lui – No, noi prendiamo delle decisioni. Il destino ci manda dei segni e dalla capacità di leggerli dipende la nostra felicità…
(continua)
Entra John, ha sulle spalle un piccolo zaino

John – (si avvicina alla Ragazza) Scusa… (più forte) Scusa! (la tocca leggermente) Permetti una domanda? Su, andiamo, lo so che mi ha sentito… (La Ragazza lo guarda freddamente, senza sorpresa) Stai vedendo un film? Anche io la sera non riesco a dormire se non mi sparo due o tre puntate di qualcosa
Ti piacciono le serie? Che guardi?
(Sbircia sul tablet) Non ci posso credere… Serendipity? (La Ragazza chiude il dispositivo) Stai guardando Serendipity? Ma dai…
Lo so a memoria… mi piace John Cusack… gli assomiglio un po’, così dicono… forse i capelli o gli occhi brillanti… il modo di camminare… anche quell’altro film … quello dove faceva il controllore di volo… te lo ricordi? Adesso non mi viene il titolo… (velocissimo, imitando Cusack) 2629 riduci la velocità con oggetto a ore due tre miglia est sudest a 3000 piedi turbolenza di scia vira 20 gradi a sinistra continental contatta torre di New York gomma da masticare gomma da masticare quattro dentisti su cinque consigliano gomma da masticare… (aspetta un segno di incoraggiamento che non arriva.) Insomma… hai capito quale… non mi viene il titolo… aspetta… Falso tracciato!! Sì, te lo ricordi?
(pausa)
Abiti qui? Volevo dire…
Insomma conosci la zona, la strada per il mare… Mi sono perso, ho bisogno di…

Ragazza – Perché stai facendo questo?

John – Sto facendo cosa?

Ragazza – Entrare senza permesso, forzare il cancello.

John – Oh andiamo, il cancello era aperto.

Ragazza – Stai dicendo che ti ho invitato a entrare?

John – Non è questo il punto

Ragazza – Il punto di cosa?

John – Su, dai, non funziona così

Ragazza – Non funziona cosa?

John – Ma cos’è una specie di gioco? Un rituale o roba del genere?

Ragazza – Di che roba parli?

John – La ragione per cui sono qui.

Ragazza – Sei qui per una ragione?

John – Vuoi una password? Che devo dire?

Ragazza – Che vorresti dire?

John – Qual è la domanda giusta?

Ragazza – Quella diretta.

John – Qual è questa domanda?

Ragazza – Perché sono venuto qui?

John – Ok. Perché sono venuto qui?
Forse è il destino
Forse mi hai chiamato telepaticamente
forse vuoi fare qualcosa con me

Ragazza – Tu vuoi fare qualcosa con me?

John – Perché… per te andrebbe bene?

Ragazza – E andrebbe bene per te?

John – Insomma… dipende da quello che vuoi fare tu.
Ma… ma se nemmeno so di che stiamo parlando…

Ragazza – Perché non dici quello che vuoi fare?

John – Non lo so… forse c’è qualcos’altro.

Ragazza – Vorresti che ci fosse qualcos’altro?

John – Oddio… perché non lo dici tu a me?

Ragazza – Devo proprio dirti tutto?
Non ho fatto mai niente di simile prima.

John – Simile a che?

Ragazza – A questa cosa. Accogliere qualcuno così… un estraneo

John – In realtà… non voglio essere accolto

Ragazza – Rilassati, disse il portiere di notte
siamo programmati per ricevere
e puoi uscire dal cancello quando vuoi
ma non potrai mai andartene…

John – E’ una minaccia?

Ragazza – E’ solo una canzone. Perché ti agiti?

John – Perché mi sono perso,
perché non so cosa vuoi da me
Ragazza – Per entrare in questa specie di famiglia,
hai bisogno di un permesso.
Al momento non abbiamo un regolamento preciso
la faccenda è ancora un po’ libera.
Qual era la domanda?

John – Dov’è il mare.

Ragazza – Di là… oppure di qua… puoi scegliere la strada che preferisci

John – La migliore, la più breve…

Ragazza – Non lo so. Non c’è.

John – Va bene, ho capito.

Ragazza – Mia madre mi ha portato qui stamattina,
ancora neppure sono entrata in casa,
neppure ho disfatto le valigie.

John – Tua madre… oh andiamo…

Ragazza – Oh andiamo, sai dire solo -oh andiamo-

John – Puoi dire: sono venuta con mia madre,
l’ho accompagnata al mare…

Ragazza – Dovrei dire così? Non credo
Le parole devono essere precise
Io non l’ho accompagnata
l’ho seguita, mi ha trascinato,
ha detto che era una vacanza

John – Comunque io sono John. E tu?

Ragazza – Io che cosa?

John – Il tuo nome.

Ragazza – Perché dovrei dirtelo?
Neanche ti conosco…

John – Se è un problema non importa

Ragazza – Nessun problema.
Sciantel

John – Sciantel? (ride) Oh, andiamo… che nome è?
no, scusa… non volevo… (ride)
E’ che sembra un nome da fiction… da serie Netflix. Scusami
(cerca di prenderle una mano)

Ragazza – (si ritrae) Come ti permetti…
Ecco quello che succede
ad accogliere gli estranei in casa, in famiglia
(John la ignora e fruga nel suo zaino e poi tra i sacchi accatastati)
Si mettono a parlare a tuo nome, senza permesso,
Ti ho dato un’informazione e adesso vuoi cambiare la mia storia
con parole tue, prese chissà dove…
Mi dispiace, non è possibile.
E non toccare le valigie!

John – Hai qualcosa da mangiare?

Ragazza – (con espressione disgustata) Mangiare?

John – Una cosa qualsiasi.

Ragazza – Come sarebbe?

John – La prima che ti capita.

Ragazza – (esita, poi apre una busta, prende due vasetti di omogeneizzati e glieli porge)
Minestrina o mela?

John – Cosa?

Ragazza – Sono rimasti questi due. Quale vuoi?
Ti consiglio la minestrina

John – Mangi questa roba? Stai male?

