Anche se aveva un’età avanzata, la notizia della perdita di Joan Didion è stata un colpo al cuore. Madre mia, madre di tutti, la regina e la luce, la dea. La sentivo particolarmente vicina per tante modalità in comune della vita. Anche lei, ad esempio, era madre adottiva, in situazioni apparentemente più semplici, per quanto avere figli possa essere semplice. A un certo punto, infatti, la sua vita si è drammaticamente complicata e tutto è precipitato. Joan Didion ci ha insegnato a capire il dolore, a gestirlo, accoglierlo, a non mostrarlo se non al fine di aiutare gli altri.
Quel dolore che sfregia l’anima, la perdita definitiva di chi si ama, lo strappo che nessun terapeuta, nessuna gratificazione, nessun nuovo amore potrà mai ricucire. Una volta il Presidente Obama le assegnò una onorificenza.

Lei già anziana, piccola, fragile, sembrava lontanissima da tutto, incapace di interagire con tante persone che volevano celebrarla. Non riusciva a dire niente, estranea e irraggiungibile, quella magica donna che ha insegnato al mondo come si attraversa la vita, a testa alta e continuando ad amare, nonostante tutto.
Il libro che amo di più? Sono due: L’anno del pensiero magico e Blue Nights. Ma non c’è una classifica per chi scrive sulla verità estrema della vita.

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