Era un’abitudine presa durante il lockdown quella di cenare in terrazza con i miei vicini, quasi tutti stranieri, felicemente bloccati in Italia. Ricordo un amico palestinese che diceva di essere incantato dalla pace che c’era in casa mia pur con il pericolo dei cani per la sua allergia, perennemente innamorato ma consapevole del pericolo che questo comportava per la sua pace interiore, amante della pasta che gli dava un senso di pace ma pericolosa per la sua forma fisica. Pace e pericolo erano parole che ripeteva spesso, in un melodioso italiano, sentimenti altalenanti nella sua anima. Ora è nel suo paese. A lui e tutto il Medio Oriente un forte pensiero d’amore.

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