Rinascere per caso

Una volta mi trovai in Brasile durante la stagione delle piogge. Inutile raccontare in questa sede le motivazioni di quel pazzo e sconsiderato viaggio. Ero lì, nel quartiere Barra di Bahia, prigioniera in un albergo di apparenza, come spesso capita da quelle parti, con il parquet lucidato a cera e l’acqua putrida nei rubinetti. Non potevo ripartire per l’Italia prima di aver portato a termine ciò per cui ero venuta, mi ammalai di salmonellosi e disperazione. Qualcosa di simile a quello che accadde alla mia amica Adriana, rimasta a Calcutta per aver perso l’aereo, sola e senza denaro. Quando lei parla dell’India sbianca di paura. Quando io parlo del Brasile sbianco di terrore.  In questi giorni però mi è capitato tra le mani Bahia di Jorge Amado, un libro festoso e adorante sulla città dove ho creduto di morire ed essere sepolta. Ho cominciato a leggerlo con circospezione, poi con curiosità e meraviglia. Ho realizzato all’improvviso che solo la paura, la mia solita accompagnatrice in tutti i viaggi geografici e psicologici, aveva deformato quello che realmente avevo vissuto. Nei ricordi Adriana si vede tremante in una stanzetta senza finestre, io mi ritrovo davanti a una vetrata sudicia a contemplare l’oceano battuto dalla bufera. In realtà lei vide templi e realtà sontuose, io entrai in contatto senza volerlo con il grande utero bahiano, magico e spaventoso, parlai con tanta gente, vidi spiagge favolose, chiese dove ogni miracolo si può compiere, ho ascoltato la musica che ho sempre amato..e potrei continuare a lungo. Così ho deciso di scrivere un libro su questa favolosa  esperienza, perchè siamo qui per testimoniare. E in questo viaggio la paura non sarà invitata, non potrà telefonarmi e nemmeno mandare un messaggino con le sue stupide profezie mai avverate. Parlerò alle mie voci interiori più oscure e negative così come parlerei a uno psicopatico per convincerlo a liberare un ostaggio: in modo calmo ma deciso, senza arretrare.

” Sconfitto in tutti i luoghi del mondo, non mi sono mai sentito così libero. Alla fine, senza che mai me lo sia detto così esplicitamente e con tanta forza, su tutto ho cercato la libertà. Per me. Per gli altri. Più ancora dell’amore forse, più della fama e del successo certamente, più del potere di sicuro, io ho cercato la libertà” Gianni Vattimo

 

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