Uno dei siti archeologici meno conosciuti e più belli di Roma è, senza dubbio, l’Auditorium di Mecenate. Al tempo del princeps Ottaviano Augusto i suoi Horti costeggiavano l’attuale via Merulana e contenevano al loro interno questo meraviglioso teatro, con una piccola cavea e una grande “platea”. Mecenate era un uomo ricchissimo e sensibile, che aveva fondato un circolo di artisti di talento eccezionale, a cui forniva tutto quello che serviva per vivere bene (a Orazio aveva regalato una grande villa in Sabina,

con contadini e servitori) e dedicarsi all’arte senza altre preoccupazioni. Vado spesso in questo luogo carico di fascino e mi fermo là dove penso che poggiassero i piedi Orazio o Virgilio per leggere le loro nuove opere a Mecenate, Augusto e ai loro illustri ospiti. E’ sempre una grande emozione. Spesso porto con me l’Eneide e rileggo i versi a bassa voce anche se non c’è mai nessuno, in particolare il libro IV, la storia d’amore tra Enea e Didone, regina di Cartagine. Enea, esule dalla città di Troia, arriva con i suoi compagni a Cartagine e trova accoglienza e onori. Purtroppo la Regina si innamora di questo eroe bisognoso di cure (Virgilio conosceva molto bene la psiche femminile) e gli offre tutto quello che ha. L’eroe, però, dopo un anno la abbandona, perchè afferma di avere la missione di fondare Roma (che nel frattempo si era già fondata da sola). La Regina per il dolore si uccide.
Mia nonna mi leggeva spesso questo poema sulle sponde di un ruscello, in Abruzzo, e ricordo ancora i suoi modi raffinati e gentili nel sottolineare versi e situazioni. Io però, pur essendo piccola, non accettavo che una grande donna generosa dovesse morire per uno che non l’amava. Essere lasciati da un tipo del genere, dicevo alla nonna, doveva portare a un giorno di festa nazionale e non di morte. La letteratura non segue queste regole, diceva la nonna, e nemmeno l’amore. Ma io pensavo che, invece di uccidermi, lo avrei messo in una prigione e avrei buttato la chiave nel mare di Cartagine.
Di certo Virgilio conosceva la bassa autostima delle donne: la regina era sopravvissuta alla morte del marito, era fuggita dalla Fenicia portando con sè un tesoro e degli amici fedeli, aveva convinto le autorità africane che la deridevano a darle una terra, aveva fondato una città e poi …
Uscendo dall’Auditorium di Mecenate si rientra immediatamente nel traffico di Roma, nella confusione, in un mondo un cui si fa l’amore e ci si lascia attraverso i post di Instagram, un mondo desertificato e vuoto. Ma l’Auditorium è un momento di bellezza vicino alle grandi anime del passato, un momento che vi prego di non perdere se abitate o venite a Roma.

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