Nonna, come si affronta il dolore?
Nella mia vita c’era stato un salto generazionale imprevisto, perchè mia madre era sparita risucchiata dalla sua spaventosa nevrosi e al suo posto era rimasta la nonna a tenermi la mano per andare avanti. Se oggi scrivo lo devo a lei (e la scrittura mi ha salvato la vita) che mi raccontava storie di ogni tipo, a ogni ora del giorno e della notte, anche se gli occhi le si chiudevano e la testa le ciondolava dalla stanchezza. Storie di fate, di apparizioni mariane,

di piccoli frati che di notte venivano a recitare il rosario, di bambine imprudenti che si perdevano sempre nel bosco perchè non obbedivano alla nonna.
Come si affronta il dolore? le chiedevo piangendo.
Non si affronta, si guarda, si ascolta. Rispondeva sempre così, sentendo l’impazienza della mia anima contro me stessa, un’inquietudine pericolosa, molto vicina a quella di mia madre. E cominciava a raccontare, mentre io mi disperavo in un angolo e davo calci alle bambole. Alla fine il balsamo delle parole vinceva, portava il sonno, la pace, l’oblio.
Ancora oggi nel dolore entro a occhi aperti, lo guardo, aspettando che lentamente sparisca come ogni illusione e possa essere disinnescato e raccontato.

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