Ragazza – (rimane dubbiosa, sconcertata. Poi si avvicina alla Donna) Sono malata? Lui vuole saperlo… (la Donna non reagisce, lei la scuote senza risultati) Su, svegliati! (a John) Finge di non sentire. Oppure me lo tiene nascosto. I soliti giochetti. Insomma, che ti devo dire, forse ho qualcosa che non va… (cerca le parole, si guarda le mani, le tende, le ritrae, fa una smorfia di dolore) Le braccia, le mani… credo che siano molto deboli, più del normale. Ma è solo una supposizione perché non posso fare paragoni… Potrei dire che mi scorre tutto tra le dita… va a terra senza che io possa trattenerlo … potrei dire che sono inadeguata. (la Donna si anima, prende una scopa e inzia a spazzare il pavimento)

John – Su, andiamo… che vuol dire? Non è una malattia.

Ragazza – E tu che ne sai?
Magari a te è andato sempre tutto bene.
Ho sbagliato a parlare. Sempre così.
Mi lascio andare e poi mi pento. Questo raccontare
di sé agli altri
una specie di vizio

John – Non c’è altro?
Una cosa vera da mangiare

Ragazza – (alla Donna) Ma’… (la Donna si irrigidisce)
C’è qualcosa di vero da mangiare?
(la Donna la guarda inespressiva) Per lui. Hai visto?
Alla fine qualcuno è arrivato.
( parlano tutti insieme, ognuno sulle battute degli altri)

Donna – Perché l’hai fatto entrare?

John – Il cancello era aperto.

Ragazza – Vuole mangiare una cosa vera

John – Un panino se c’è.

Ragazza – Vuole un panino.

Donna – Non c’è.

Ragazza – Perché io non mangio cose vere?

John – Se è un problema lasciamo stare

Donna – Come ha fatto ad entrare?

Ragazza – Il cancello era aperto

Donna – Era chiuso

John – Me ne vado, dai

Ragazza – Resta. Voglio che resti

Donna – Il cancello era chiuso

Ragazza – Vai dentro ma’ e prepara una cosa vera per lui

Donna – Chi è lui?

Ragazza – Non ti riguarda!

John – John Cusack, signora.

Donna – (alla Ragazza) Lo conosci? Da dove viene?

Ragazza – E’ americano.

Donna – Stavo andando a letto.
Devo rimettermi in cucina?
E’ questo che volete?

John – Posso fare da solo, grazie.

Ragazza – Hai sentito? Può fare da solo.
Non abbiamo bisogno di te. Dammi le provviste!
Dove hai messo le tue provviste?

Donna – (spinge una busta verso la Ragazza) Vuoi sprecare tutto per lui?

John – Ho creato un problema in famiglia…

Ragazza – Quale famiglia? Lei non è la mia famiglia!
Va’ a dormire, ma’. Vattene! (la Donna si gira, resta immobile)

John – (frugando nella busta) Preparo anche per te?

Ragazza – No, non importa

John – Possiamo andare da qualche parte, se vuoi

Ragazza – La smetti, si? Sono cose da dire?
Allora non hai capito niente!

John – Oh andiamo…

Ragazza – Non fai altro che giudicare, da quando sei entrato.
(lo imita) Come ti chiami? Che malattia hai?
E adesso vuoi portarmi da qualche parte…
Eppure lo vedi, sono chiusa qua dentro
non me ne posso andare.

John – Perché?

Ragazza – Cosa?

John – Perché non te ne puoi andare.

Ragazza – Io non sono adatta a vivere in questo paese. Vengo dal Nord.

John – Nord? Quale Nord?

Ragazza – Quello dei ghiacci, delle case di legno,
delle notti senza fine, delle luci verdi nel cielo…

John – Ah il solito. (le porge un toast che lei divora sovrappensiero)

Ragazza – Ho la pelle troppo bianca per questo sole, devo stare rinchiusa.
E poi i capelli, si spezzano. Qui si spezzano.
Non c’è niente che possa fare per…

John – Anche a me si spezzano

Ragazza – E no, John Cusack, non venirmi a raccontare queste storie.
Vogliamo fingere di essere uguali?
Non dico che deve importarti qualcosa di me
ma l’ipocrisia…
no senti
finiamola qui

John – (le porge altro cibo che lei prende e divora) Dimmi se ti piace

Ragazza – Io non vado da nessuna parte
da sola, poi…
Mi sembra già di sentire le urla…
Fermati!
Non uscire di qui!
Torna indietro finchè puoi!
Sei sola!
E cosa posso fare da sola?
niente,
nessun posto dove andare…
è un enigma là fuori

John – Vai al Nord, al tuo paese no?

Ragazza – Cosa? Allora proprio non capisci,
nemmeno ci provi…
(sussurra) Io sono stata adottata (indica la Donna)
Lei mi tiene prigioniera.

John – Il cancello è aperto.

Ragazza – Vuoi raccontare tu la mia storia?
(John le porge altro cibo che lei divora senza pensarci)
Si fa presto a parlare, eh, si mettono in fila parole a caso,
così come vengono,
bisogna stare nella vita degli altri
per capire

John – E’ quello che faccio sempre

Ragazza – Lo fai sempre? Non mi pare.
Forse perché dici: su, andiamo, via andiamo
andiamo quando, andiamo dove
credi che tutto sia possibile
ma per me non c’è nessun posto dove andare
Tu non sai che significa
essere abbandonati
tu che non fai altro che lisciarti i capelli
e sorridere con gli occhi brillanti
perché la tua vita è stata facile
sotto i riflettori e sui tappeti rossi
non lo puoi sapere, non te ne faccio una colpa
o si sa o non si sa
nasci da qualcuno che ti abbandona
se ne va e ti lascia lì
neanche si gira a guardare
va per la sua strada come fosse niente
anche se ti ha visto respirare
e tu eri così vicino da sentir battere il suo cuore.
Eppure se ne va.
Neanche ti è permesso morire
hai perso tutto e non puoi morire.
Viene qualcun altro
ti prende e ti porta via
e questo lo chiama amore
ti porta dove vuole
e lo chiama amore

John – (le porge un altro panino)
Oh andiamo, è ora che volti pagina

Ragazza – Alla fine qualcuno verrà per me
lo sto aspettando
mi porterà via

John – Un altro?
Ancora?

