Questa notte ho ricevuto la notizia che a Sestriere si è staccata una valanga che ha sepolto due alpinisti, uno dei quali, Alberto, è un caro amico. Stavano affrontando un versante poco battuto, nella zona del Col Chalvet. Lui, che due anni fa aveva raggiunto una delle vette del Karakorum pakistano, in assoluto con un’impresa pericolosissima, è morto vicino a casa sua, in una arrampicata di allenamento. Era una guida straordinaria, gentile, affettuosissimo, un esperto. Mi domando come non abbia potuto mettere in conto il pericolo delle valanghe. Gli piaceva molto il teatro e ne parlavamo spesso durante le camminate.
Tanti amici se ne stanno andando in questo periodo, per incidenti vari, non per la pandemia. Ho un senso di solitudine estrema, perchè gli amici sono i testimoni della tua vita e delle tue esperienze, possono affermare che tu realmente sei vissuto,

hai amato e sofferto, hai lasciato una piccola orma. E’ molto difficile in qualche modo trovarne altri come loro, perchè è molto faticoso entrare in un contatto autentico, parlare, lasciare da parte ogni orgoglio e andare verso l’altro. Abbiamo tutti i mezzi per comunicare, ma non li usiamo per dire la nostra verità, per trasmetterci il vero amore, per capire i bisogni e le sofferenze dell’altro. Perchè dobbiamo pensare che un amico è solo quello che conosciamo da anni? Perchè perderlo è un dolore spaventoso? Perchè pensiamo che è impossibile trovare altre braccia che ci stringeranno fino a soffocare le lacrime? Perchè non ci fidiamo più di una condivisione d’amore? Perchè non rischiamo l’apertura dell’anima anche verso chi non conosciamo? Prima era tutto più semplice, spontaneo, ed è così che nacquero le grandi amicizie. Ora, con miriadi di emoticon a disposizione, siamo chiusi in una prigione emotiva di cui è stata persa la chiave. Spero di non essermi arresa,
Riposa in pace, amico caro.

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