Zoe, de amicitia

Passeggiare a Villa Borghese con i cani è come entrare tacitamente in una lobby in cui ci si conosce approfonditamente e si impara ad  accettare le caratteristiche umorali  degli umani e quelle comportamentali degli animali.  Non ci vuole molto, è tutto piuttosto ripetitivo e prevedibile.
E poi c’è Zoe.
Per lei, nobilissima cagnolina senza pedigree, ciò che conta veramente nella vita è l’amicizia. Non la concede a molti ma solo a pochi eletti che sembra scegliere in base a misteriosi criteri di gusto. L’investitura al grande onore di essere amico di Zoe avviene con un rituale preciso. Arriva dal nulla, si materializza come una divinità che corre più veloce del vento, si sottomette, ti gira intorno come un vortice atlantico e alla fine salta tra le tue  braccia tremando di gioia.. Da quel momento, ogni volta che ti vedrà anche da lontananze siderali, correrà a renderti omaggio, mai servile ma sempre entusiasta e fiera delle sue scelte, con una serie di salti di una speciale coreografia dell’amore, culminanti in un abbraccio a occhi chiusi, protratto per parecchi meravigliosi istanti, in cui il mondo umano e quello animale si fondono a livelli sottili. Una comunicazione intuitiva di sicuro usata all’origine dell’universo.
Poi lancia una specie di grido e corre via, come se  molti impegni la attendessero, trascurati per te, solo per te.
Zoe mi fa credere che  nell’assetto globale della Creazione, in qualsiasi modo essa si sia verificata, la vera e profonda amicizia era contemplata, preziosa per tutte le specie viventi e da coltivare come un bene supremo. Quando Zoe corre via, lascia in regalo un senso di allegria e di pace, anche se prima meditavi il suicidio, perchè proprio questo è il sublime compito di un amico: aiutarti a sopportare la vita

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