testi

SchÖnbrunn damen

di Paola Moretti

(monologo)

Scena: interno dei bagni pubblici di Schonbrunn, settore donne. Kerstin, la custode, è una quarantenne asciutta e legnosa. L’ambiente, perfettamente pulito e ordinato, rivela una cura e una meticolosità maniacali. In un ripostiglio, che Kerstin aprirà di frequente, si intravedono pacchi di carta, saponi, detersivi e asciugamani allineati e impilati con precisione e simmetria.)

Kerstin(continuando meccanicamente a riordinare) Sono in ritardo…si…prima volta che capita. C’era una festa ieri sera al palazzo… un anniversario, credo. Suonato Mozart nella sala degli specchi. Spero che abbiano anche riordinato, i turisti non devono odorare situazioni di intimità. Potrebbero pensare che tutto sia lecito…e a lasciare troppo spazio alle supposizioni…ne vengono fuori colpi di scena imprevedibili…colpi di stato…quale dei due? Le parole mi arrivano a fatica…come attinte dal caos…la fine di una è già principio dell’altra…(si ferma, dubbiosa) Sapone? (va nel ripostiglio, contempla le varie file di saponi, ne sceglie un tipo) Si, rotondo, migliore aderenza al piattino…basta bagnarlo, appena quel tanto…(annusa la saponetta) Lavanda? (legge l’incarto) Ro-do-den-dro. (annusa) Ma il rododendro non ha profumo…quando li frequentavo erano assolutamente inodori. Quando li…potrebbe essere passata una serie infinita di anni…non si può escludere una mutazione genetica… C’era una festa ieri sera, un’intera orchestra nel salone imperiale e la musica arrivava fin qui…qualche nota…secondo la direzione del vento…piccoli gruppi di note…Mozart, ne sono certa, oppure Strauss figlio…Si, i turisti si ingozzano di quel genere di musica…sentivo i loro applausi furiosi…giocondi…rabbiosi. Ero qui, ad aspettare che depositassero i loro escrementi, ultimo rito perchè la giornata potesse dirsi perfetta. Per loro..e anche per me.

(scarta la saponetta, la guarda disgustata) Azzurro? Lo escludo nella maniera più…il rododendro è rosso, al massimo rosa o viola… ci sono cose che si possono affermare con la più assoluta certezza…d’altra parte è più ragionevole lavarsi nell’azzurro…il rosso non pulisce…(sorride) la passione…il fuoco degli istinti…E’ incredibile quante parole mi siano rimaste…

(scandisce) fuoco degli istinti…queste le davo per perse, morte, dissolte. Ed eccole lì, a spiarmi chissà da quanto tempo, acquattate come zecche, a succhiarsi la mia linfa vitale con tutto comodo, facendomi credere di…no, non l’ho creduto affatto.

Ieri c’è stata un festa al palazzo… Mozart o Strauss figlio… tutti costretti a lavorare fino a tarda notte… anche lui, si…anche lui.

(prende un bicchiere, lo appoggia capovolto alla parete, accosta l’orecchio) Non è ancora arrivato…se la prende comoda…fino all’ultimo…non sa che bella sorpresa lo aspetta…assente ogni senso del dovere, mai arrivato al lavoro con un solo minuto di anticipo…semmai in ritardo… un individuo ripugnante. (ascolta avidamente) Sarà al bar…a riempirsi di wurstel…l’ho visto, una volta… i pezzi gli cadevano dalla bocca…rideva e sputava pane e salsiccia…la senape scivolava giù senza pudore, strizzata da quelle mani sporche..quelle mani…(rabbrividisce, si allontana dalla parete)

