In genere si tende a credere che siamo noi stessi a determinare la nostra vita, a controllare il futuro, a scegliere chi amare o dove lavorare, a essere responsabili di ogni decisione.
In realtà esiste una forza molto più potente della possibilità di scelta ed è il nostro inconscio.
Dietro i vestiti, le apparenze, le stanze chiuse, siamo trascinati dai nostri desideri, da pulsioni che possono essere oscure, insensate o persino inconfessabili.

Non siamo mai quello che crediamo di essere, c’è sempre una menzogna di fondo, un segreto.
Vogliamo che la gente ci guardi ma veda la propria fantasia nascosta. Siamo sconosciuti a noi stessi e agli altri, falsamente definiti da un nome, uno stato sociale, un corpo, una tipologia di sessualità. Tutto è invece morbido, mobile, sfumato, trasparente, astratto. Dentro il nostro essere c’è una molteplicità di pieghe profonde, asimmetriche e ambigue, strutturate in false immagini di armonia, come le foglie delle cactacee. Difficile indagare, pericoloso e triste scoprire di mentire anche a se stessi, ma bisogna tentare e poi mostrare i risultati, anche se incerti e frammentari.
Ecco adesso ho risposto alla mail di Lorenzo che mi ha chiesto cosa fanno gli autori di teatro quando i teatri sono chiusi.
Pensano, indagano, progettano, scrivono.
Io sto lavorando su tutto quello che ho scritto e molto di più in un testo intitolato ‘Tutto di lei‘.
E’ un titolo assolutamente provvisorio e significa il contrario di quello che sembra, perchè il tutto è sempre sinonimo di niente, inutile illudersi.

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