Nostos in greco antico significa ritorno, mentre algos significa sofferenza. Il dolore ha spesso origine dalla fusione di nostos+ algos, cioè dalla nostalgia, desiderio di riavere qualcosa o qualcuno, di tornare al passato. Posso avere nostalgia della terra dove sono nato, di una persona, dell’infanzia o di uno stato precedente, di tutto ciò che è lontanto e irraggiungibile e la depressione spesso deriva dall’idea che sia necessario andare altrove, con altre persone, con un lavoro diverso,

un nuovo amore, in una situazione che dovrebbe essere somigliante all’idea che ci portiamo dentro di una felicità che conosciamo, perchè chissà dove l’abbiamo sperimentata e perduta. Crediamo che sarebbe meglio morire piuttosto che subire questa spaventosa separazione dal nostro personale Eden. La nostalgia è un demone implacabile.
Ulisse, eroe del nostos, sogna il suo ritorno a Itaca, la sua reggia, la sposa, il figlio e, per riaverli, compie una strage efferata. Quando tutto è compiuto e riconquistato, ha di nuovo nostalgia dei viaggi in mare, oltre le colonne d’Ercole, in mondi mai esplorati. E riparte.
Tempo fa avevo un sogno ricorrente: conversavo seduta su un prato con un giovane uomo e sentivo un grande amore scorrere tra di noi. Quando mi svegliavo, rimanevo a lungo sotto l’incanto del sogno e dell’amore sovrumano che emanava. Lo sognai molte volte, con ambientazioni diverse e sconosciute. Quell’anno andai per lavoro in una capitale europea. Dovevo restare per una settimana. Incredibile a dirsi, ma per varie volte, in luoghi diversi, vidi il ragazzo del sogno. Era ovunque: in metro, in motorino, a piedi mangiando un gelato, anche in una foto comparsa all’improvviso sul web. Non l’ho dimenticato, so che è un ricordo di una vita passata chissà dove, un’esperienza misteriosa e irraggiungibile che mi procura talvolta nostalgia. E’ il mio nostos che prima o poi la vita inghiottirà per sempre, insieme alla mia nostalgia.

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