L’ho sognato, una notte. Eravamo…io e lui eravamo in barca sul Danubio e un cigno bianco regale, splendente…tutti i cigni sono regali e splendenti a non conoscerli bene, a non sapere della loro natura corrotta e viziosa…del loro desiderio di uccidere…desiderio di…non avere più desideri…E’ possibile? Sarà possibile? (rimane assorta) Non importa. Questo cigno ci seguiva cantando, nuotava tranquillo nel regno della morte. Gli elfi venivano alle soglie della foresta per guardarlo, commossi e silenziosi…una dolcezza ineffabile…una noia infinita…quale delle due? (si passa una mano sulla fronte) Ieri sera…forse musiche di Haydn…non si può giudicare con esattezza, da poche note alternate a silenzi totali…vuoti senza speranza…in assenza di suoni mi perdo…immobile..in attesa che arrivi un elemento di riconoscimento…potrei rimanere bloccata per giorni. Anche ieri sera…tra un gruppo di note e il successivo…un silenzio insuperabile… difficile credere di essere vivi. (si guarda in uno specchio) Conoscevo una bambina…aveva gli occhi chiari e i capelli biondi legati in due trecce talmente leggere da sollevarsi come petali al soffio del vento…era così? Non importa. La bambina andava a nascondersi tra le canne vicino a uno stagno, per catturare una papera che veniva a nuotare nel primo pomeriggio. Le canne le sferzavano la pelle e il vapore della terra bagnata le riempiva la bocca di un profumo di morte. (assorta) Da lontano una voce di donna la chiamava, una voce che non risuona più da tempo. (dura) (colpi violenti alla parete. Kerstin prende il bicchiere e si pone in ascolto) E’ arrivato. Si sta togliendo le scarpe…niente calzini…a piedi nudi nella melma…Come si può essere così primitivi? E pretendeva che io… io avrei dovuto…(ascolta) Il fischio…no, un sibilo. Cosa può produrre un rumore così strano? Glielo chiesi , credo di averlo fatto. Meglio così. Allora sapevo di essere viva…l’ansia della caccia mi toglieva il respiro…la dolcezza di quelle piume calde…il battito affrettato del suo cuore, così simile al mio, piccolo cuore coronato di spine, sacro cuore di papera…rigida e rabbiosa…incapace di convincersi di aver perduto la libertà solo per essere andata allo stagno, un pomeriggio d’estate, quando gli odori della campagna non nascondevano cattivi presagi. La lasciavo andare, dopo averne assorbito tutto il calore…tremava come se il contatto le fosse stato insopportabile, difficile da smaltire…la guardavo andare via, con il mio sacro cuore pieno di nostalgia…grondante sangue…perchè non ero riuscita a farmi amare…

– Cos’è quel fischio?

– Quale fischio, fraulein?

– Quello che viene dal suo settore prima che…

– Ah, quello. A lei non sfugge nulla, fraulein. Avvito la mia protesi, mi scusi se le reco disturbo.

– Ah, la sua…

L’ho osservato fin dove era possibile: gamba di legno? No, le dondolava entrambi, si appoggiava ora all’una ora all’altra…un gusto sadico per confondere le idee…Un occhio di vetro? No, identici, allegri, indifferenti, forse uno di un verde più cupo, appena una tonalità, niente di vitreo.

– Mi scusi se le reco disturbo…

Credo di aver sorriso, tanto mi aveva commossa…certe parole messe nel giusto ordine…sorrisi e lo rassicurai: non mi disturbava il fischio in sè, ma il non sapere cosa stesse avvitando…ma non importava..davanti a tanta cortesia…

– Frau Kerstin, nell’intervallo del pranzo vorrei invitarla ad una passeggiata fino alla Gloriette.

– Non abbiamo nessun intervallo, ciò che lei chiede è assolutamente impossibile.

– Ne è sicura frau Kerstin?

Dondolava quelle sue gambe sospette, roteava gli occhi e scuoteva i capelli. Movimento ondulatorio e sussultorio, sufficiente a sradicare la terra dal suo asse…qualsiasi elemento aggiunto sarebbe schizzato via…

– Lei è un bugiardo, non ha nessuna protesi!

– Ho detto solo che la avvito, fraulein. Ma se la interessa tanto, possiamo parlarne nell’intervallo…

– Le ripeto che non c’è intervallo!

– Allora ce lo inventeremo, fraulein.

– Caro collega, le ricordo che noi siamo i custodi dei bagni di Schoenbrunn, non di un qualsiasi cesso pubblico! Lei fa pagare 10 scellini per l’ingresso, 5 per la carta, 5 per il sapone: 20 scellini per camminare in un pantano fetido e lavarsi in scaglie putrefatte di sapone ribollito… E accoglie i turisti fumando, sporco, schifoso, vestito di stracci…Preferisco morire, piuttosto che farmi vedere in giro con lei!

(Pausa. Sospira. In sottofondo un valzer viennese)

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