Chibok, Nigeria, 14 aprile 2014
Più di 200 ragazzine stanno riposando nel dormitorio della loro scuola, in attesa degli esami di fine anno. Durante la notte, i miliziani di Boko Haram entrano, le rapiscono e le portano nella foresta di Sambisa. Al di fuori delle famiglie, nessuno sembra conoscerle , neppure si sa il numero preciso delle adolescenti rubate, stuprate e ridotte in schiavitù. I media internazionali se ne interessano per un po’, ma presto cade il silenzio. Altre ragazze subiscono la stessa sorte e alcune sono state liberate dall’esercito nigeriano che ci teneva a far bella figura davanti al mondo. Ma quelle circa 200 di Chibok sono scomparse e dimenticate. Erano piccole,

avevano una migliore amica, un amore da sognare, una canzone preferita, aiutavano a casa e nei campi, giocavano con i loro fratelli, avevano progetti per il futuro. Io penso a loro ogni volta che bacio mia figlia e so che dorme tranquilla nel suo letto. Tremo anche per lei , perchè non conosco donne che non siano state molestate o violentate. Questa è la realtà, non so come potrà cambiare se ancora oggi ci sono uomini che adorano il loro organo sessuale come fosse una divinità assetata di sacrifici umani. Non voglio generalizzare, esistono anche molti uomini meravigliosi, che offrono, prima di ogni altro attributo, un cuore pieno d’amore.
Ma comunque, per tornare all’orrore di Chibok, la cosa che mi fa più rabbia è che abbiamo insegnato il marketing ai Boko Haram: rapire le donne li ha resi visibili.

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