Ragazza – Questa volta sarà straordinario,
bello come un angelo,
mi prenderà per mano
e mi porterà via.

John – Vuoi me?

Ragazza – E tu vuoi me?

John – Ci devo pensare
Ragazza- Ci devi pensare? A che devi pensare?
Prima mi fai credere di…
Mi costringi a raccontare
cose personali… segrete
(si gira verso la Donna come per chiedere aiuto)

Donna – (si anima) Lascialo andare, non è della famiglia
Guarda come ti ha ridotto. Sei gonfia.

Ragazza – Sto bene

John – (a Donna) Sta bene!
(alla Ragazza) Quello che posso fare
è accompagnarti fino all’inizio del Nord
poi continui da sola.
Prendi le tue cose e andiamo via.
(pausa)

Ragazza – Mi piacerebbe ma…
sì, a pensarci lo vorrei veramente
ma… non sono nemmeno vestita per uscire
e le mie scarpe dove saranno?
(sorride in imbarazzo)
Eravamo appena arrivate
e i vicini ci hanno attaccato
volevano entrare per darci un cesto di benvenuto…
Vedi se solo avessi le mie scarpe
e l’elastico per i capelli,,,sì, potrei organizzarmi
Saranno in valigia o in qualche busta…
è una questione lunga
disfare le valigie
Ci vorrà un po’ di tempo
Un bel po’…
(pausa lunga)
Mettiamo… ma solo così, per dire,
che io venga con te…
Cosa… sì, cosa succede là fuori
cosa c’è di speciale?

John – Saresti libera di fare quello che vuoi
Vedi gente, posti nuovi, ti diverti, vai nei bar, cammini

Ragazza – E se poi non riesco a seguirti? (pausa)
Come cammini?
Fammi vedere
E’ solo per capire se ce la posso fare…

John – Come cammino? (sistema lo zaino, si mette le mani in tasca alla maniera di John Cusack e muove qualche passo) Non lo so, magari così. (cammina nel perimetro dello spazio, prima lentamente poi con velocità crescente)

Ragazza – Aspetta! (lo segue inciampando in borse e buste)
A me piace camminare…
Quando ero piccola uscivo di casa di nascosto
e me ne andavo in giro
Non avevo paura
tanto qualcuno c’era sempre per riportarmi indietro.
Una certezza così
ti dà coraggio. Non è vero, John?
Vedi? Abbiamo lo stesso passo
(John accelera)
Pensavo…
mi guideranno le stelle
Adesso non ne sarei più capace
Non mi sento più dentro me stessa
è terribile non essere in me stessa
(per stare al passo cerca di afferrare i vestiti di John))
Lo capisco che io non sono così
ma non so che fare
Una parte di me vuole dormire
e l’altra è sveglia … ma confusa
le piacerebbe essere felice
oppure non felice,
Un’emozione qualsiasi andrebbe bene
Invece niente.
non provo niente, mai
Magari se vengo con te…
è un tentativo no?
I miracoli accadono in un attimo
Non correre John
fermati!
(John si ferma di colpo e lei cade a terra.)

John – Ti sei fatta male? (le sfiora un braccio)
Un graffio.

Ragazza – Uno squarcio.

John – Ora te lo sistemo.
(prende un cerotto dallo zaino, si siede accanto a lei per medicarla)

Ragazza – C’è sangue? Devo chiamare mia madre…

John – Hai le efelidi… (applica il cerotto)
Ma forse non sono proprio efelidi
è il marchio di Cassiopea… guarda!
(le solleva il braccio davanti agli occhi)
Una costellazione.
(le solleva il viso) Riesci a vederla nel cielo?
(la Ragazza guarda il braccio e poi in alto alternativamente)

Ragazza – Si. Forse. Non so, John
Troppe stelle.

John – E’ nella via Lattea, ma la puoi riconoscere perché ha una forma particolare a zig zag… (prende un pennarello dallo zaino e collega le efelidi con delle linee mentre racconta) Cassiopea era una regina africana che credeva di essere la donna più bella del mondo e non c’era suddito che non fosse rimasto vittima dei suoi capricci esagerati. Ma un giorno esagerò e offese gli dei. Così il dio del mare la appese a testa in giù nel cielo per l’eternità. E ora è solo una costellazione, cinque efelidi in un mare di stelle.

Ragazza – Com’è la donna più bella del mondo?

John – Come te

Ragazza – (si alza) Forse anch’io ho offeso gli dei,
sono appesa nel vuoto per un piede
giro e rigiro su me stessa
con il sangue che mi pulsa in testa.

John – (si alza) Te l’ho detto! Dovresti uscire di qui
fare casino
schiarirti un po’ le idee

Ragazza – Ti ricordi quel film… Serendipity?
Sara e Jonathan si incontrano per la prima volta la vigilia di Natale
a New York, poi si perdono di vista e si cercano inutilmente per dieci anni finchè quando tutto sembra perduto si ritrovano a Central Park, sulla pista di pattinaggio.

John – Noi siamo già qui, insieme.

Ragazza – Appunto. Dobbiamo separarci

John – Vuoi che ci separiamo?
Oh andiamo… Sai quante probabilità avremmo di ritrovarci? Meno di zero!

Ragazza – Ma abbiamo un indizio!

John – Quale indizio? La casa al mare?

Ragazza – Il film!

John – (ironico) Il film? Fantastico!

Ragazza – Central Park, New York, la pista di ghiaccio.

John – Almeno sai pattinare?

Ragazza – Che importa… , tu puoi insegnarmi

John – Non ha senso, non voglio farlo.

Ragazza – Perché non mi ami, John

John – Non ho mai detto di amarti…
solo provare a stare insieme, noi due,
visto che ci siamo incontrati,
nessun impegno
nessun destino.
Solo un po’ di empatia.

