Incontro in centro un giornalista per raccontargli i dettagli del nostro ultimo lavoro in studio. So quello che gli devo dire, lo abbiamo stabilito in una lunga riunione, e l’ho imparato a memoria. Devo solo essere gentile e distante, normale routine. Non ne ho voglia, comunque. Ho perso quel tipo di resistenza che mostra una cortesia professionale, un sorriso intorpidito e un’espressione vagamente interessata. Lo guardo, vedo che muove la bocca, deduco che sta chiedendo qualcosa. Mi viene in mente che il parcheggio scade tra mezz’ora, che tornando devo lasciare la macchina dal meccanico e comprare le vitamine per il cane.
Lui chiude la bocca, quindi tocca a me. Ripeto tutto quando si è deciso di dire, l’ho memorizzato perfettamente.
Il giornalista riapre la bocca. Fa un caldo da svenire, penso che non potremo mai riaprire i teatri alle condizioni del governo, noi accogliamo e non possiamo

trasformarci in controllori e buttafuori. Una coppia anziana ci passa vicino cercando un tavolo libero, lo trova con un sospiro di sollievo. Mi viene in mente che una volta, avrò avuto neanche 5 anni, chiesi a mia nonna notizie del nonno.
“Infandum, regina, iubes renovare dolorem“, rispose lei. Di quel verso sublime colsi solo la parola “regina” e per tutto il giorno mi comportai e parlai come una dama di altissimo rango. “Dolorem” non la presi neanche in considerazione. E’ quello che sto facendo anche adesso?
Lui chiude la bocca e io gli propino la seconda parte concordata. Gli sorrido, mi alzo e lo saluto. Lui cerca di chiedere altre informazioni, ma mi avvio nella piazza assolata, sperando di non scivolare sui tacchi. Ho già il senso di colpa per aver mancato un contatto umano. Da un po’ di tempo esagero in un senso o nell’altro. Mi fermo e immergo le mani nella fontana e poi le braccia fino ai gomiti. Un bambino mi spruzza l’acqua sul viso. Giochiamo insieme ma siamo interrotti dall’arrivo del corteo dei no vax. Li guardo a bocca aperta, con i loro cartelli e qualche slogan infantile. In Italia non c’è lavoro, le fabbriche in attivo vengono delocalizzate e gli operai licenziati. Siamo sull’orlo della catastrofe economica, eppure si fanno manifestazioni risibili sul green pass…
E’ surreale, tra poco l’ Europa sarà percorsa dall’incendio della rivolta, oppure morirà. Parleremo di questi come tempi felici. Qualcuno ha scritto che la felicità è come avere una finestra di vetro dentro la testa. Devi starci aggrappato, perchè se si rompe vai a finire da un’altra parte della vita.
Guido verso casa, con l’emozione segreta che tra poco l’estate sarà finita e Vertecchi metterà in vetrina alberi e addobbi per il Natale. E pioverà tutto il giorno per tanti giorni.

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