Voglio raccontarvi una storia, perchè so che vi piacciono le storie vere.
Ognuno di noi si diverte con i suoi giocattoli preferiti tanto da chiamarli “lo scopo della mia vita” oppure “il mio unico vero amore”. Quando questi si rompono noi, come i bambini, ci disperiamo e pensiamo di non sopravvivere al dolore.
Io, dopo aver rotto parecchi giocattoli, decisi di raccogliere i pezzi iscrivendomi a un satsang del famoso guru Mooji a Monte Sahaja.
C’era una marea di gente

da tutto il mondo, tutti con la speranza di trovare qualcosa che potesse guarire la propria vita. Dopo tre giorni di insegnamenti, il quarto Mooji rispondeva alle domande dei partecipanti in una riunione aperta, in streaming.
Il satsang mi aveva molto stancato, perchè mi riesce difficile stare tante ore seduta a sentir parlare in inglese. Uno sforzo fisico e mentale. Il quarto giorno avrei avuto qualche domanda da fare al maestro, ma tutte quelle telecamere sparse per la sala e il pubblico numerosissimo mi scoraggiarono. Come si poteva parlare di cose intime in quella situazione?
E poi accadde.
Nel silenzio generale, Mooji mi fece cenno di andare al microfono.
Ma chi sta chiamando? chiesi a un tale vicino a me.
Prima che potesse rispondermi, uno dello staff mi fece alzare e mi portò gentilmente al centro della sala.
No, qui! disse Mooji e indicò uno sgabello vicino a lui.
Mi sedetti e lo guardai. Era bellissimo, affascinante. Mi persi in quello sguardo dolce e sereno.
Mi fece cenno di fare la mia domanda.
“The question is…” cominciai, ma non potei continuare perchè sentivo nascere e crescere dentro di me l’impulso fortissimo di ridere.
“The question is…” ricominciai, cercando di respirare profondamente, mentre la risata mi saliva su per la gola e mi riempiva gli occhi di lacrime.
“The question is..?” disse lui, sorridendo.
E siamo entrambi scoppiati a ridere insieme, lui e io piegati in due per una risata senza freni inibitori, così forte da coinvolgere il pubblico in sala.
Quando, dopo una mezz’ora di risate, riuscii a calmarmi, sentii in me una grande pace mai provata, un senso di pienezza e di gioia infinite.
Mooji mi fece cenno di andargli vicino e, mentre lo abbracciavo , mi sussurrò un mantra che avrei dovuto ripetere per tutta la vita, nei momenti difficili come in quelli positivi. Un mantra piccolo e magico, solo quello, la più grande preghiera capace di fare straordinari miracoli.
Siete curiosi di sapere qual è questo mantra?
Eccolo qui: thank you.
Potete dire grazie, gracias, danke, o in tutte le lingue del mondo.
Ma io preferisco ripeterlo come lo sussurrò il Maestro un pomeriggio d’estate. Just…
Thank you!

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