Ragazza – Tutto qui?(lo guarda delusa)
Allora perché sei venuto?
Magari hai già una ragazza…
Vuoi che John Cusack non abbia una ragazza?
Vai da lei, non farla aspettare
Saprete già dove trovarvi.
A me cosa resta? Posso anche sparire, no?

John – (sbatte a terra lo zaino) Oh andiamo, non ci posso credere,
ti sei fissata su un film
un fottutissimo film
Ma perché vuoi pattinare?
Sei rinchiusa qui dentro
più morta che viva
e di sicuro non andrai mai a New York!

Ragazza – Questo non si può dire…
chi credi di essere?
Tu non puoi togliermi la speranza
John Cusack!

Donna – (alla Ragazza) Hai capito, sì?
L’americano si è tolto la maschera!

John – Quale maschera?

Donna – Voleva infiltrarsi nella nostra famiglia
separarci!

John – Che stai dicendo?

Donna – Non ha valigie.
Ci sarà un motivo…
non come noi che ci portiamo dietro tutto
per prenderci cura l’una dell’altra…
Lui vuole la sua libertà

John – Ci puoi giurare. E allora?
Io non plagio le persone…

Donna – Non fermarti all’apparenza…

John – Apparenza? Andiamo, (indica la Ragazza)
ha paura di restare sola e tu ne approfitti
perché ti fa comodo

Donna – Che ne sai di noi?
Forse avresti dovuto incontrarci prima
quando tutto era possibile
Ma le cose cambiano, non c’è niente di prevedibile
non sai dove ti porterà il tempo.
Un giorno ti risvegli nel posto che non avevi scelto
e lì rimani, te lo fai piacere perché non hai più la forza di ricominciare.
Avresti dovuto conoscerla prima,
ma non è successo.
Perché vuoi portarmela via?
Ho progetti per lei, non devi intrometterti!

John – Progetti… me li immagino…
Una nuova marca di omogeneizzati?

Donna – Tu non sai niente!

John – Tu non sai niente!
Lei… (cerca qualcosa da opporle) Lei vuole pattinare!
Sì, vuole farlo perché fa parte di un sogno
e lei vive per quel sogno,
potrebbe diventare una campionessa, una star
Ha il fisico giusto, deve solo allenarsi
(la Donna ride) Potrebbe fare qualsiasi cosa!
E nessuno glielo può impedire

Donna – Davvero? Ma guardala!
Nemmeno si regge in piedi! (continuando a ridere torna alla sistemazione dei pacchi)

Ragazza – Basta, smettetela!

John – (alla Ragazza) Non devi crederle. Dice così perché mi odia.
Ha paura di perderti.
Se cominci a pattinare,
volerai come il vento
e lei non potrà più starti dietro
per dirti quello che devi fare…

Ragazza – Non volerò mai, John.

John – E la pista di ghiaccio?

Ragazza – E’ solo un film e tu non…
(pausa)

John – Non ci vuole molta forza per cominciare…
Poi con il tempo diventerai più… si forse più… (fa un gesto per indicare forza)
ma non è questo che ti interessa vero?
(la Ragazza fa cenno di no con la testa)
Insomma… quando sei sulla pista… devi aprire le braccia,
muoverle finchè non trovi l’ equilibrio
(la Ragazza esita, esegue timidamente)
pieghi le ginocchia, sposti il peso su una gamba e poi sull’altra
un passo di lato e chiudi, un passo di lato e sollevi…
mi pare che sia così
lasciati andare, perdi il controllo…
(John mostra i passi in modo confuso, la Ragazza ripete con accuratezza, come se già li conoscesse))
l’importante è tenersi al bordo
e non avere paura

Ragazza – Io non ho paura!
però… manca la musica!

John – E’ vero, non si può pattinare senza musica!(la Ragazza prende il suo tablet, sceglie Hotel California degli Eagles)
Ragazza – E poi un po’ di atmosfera… E’ la vigilia di Natale… (schiocca le dita come una bambina e la scena si colora di rosso)
qualche decorazione… (si accendono decorazioni natalizie)
E qui la pista di ghiaccio… (il palcoscenico è inondato da una luce bianchissima) Ti piace John? Adesso è come nel film.

John – Hai dimenticato la neve…

Ragazza – La neve arriva per ultima, all’improvviso, quando meno te l’aspetti,
perché è un segno del destino… di qualcosa che ricomincia o che finisce per sempre… (fa qualche passo tra la danza e il pattinaggio, a soggetto, completamente libera da condizionamenti)

John – Sei bravissima!
Io riesco appena a reggermi in piedi!

Ragazza – Vieni!
Su, vieni!
(cominciano a “pattinare” insieme attraverso lo spazio scenico, prima con difficoltà per la goffaggine di lui, poi più armoniosamente, mentre la neve comincia a cadere. Ridono, cadono, si divertono, parlano a soggetto, escono da una quinta, rientrano dalla parte opposta, finchè John si lascia cadere su un mucchio di pacchi)

Ragazza – Perché ti fermi?
Sei già stanco?

John – Un bella corsa, erano anni che non andavo sui pattini

Ragazza – Dai, ancora un po’, un altro giro…

John – Ma siamo arrivati fino al mare

Ragazza – Come?

John – Abbiamo pattinato sulla sabbia…

Ragazza – (smarrita) Io non posso andare sulla spiaggia

John – Ci sei appena stata e non ti è successo niente!

Ragazza – Non ti sei preso cura di me.

John – Dovevo prendermi cura di te?

Ragazza – Mi sono fidata…

John – Ci siamo divertiti, no?
Stiamo bene insieme

Ragazza – Non funziona così.

John – Basta. Prendi le tue cose e andiamo via

Ragazza – Non ho garanzie che andrà bene per me

John – Vuoi garanzie?
Ti accompagno fino al Circolo polare,
anche oltre. Dipende…

Ragazza – Da che dipende?
Devi dirmelo adesso

John – Io non lo so.

