Tutti gli anni, quando si avvicina San Valentino, mi ricordo del mio libro, cominciato e mai finito, sul Brasile.
Arrivai a Bahia alla ricerca dei luoghi di George Amado, delle spiagge amate da mio padre, della musica suonata tante volte. Invece ho trovato una bambina e lei ha trovato me. Era così piccola tra le mie braccia, così inaspettata, il peso di una piuma, una farfalla, un mazzetto di fiori. Nel tempo che la burocrazia brasiliana impiegò per legalizzarci come madre e figlia, cioè mesi, abbiamo vissuto nell’incertezza assoluta, in una piccola stanza in un

quartiere poverissimo, vicino all’oceano e a una favela, superando incredibili problemi di ogni tipo. Non c’era niente di pittoresco nè di turistico intorno a noi, solo cari amici che ci sostenevano. Se non siamo morte è perchè quello non era il nostro karma. Anche gli dei del Brasile ci guardarono con sospetto vedendo sulla pista l’aereo che finalmente ci riportava in Italia.
Quando mi chiesero quale nome volevo darti, il primo che mi venne in mente fu Valentina, perchè ha un legame con l’idea dell’amore.
E ora sei bellissima, davvero una piccola dea dell’amore!

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