Nonostante tutto, la mente di chi si occupa di spettacolo è sempre attiva in una sola direzione, the show must go on, che consiste nell’essere consapevole delle responsabilità nei confronti di molte persone che lavorano con te. Ieri sera, non riuscivo a dormire pensando che già da tempo avrei dovuto contattare gli sponsor per le nuove produzioni e che i problemi personali non devono infilarsi nell’impegno lavorativo. Così, colpevolizzandomi, mi sono addormentata e ho sognato di stare a Seoul, in una jimjilbang,

una specie di spa non di lusso, dove si può passare tutto il giorno, come nelle terme dell’antica Roma. Mi toglievo i vestiti ed entravo nelle docce, dove qualcuno mi massaggiava la schiena. La cosa mi imbarazzava, ma poi ho visto che tutti erano nudi e nessuno badava a me. Mi stendevo su un lettino e venivo inondata da acqua quasi bollente, mentre qualcun altro mi faceva uno scrub in ogni parte del corpo come se volesse staccarmi la pelle, muovendomi come fossi una bambola, indifferente alle mie lacrime di dolore e di vergogna. Alla fine potevo indossare una leggera vestaglia nera e sdraiarmi su un pavimento di legno riscaldato. Non ero sola. Il pavimento di legno caldo era un posto famigliare, qualcosa che conoscevo bene, una seconda madre amorevole e fonte di sicurezza. Si stava così bene, mi rotolavo e strofinavo beata, come una bambina. Mi sono addormentata nel sogno e risvegliata questa mattina con la consapevolezza che il nostro inconscio si prende cura di noi, nel bene e nel male, ed è fonte meravigliosa di ogni consolazione quando, almeno per caso, riusciamo a contattarlo.

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