Ragazza – (come trasognata) Lo vedi, John?
Mi piacerebbe molto ma…
non è il momento giusto.
E’ impossibile, devi credermi
Tu vai, non preoccuparti per me.
Qui ci sarebbe molto da aspettare
forse dovrei rifare tutto l’inventario
non potrei darti un orario
un giorno preciso
se è scritto che dobbiamo incontrarci di nuovo
ci incontreremo
(John prende prende a calci qualcosa e si siede dandole le spalle)
No, non prenderla così. Ti prego John… Non dobbiamo lasciarci da nemici
(alza il tono di voce come se si fosse allontanato)
Ne possiamo riparlare! Ritorna! Mi hai sentito?
Ti aspetto, John Cusack!

Donna – (animandosi) Non hai dignità. Era ora che se ne andasse.

Ragazza – Gli ho chiesto di tornare

Donna – Chiudi il cancello

Ragazza – Ha detto che torna
Donna .- Guarda qui, ha finito le provviste

Ragazza – Quattro cose. Domani le ricompra.
Ho mangiato anche io.

Donna – Starai male. Perché lo fai?
Il primo che passa può cambiare le regole
E tu lo segui fino a morire. Guardati… Ma guardati…
Come hai potuto?

Ragazza – Cosa ma’? Che ho fatto?

Donna – Ti sei riempita lo stomaco,
sei pallida… gonfia…
stai male no?

Ragazza – (esita, si guarda intorno smarrita) Si, sono stanca,
ma non ho bisogno di niente

Donna – ( Sorride felice) Tranquilla, sono qui.
Hai bisogno di me, vedi?
Tu hai bisogno di essere accudita
Che male c’è? E’ una bella cosa, no?
(L’aiuta a stendersi sulla sdraio, le copre le gambe con la coperta. )

Ragazza – Adesso mi passa… (La Donna prende delle medicine e versa in un bicchiere liquidi di diverso colore, ciascuno dei quali diffonde la sua luce sulla scena)
Ti ho detto che…
ti ho appena detto che non voglio niente…

Donna – Su, bevi. Su, tutto un sorso. (la Ragazza esegue meccanicamente) Va meglio? Sì, già hai ripreso colore. Ancora un po’…
(riempie un altro bicchiere e glielo mette tra le mani. La Ragazza sembra non essere consapevole e ne versa il contenuto) Che fai? Sta’ attenta.(le solleva la testa per farla bere. La Ragazza scosta la Donna con un movimento brusco)

Ragazza – (si alza) Mi stai uccidendo.
Non ti sopporto più.
Tu non sei normale

Donna – Te lo ha detto lui?

Ragazza – L’hai fatto andar via
Questa è la tua strategia
noi due – insieme – da sole.
Non va, dobbiamo cambiare le regole
le abitudini
magari all’inizio sarà difficile
vivere così è una specie di droga
lo capisci che…
(pausa)

Donna – Si… lo capisco

Ragazza – Cosa?

Donna – Sono d’accordo

Ragazza – Come?

Donna – Sono d’accordo!

Ragazza – Sei d’accordo a fare che?

Donna – A separarci

Ragazza – A separarci?

Donna – (raccogliendo le sue bottiglie)

Ragazza – Sì a che cosa?

Donna – Sì a dobbiamo separarci

Ragazza – Vuoi liberarti di me?

Donna – Se così deve essere…

Ragazza – Ma… non ci posso credere
che schifo… che ipocrita
Non aspettavi altro
questa è la verità
mi detesti
la fottuta verità è che mi detesti
Vuoi lasciarmi sola?
Mi mandi via così
Dove dovrei andare?

Donna – Ho detto che ti mando via? Ho detto questo?
Lui era presente.
(a John,tirandolo per la giacca) Le ho detto di andare via subito?
(John fa un gesto di insofferenza)

Ragazza – Sei già tornato, John

Donna – Sono contenta che ci sia un testimone.
Le parole non saranno manipolate.
Noi siamo incompatibili.
Prendiamone atto

Ragazza – Non importa.
Hai dei doveri.

Donna – Li avevo, forse,
anche se non mi piaceva chiamarli così.
Ma è finita no?
Dopo tutto quello che ho fatto per te
finalmente è finita

Ragazza – Finita? Non hai il diritto di finire, lo capisci?
Tu non hai fatto niente per me
ma solo per te
per dare un senso alla tua vita
Ti farò causa per tutti questi anni sbagliati
per tutto quello che ho dovuto sopportare.
(a John) Non dici niente?
Perché non mi difendi?
(alla Donna) Non m’importa del tuo dolore
te lo sei voluto
E’ a me che bisogna pensare

Donna – Io sognavo di noi due insieme
Noi due sole in uno spazio segreto
perché l’amore è tutto, così si dice.
Ma poi sono arrivati gli altri,
gente di passaggio, mai vista,
a parlare di sbagli e di doveri
di quello che non ero
e non potevo essere
Questo stare in insieme,
è un’ossessione, così dicevano
Fa male a tua figlia
Lei ti odia, non vedi come ti guarda?
Vogliamo darle torto?
Tu non sei sua madre
Tu non sei una madre
troppo triste, troppo diversa, troppo dura,
non sai proteggere, lottare, affermare, vendicare.
Ci vuole altro per essere madre.
Per questo ti odia, si vede bene che ti odia.
(a John) Cosa potevo fare?

John – Non lo so.
Perché lo chiede a me?

Ragazza – (a John) Che ha detto?

John – Che siete alla fine
Ragazza . Lo decido io quando sarà la fine!
Dille di riportarmi da mia madre, quella vera

John – Non puoi andarci da sola?

Ragazza – Da sola?
Non la conosco. Non so dove sia.

John – Oh, andiamo… almeno provaci!

