Aristotele, nella Poetica, pose delle regole per il teatro, le famose unità di luogo, azione e tempo. Le prime due sono quasi ovvie, ma la terza? Perchè la nozione del tempo è così importante?
Viaggiare, ad esempio, è un modo per dilatare il tempo a nostro favore. Ci viene da dire: ho perso la nozione del tempo. Trasferirsi in un altro luogo, anche se in modo temporaneo, fa diventare presente quello che, quando eravamo nel passato, consideravamo futuro. Questo significa che il tempo in realtà non esiste o almeno che esiste solo un presente che chiamiamo passato o futuro secondo la nostra illusione.
Ho un amica che legge i tarocchi, molto brava, una star del web.
Se le racconto qualcosa che mi preoccupa, lei mi dice: ti faccio una stesa,

che significa estrarre 3 carte che rappresentano passato, presente e futuro. Per essere credibile sul futuro, il cartomante deve indovinare il passato su cose che assolutamente non può sapere.
Come fa? Lo percepisce nel presente.
Se siete mai stati sulla sponda di un fiume, sapete che l’acqua che vedete scorrere è fatta di tanti flussi. Il passato del fiume è la sorgente, la foce è il suo futuro ma voi, dal vostro punto di vista, vedete l’acqua di entrambi. E così quello che noi chiamiamo futuro è già avvenuto e solo perchè il nostro punto di vista è limitato non riusciamo a percepirlo. Solo alcuni, dotati di una visuale più ampia, riescono a sintetizzare il tempo nella sua unità del presente, come tutti noi vediamo la luce delle stelle che si sono spente da secoli.
E’ dunque corretto rispettare anche oggi in teatro le regole di Aristotele. Lo spettatore viene trattenuto per quasi due ore nel presente: ciò lo aiuta a concentrarsi, a vivere un’emozione con sincerità, a voler agire in presenza e queste abilità potrebbe riportarle nella sua vita per migliorarla. Quando Gesù disse che il regno dei cieli appartiene ai bambini, credo che volesse esprimere questo concetto: la vita è piena e bellissima solo se si vive sempre in un luminoso presente, proprio come i bambini.

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