Chiede Marco: che succede quando la sceneggiatura teatrale è terminata?

La tua domanda arriva a proposito, perchè ho da poco terminato un testo su commissione e l’ho consegnato al regista, Paolo Perelli. Ne stiamo parlando da alcuni mesi, ma ancora non è perfetto, alcuni elementi vanno aggiunti, altri ampliati, altri semplificati. Intanto già si ragiona sulla realizzazione: scena finale, scenografia, attori, consulenze esterne per particolari effetti. Al termine del rifacimento c’è una call con regista, autore e una terza persona che ha l’incarico di leggere il testo, non di recitarlo, solo per capire se funziona o se ha bisogno di un altro giro di correzioni.

E questa è la prima parte.
Vi ricordo che se considerate sacre e inviolabili le battute che scrivete, allora questo lavoro non fa per voi. Lo sceneggiatore è una persona sorridente e disponibile 🙁 che ascolta tutti, accetta le obiezioni, riflette, cambia, riascolta, crea nuove situazioni senza mostrare nervosismo o disappunto. Bisogna essere duttili come creta e pronti a ricreare da zero una scena o un personaggio. Ma questo capita di rado e comunque sto parlando di opere commissionate. I testi che uno scrive per proprio conto seguono altre strade che poi vi racconterò. Attenzione: ci sono compagnie che, specie se siete autori esordienti, prendono il testo , lo modificano e lo mettono in scena come fosse loro proprietà. Ma è un errore terribile, per il karma della compagnia intendo, un’azione arrogante ma frequente, che privilegia l’individualismo e non rispetta il lavoro altrui. Fate patti chiari anticipati e non fatevi divorare dagli squali di passaggio anche se sembrano rassicuranti.

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