Ragazza – Butta lì quelle parole acide…
Io odio questo modo di…
tenermi lontana da quello che ha in mente.
E’ gelosa, perché mia madre è bellissima.
L’ho sognata, uguale a me
Ma il sole non le bruciava la pelle
Il vento non le spezzava i capelli
Mi sorrideva, con le braccia aperte
come la Vergine Maria quando appare
nella luce dell’aurora boreale
(sorride, apre le braccia)
Questo fa una madre,
accoglie e sorride. Non c’è altro.
(restando con le braccia aperte assume un’espressione di odio.)
E lei invece era preoccupata solo di una cosa
se mi facevo toccare,
se ti fai toccare dagli uomini
allora sì, oh sì, allora proprio sì che per te è finita
Non puoi andare in giro con un vestito così stretto
e una gonna così corta
meglio non andare in giro del tutto
se ti metti nei guai, lo sai che significa
che hai chiuso per sempre

John – Sono parole, le solite

Ragazza – Ecco come mi hanno ridotto le sue parole
non lo vedi, John?
mi ha strappato tutto e in cambio
mi ha dato la sua solitudine
in tante parole
nessuna storia, niente di niente
nemmeno so da dove viene
Mi ascolti?
Te ne stai lì
e non so da che parte stai.
Forse dovresti difendermi
Così fanno gli amici

John – Amici? Non ci provare.
Io sono uno di passaggio,
cercavo solo la strada per il mare
e sono bloccato qui a sentire
(le imita) come siamo e come saremo
e come siamo state e che succederà.
E’ tutto fermo, pietrificato,
uno schermo bianco…
Ma un film, qualsiasi film, si può cambiare,
montare al contrario,
riscrivere i personaggi

Ragazza – Da qui non si può ricominciare.
Lei se ne sta andando. Mi lascia.
Non so se puoi capire

Donna – Ma qualcuno sta per arrivare.

Ragazza – La senti?
Continua a provocarmi!

John – Vuoi la verità?

Ragazza – Cosa?
La verità non deve dirla nessuno,
non esiste la verità, è solo un inganno, il peggiore.

John – (assume il modo di recitare di John Cusack)
Ci si incontra per necessità
perché così doveva essere
così era stabilito

Donna – Ma che dice?

Ragazza – Niente, è un suo film

John – Magari può sembrare tutto vero
dove siamo e con chi e il perchè
in una sequenza di coincidenze
senza un apparente significato
ma forse no,
forse la vita è una trama di eventi
di un piano perfetto
Lo possiamo chiamare la nostra storia
oppure destino
E’ così .
E’ John Cusack che ve lo dice
(le due sono distratte e indifferenti)

Donna – Se ne deve andare. Su, diglielo

Ragazza – Me ne vado con lui.
Andremo a pattinare al Central Park
e tu non potrai farci niente.
Resterò con lui e diventerò madre,
una vera madre.
(squillo di campanello, la Donna trasale)

Ragazza – Spero che te ne farai una ragione
sì, sono sicura che saprai rassegnarti, ma’.
(la Donna è agitata)
Lo so che non ti sono mai piaciuta
qualsiasi cosa dicessi
ti arrabbiavi subito e non mi parlavi per mesi
lo stai facendo anche adesso
se una cosa non ti sta bene
ti chiudi in quel tuo mutismo
che mi fa impazzire
come se non esistessi più.
Forse mi hai picchiato
non potrei dirlo con certezza
ma sicuramente l’hai fatto
sei violenta, tu
frugavi nel mio armadio, nei cassetti
buttavi giù tutto con una rabbia…
te lo ricordi?
(la Donna è agitatissima)
Ora non piangere, è troppo tardi
e non chiedermi di restare
sarebbe inutile ma’
(squillo di campanello)

Donna – Sono arrivati! Sì, devono essere loro

Ragazza – Chi è arrivato?

Donna – Dì all’americano di andare ad aprire

Ragazza – Chi sono, ma’?
(squillo prolungato di campanello)

John – (guarda oltre le quinte) Oltre il cancello…
decine di persone
forse centinaia, anche di più…
Neanche i miei occhi brillanti riescono a vederli tutti
(si sente un brusìo leggero)
Sembrano molto determinati ad entrare
Si stanno già arrampicando
No, no, scendete giù
mettetevi in fila, su in coda,
con calma, signori, ordine o sarò costretto a…
Nessuno oltrepassi il cancello
non costringetemi ad usare la mia autorità
(con la velocità del controllore di volo nel film “Falso Tracciato”)
Torna indietro tu, con oggetto a ore due, tre miglia est sudest
a 3000 piedi arretrare arretrare
fai passare lui attenzione turbolenza di scia vira 20 gradi a sinistra
ti voglio a est, hai capito? America 4736 contatta torre di New york

Donna – (alla Ragazza) L’americano… come si permette?
non può trattare così amici e parenti.
Digli di andarsene

Ragazza – Amici e parenti di chi?

Donna – C’è tua madre con tutto il villaggio.
La tua vera madre, finalmente lei!
Sei contenta?

Ragazza – Come? (arretra spaventata mentre la Donna quasi incombe su di lei)

Donna – Gli amici, i parenti,
l’hanno accompagnata tutti.
Sei contenta, vero?
Sei contenta?
Su, dillo per una volta
dimmi che ti ho reso felice

Ragazza – Mi hai fatto questo?

Donna – (,estraniata) E’ il mio regalo per te,
D’altra parte
non c’era altro da fare, lo capisci
non si può restare fermi per tutta la vita
Una bella sorpresa, hai visto?
adesso magari ti sembra tutto un po’ strano, nuovo,
ma è solo un’impressione
Chissà lei come ti assomiglia
i tuoi fratelli chissà
mi dimenticherai presto
se così deve essere.
(comincia a raccogliere le buste di plastica)

Ragazza – Perché lo hai fatto?

John – (alla Ragazza) Saranno centinaia, migliaia…
Sono venuti per te!

Ragazza – Io ti odio!( si avvicina alla Donna, cerca di colpirla, ma la Donna le blocca le mani) Non ne avevi il diritto!

Donna – Vai, ti sta aspettando.

John – (che intanto a gesti ha continuato a comunicare con l’esterno)
E’ incredibile … Vieni a vedere!

Ragazza – (si nasconde dietro John, poi si sporge per guardare oltre le quinte)
Dov’è lei? La vedi?
(il brusìo aumenta di intensità)

John – Davanti a tutti, al centro, ti sta salutando
no, aspetta, laggiù, sarà quella vestita di bianco
sì sì è lei, sta venendo qui
vedi, sorride…

Ragazza – Sei sicuro?

John – Assolutamente sì
no, non è lei
forse deve ancora arrivare
Ti assomigliano tutti.

