Il mio amico e regista Paolo, con la sua solita tranquillità, mi ha detto che l’ultimo testo che ho scritto “E’ vietato l’accesso agli estranei” debutterà alla fine dell’anno, cominciando a testarlo nella provincia, in teatri che già hanno dato l’ok e con un bacino di utenza forte e affidabile, per poi arrivare a Roma già abbondantemente rodato. Questo perchè è un testo complicatissimo, realmente immersivo (con tutto quello che il genere comporta) e con molte difficoltà tecniche e interpretative. In più nemmeno sappiamo quale sarà l’effetto sociale della nuova variante pandemica. In questo periodo mi stavo felicemente occupando di altro e la notizia mi ha allarmato e angosciato. E’ sempre così, per me andare in scena è forte motivo di stress anche se non sono io a salire sul palcoscenico. Non ci si abitua mai. E’ come quando si esce da una relazione difficile e ci si ripromette di non innamorarsi più. E’ impossibile.

La mia relazione con il teatro, forse a causa di un carattere timido e riservato, è senza dubbio una delle più difficili, impegnative e faticose della vita. Eppure ci ricado sempre con lo stesso entusiasmo e lo stesso senso di colpevolezza, come di fare cose proibite, di manovrare misteri cosmici, di dare il via a incantesimi segreti.

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