Questo agosto che chiude i suoi occhi assonnati, come diceva Hesse, ha portato tante vibrazioni diverse, ostacoli, nuovi panorami anche psicologici, incertezze, gioia, panico e tanto altro. La mente ora dice che deve ricominciare a lavorare, fa elenchi, crea orari e ricorda scadenze, mentre il corpo e l’anima tirano in senso inverso. Vogliono ancora essere liberi nella natura, godersi piccole cose, indossare piccole cose, mangiare piccolissime cose, emozionarsi per tutto, vivere di niente.
Ho scoperto che l’identità è un ostacolo e che l’idea che abbiamo della nostra persona va trasceso, altrimenti creiamo un grosso albero dei problemi che darà quanto prima i suoi frutti abbondanti. Se invece si taglia quell’albero alla radice, si trova uno spazio immenso all’interno del nostro essere, luminoso, sicuro, un posto di pace e silenzio sovrumano,

dove possiamo vedere i nostri pensieri attraversare il cielo come nuvole passeggere e allontanarsi.
L’osservazione di ciò che ci causa sofferenza produce un naturale distacco, assolutamente privo di sforzo. Come fa uno scienziato che guarda al microscopio i microbi o i parassiti: ne studia la natura senza coinvolgimento emotivo.
Torniamo con dolcezza e rispetto a “llamar a la puerta”, quel fiabesco bussare alla porta della psiche profonda. E quando entriamo lasciamo fuori le scarpe, la mente psicologica, il passato, il futuro e le sue previsioni, l’identità personale. Tranquilli, è solo per poco, all’uscita troveremo tutti lì ad aspettarci, non perderemo niente.
Ciò che stai cercando,
è lì nel posto da dove stai cercando”
Francesco d’Assisi
E come Francesco restiamo il più possibile uniti alla natura e ai suoi silenzi. Tutto il tempo possibile.

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