Ragazza – Assomigliano a me?

John – (verso le quinte) Signori… per cortesia… non oltrepassate il cancello…
2629… Continental… Continental rispondete… contattare torre di Boston… attenzione… scia… turbolenza… ore 16… ore 16… pista New York chiusa per il ghiaccio… Boston a ore 15…
(alla Ragazza) Non posso più fermarli, devi farti vedere!
(cerca di spingerla avanti)

Donna – Sì, fatti vedere! (la spinge in avanti, ma la Ragazza fa resistenza)
Prova a chiamarla,
Su chiamala!
Ma… ma… mma
(rabbiosa) Avanti! Ma… mma…

John – (alla Ragazza) Oh, andiamo! Che ci vuole?
(La Ragazza apre e chiude la bocca ma, pur sforzandosi, non riesce a emettere alcun suono)

John – Vuoi che ci uccidano?

Ragazza – Non posso, è una cosa ridicola

Donna – Avanti, chiamala! E’ tua madre no? Che aspetti?

Ragazza – (sussurra) Ma… mam…

John – Più forte! Non ti sentono
John e
Donna – (insieme, spingendola verso l’uscita)) Ma-mma!

Ragazza – Lasciatemi stare!
(Si divincola, afferra due o più buste di indumenti e li lancia fuori scena)
Via, via, andate via!
Non tornate mai più!
( Il brusìo si spegne. Lunga pausa.
Dalle quinte, in un silenzio surreale, arriva una pioggia di indumenti e giocattoli di plastica per bambini piccoli. Per ultima una bambola parlante. I tre si girano a guardarla.)


Bambola – Ma-mmi-na…
Vuoi giocare con me?
Ti voglio bene, mammina
Dammi la manina mammina
Vuoi giocare con me?
(la Ragazza la tocca con un piede)
Dammi la manina
mammima
Ti voglio bene mammina
e tu… e tu mi… e tu mi … (si inceppa)
(La ragazza la schiaccia con forza sotto i piedi)
Rosso arancione giallo verde blu violetto. Ripeti!

Ragazza – Sta’ zitta! (raccoglie la bambola e la sbatte contro una sedia
La bambola continua nel suo repertorio, ma in modo frammentario e sconnesso, con una voce sempre più profonda e roca. La ragazza stacca un braccio, poi l’altro. La bambola tace)


Donna – L’hai distrutta. La solita ingrata (torna alle sue occupazioni ripetitive)

Ragazza – (alla Donna) Hai fatto tutto questo per scaricarmi?
Che bisogno c’era? Potevi dire: vattene, con me hai chiuso, sei sola adesso.
Poteva dirlo, no John? E adesso che vuole?
Io non capisco… Vi aspettate che vada là fuori?

John – Non mi aspetto niente.
Ma nemmeno posso stare a guardare,
a dipendere dalle tue decisioni
Sono venuto qui solo per chiedere la strada per il mare
un’informazione, niente altro
ed ecco
ho perso la mia vita
non so più chi sono
cosa facevo, se qualcuno mi aspetta là fuori
se ho una casa, figli, amici, un lavoro…

Ragazza – Sei John Cusack… (John fa un gesto di esasperazione)
e non vedi l’ora di tornare a Hollywood
Ho bisogno di te ma tu
vuoi lasciarmi e non hai il coraggio di dirlo

Ragazza – Non ricominciare con questo gioco
non funziona con me.
Sono sempre le stesse parole
nemmeno ve ne accorgete
infinite, consumate, inutili parole
da te a lei
che girano e girano a vuoto

Bambola – Giro giro tondo casca il mondo
casca la Terra tutti giù per terra!
(risatina infantile metallica)

Ragazza – Ti ho detto di stare zitta! (con rabbia afferra la bambola e la getta oltre le quinte, inutilmente contrastata da John) Il brusìo ricomincia, debole ma minaccioso. )

John – Sei pazza? Perché li provochi?

Ragazza – Io li provoco… ?
Ma che dici John? Sei anche dalla loro parte adesso?

John – Sono intorno alla casa, senti?
Tra poco sfonderanno il cancello
oppure entreranno dalla cantina, dalle finestre…
Se esci adesso
vorranno abbracciarti, toccarti, baciarti
farsi i selfie con te
milioni di follower in poche ore su Istagram
sarai ricca e famosa
ma se li fai ancora aspettare
sarà una catastrofe
nessuno li potrà più contenere
ti faranno a pezzi e li venderanno online

Ragazza – Mi vuoi spaventare , John
che stupido sei…
(pausa)
Vieni con me?
Me lo hai chiesto tante volte…
Adesso sono pronta
Se mi lasci andare da sola
non ci vedremo mai più.
lo capisci, John?

John – Ma è tua madre, la tua gente
Una questione di famiglia,io non c’entro
Ci rivedremo, se sarà destino

Ragazza – Ricominci con il destino, John?
Noi siamo insieme qui, adesso
me lo hai detto mille volte

John – (la stringe tra le braccia, mentre la Ragazza rimane immobile e rigida)
Appuntamento a New York, Central Park, la vigilia di Natale e… (le parole di John e la risposta di lei si perdono nel brusìo che si fa più intenso e sfuma nel suono martellante di una Risonanza magnetica.
Mentre sono ancora abbracciati, dalla quinta si accende una luce intensa, un misto tra un’aurora boreale e un atterraggio di alieni in un film di Spielberg. Il suono e il brusìo si attenuano)


Ragazza – ( si gira) Ma che cos’è? (la luce si intensifica fino a diventare accecante, la Ragazza si scherma gli occhi con le mani.
Si libera dall’abbraccio)
Lasciami, John! (lentamente, come in trance, va verso la luce, coprendosi gli occhi)

