Sognando Roma
18 Novembre 2025
Tornando a casa a piedi, guardavo i bellissimi palazzi di via Veneto con l'impatto meraviglioso sul paesaggio urbano delle mura Aureliane, anche nella stretta soffocante del traffico. Pensavo a come d...Tornando a casa a piedi, guardavo i bellissimi palazzi di via Veneto con l’impatto meraviglioso sul paesaggio urbano delle mura Aureliane, anche nella stretta soffocante del traffico. Pensavo a come doveva apparire quel tratto di strada nella grande Roma dei Cesari. Le domus, case dei benestanti, si stendevano in senso orizzontale e rivolgevano solo un muro cieco verso la strada, mentre le insulae, simili ai nostri isolati, si ergevano in verticale, con costruzioni molto azzardate e poco stabili, per oltre 20 venti metri di altezza, che si aprivano sulla strada con botteghe di ogni tipo. Le insulae avevano splendidi balconi con gerani e piante ombrose, quasi come in una città giardino, a volte con interni lussuosi, con affreschi e mobili pregiati, a volte come espressione di assoluta indigenza. Le mura erano fragili, le stanze comunque piccole, fredde, scarsamente illuminate e piuttosto sporche per la difficoltà di far arrivare l’acqua in alto.
Per la fragilità dei materiali, i crolli erano all’ordine del giorno, come gli incendi a causa dei bracieri. Il ricco Crasso, già proprietario di mezza Roma, accorreva sul luogo del disastro, comprava il terreno del proprietario disperato a basso presso e poi, con una squadra di muratori addestrati ricostruiva una nuova insula che affittava a prezzi altissimi. Più tardi Augusto creò un corpo di Vigili del fuoco (di cui recentemente è stata riportata alla luce una splendida caserma), ma Crasso, come ogni diligente palazzinaro, continuò con i suoi grassi affari indisturbato. Si dovette aspettare Traiano per avere un acquedotto che potesse sostituire degnamente i pozzi e le cui derivazioni in case private erano concesse solo ai grandi benefattori dell’Urbe.
Si dice che la Roma attuale sia precisamente ubicata sulle insulae e che un antico romano redivivo potrebbe tranquillamente ritrovare la porta di casa. Il mio quartiere, circondato da parchi meravigliosi, ora è limitrofo al Villaggio olimpico, ma un tempo si sarebbe trovato in aperta campagna, nel luogo dove i romani festeggiavano Anna Perenna (sorella della regina Didone) con lunghi pic nic e grandi bevute. La nostra Pasquetta sarebbe il ricordo di quelle memorabili scampagnate primaverili.
Tante notizie mi si affollavano nella mente in quel tragitto, così, alla rinfusa, ricordo di una fortunatissima trasmissione radiofonica che feci con un amico americano. L’intento era quello di sfatare le false credenze sull’antica Roma diffuse da un certo cinema superficiale, ma sempre in modo leggero, divertente. La trasmissione ebbe un grande successo, cosa rara in radio, e fu esportata all’estero.
Quante cose abbiamo fatto nella nostra vita!
Pensateci, ognuno nel proprio ramo di interesse, nessuno escluso, almeno finchè siamo stati in buona fede.
Continuiamo a progettare, a sognare, a diffondere quello che sappiamo, a credere che possiamo cambiare qualcosa nel mondo, anche una piccola credenza sbagliata.