Donna – Aspetta! (afferra una borsa, corre dalla Ragazza, la tira indietro e la fa sedere. La Ragazza non reagisce, come ipnotizzata dalla luce che continua a fissare, mentre la Donna estrae dalla borsa gli oggetti che nomina. John prende il suo zaino e esce dalla quinta opposta alla luce)
Ecco, metti il cappello o ti brucerai la pelle… (le pone sulla testa un cappello da mare a larghe falde) E i guanti, non puoi uscire senza… (le fa indossare dei guanti di raso lunghi fino al gomito) Gli occhiali da sole… (glieli pone sul naso, le aggiusta i capelli) Adesso sei a posto, puoi andare. (l’aiuta ad alzarsi, la Ragazza si avvia lentamente verso la luce, mentre il brusìo, misto a espressioni di meraviglia, aumenta di intensità.
Buio.
Continuano i suoni confusi, arricchiti di tutto quello che è connesso con la storia (la bambola, la folla, Hotel California, Serendipity ecc.) come se tutto fosse mescolato in un vortice psichico.
Improvviso silenzio, buio. Pausa.
Rumore e luce di un accendino. La donna fuma, seduta nel buio. Indossa un soprabito o qualcosa che possa indicare una partenza imminente. Le luci si riaccendono quando entra la Ragazza, con in mano la bambola e il tablet. Il dialogo che segue deve far intuire che entrambe mentono su tutto, è solo la recita di un copione prestabilito)


Donna – Sei qui?

Ragazza – Sono qui

Donna – Sei già tornata

Ragazza – Sì sono qui.
(pausa)

Donna – E lui?

Ragazza – Ci siamo persi di vista.
Non funzionava
(pausa) E tu?

Donna – Vado via. Torno a casa

Ragazza – L’hai capito, si
io te l’avevo detto
ma tu non mi ascolti
Questo è un posto orribile
un cortile, niente di più
il cancello sempre aperto
gente che va e viene
non c’è un momento di pace
niente privacy.
La prossima volta…
ci pensiamo bene prima di…
(pausa. Si guardano e poi distolgono lo sguardo)
Dove hai messo le mie cose?

Donna – Pensavo di lasciare tutto qui.
Nel caso che…

Ragazza – Credevi che stavolta non sarei più tornata?
Ci hai sperato, lo so, forse anche io…
ma con John non funzionava.
Non ha senso stare insieme
gli ho detto
E’ tutto uno sbaglio
Ma io ti amo, ha detto lui,
tu mi appartieni, io ti appartengo
vuoi andare contro il destino?
Vuoi buttare all’aria la nostra serendipity?
(fa un gesto di sfinimento)
Oddio, John, non insistere
Non posso aiutarti,
non so risolvere i tuoi problemi.
Magari nemmeno sono problemi
solo una fissazione, no John?
Noi due insieme? Io e te da soli?
Non ha senso, datti pace
(imita John)
E’ tutto qui quello che sai dire?
Neanche una possibilità?
Non volevi pattinare a Central Park?
Hai cambiato idea?
(La Bambola emette brevi suoni deformati, come se le pile funzionassero a tratti. La Ragazza si siede davanti alla Donna, appoggia a terra il tablet e la bambola)

Donna – Siete andati a New York?

Ragazza – Sì, mi pare di sì

Donna – E com’è New York?

Ragazza – Come te la immagini, una specie di rebus.

Donna – Hai pattinato?

Ragazza – No, non ho pattinato
Te l’ho detto, l’ho perso di vista.
A New York è facile perdersi di vista.
Non lo sopportavo più
Continuava a ripetere le stesse cose
Io sono John, tu sei Sciantel
e noi ci apparteniamo
io ti amo ti amo ti amo
tu mi ami?
perché io ti amo
ti appartengo
tu mi appartieni…
(fa un gesto di esasperazione)
Non parlare più, John
cercati qualcun altro che ti aiuti a contare
chi ti ama e chi non ti ama.
Dobbiamo solo andare avanti
in salita o in discesa
ma dritti in avanti
e alla fine di tutto
ci ritroviamo nel posto da dove siamo partiti
e ricominciamo a esplorarlo
a guardarlo come fosse la prima volta.
Questo è il vero destino, John.

Donna – Lo hai lasciato?

Ragazza – Ci siamo persi di vista.

Donna – E tua madre?

Ragazza – Chi?
(pausa)

Donna – Su, andiamo a casa… (si alzano e si trovano una davanti all’altra)

Ragazza – ( allunga una mano per sfiorare il viso e i capelli della Donna. Si guardano intensamente per un solo istante di vera comunicazione)
L’ho vista.
Non mi somiglia.
(con dolcezza) Lei… non mi somiglia

Donna – Che vuoi farci? Rassegnati

Ragazza – (sorpresa) Non ti importa?
(la Ragazza ha un’espressione di stupore, la Donna si avvia all’uscita)
Tu lo sapevi! Eh, lo sapevi?
(la Donna esce di scena)
Io ti odio, hai capito?
Non ti perdonerò mai! Mi hai sentito?
E non lasciarmi sola!
(le corre dietro) Aspetta! Aspettami!
Rumore di un cancello chiuso con violenza.
Pausa lunga
Cigolio di un cancello che viene aperto delicatamente
Entra John, con un aspetto diverso, più curato ma anonimo, come di un impiegato. Raccoglie la bambola e il tablet della Ragazza.
John guarda oltre le quinte, oltre la siepe, come cercando qualcuno, poi si toglie la giacca e la appoggia allo schienale della sedia, su cui pone anche la bambola e il dispositivo. John fa partire la canzone degli Eagles, Hotel California. Il suono è quello di un cd graffiato che si blocca continuamente


Bambola –
(canta a suo modo) Girogirotondo… casca il mondo… casca la terra… tutti giù per… tutti giù…
John sceglie un’altra canzone: New York New York di Frank Sinatra. Mentre la musica si diffonde fa il giro dello spazio, proprio come un impiegato che sistema l’ ufficio prima di cominciare, e accende le luci: quella rossa natalizia, le decorazioni, e infine quella bianca abbagliante per la pista di ghiaccio. Poi prende la bambola e, tenendola tra le mani, comincia a pattinare/ballare con lei, mentre la bambola emette suoni indecifrabili. Infine, stanco, si accascia sulla sedia, guarda il vuoto senza espressione e poi chiude gli occhi.
Non si accorge, quindi, che la neve comincia a cadere.

fine