Biografie biodegradabili

5 Maggio 2025

"Questa non è la mia vita!" rispondo angosciata a un'amica che mi racconta i fatti di un lontano e comune passato. Siamo abituati a credere che dal momento della nascita il destino ci immatricola in ...

“Questa non è la mia vita!” rispondo angosciata a un’amica che mi racconta i fatti di un lontano e comune passato. Siamo abituati a credere che dal momento della nascita il destino ci immatricola in una vicenda qualsiasi di cui saremo protagonisti eroici o sfigati. Quale dei due lo decidono i condizionamenti, ma non lo sappiamo ancora. Così indossiamo la maschera che rimanda ad una identità molto ben delineata che si scontra o si incontra con quello che c’è al di fuori. Ci pare che siano fondamentali il giorno e l’ora della nascita e per tutta la vita, nel bene e nel male, a ogni giro intorno al Sole ci chiediamo:”Questo compleanno come mi trova? Ho amici e parenti che si ricordano di me? Ho un amore? Entusiasmo nel lavoro? ” Insomma l’idea base è che tutto giri intorno alla nostra persona e alla falsa visione che ne abbiamo.
Durante un seminario qualcuno mi chiese:”Cosa devo fare per formarmi un giudizio su ciò che ho vissuto? Come faccio a scrivere di me, della mia vita e non dei miei pensieri?”
Gli risposi con sincerità che, nella scrittura di una biografia sorge la sensazione di trovarsi di fronte ad un insieme privo di forma, composto da periodi che sembrano isolati, senza connessione e con fratture, ed eventi indesiderati.
“Il fatto di sentirti in difficoltà costituisce un’interruzione della tua storia?” gli chiesi.
“Sì, mi fa l’effetto di un ostacolo insensato che mi sovrasta” rispose.
Gli dissi che potevo capirlo.
Anche nella mia storia c’era un camminare ritmico e pacato di superficie, ma era una costruzione artificiale, un castello di credenze. Poi qualcosa mi ha preso per mano e mi ha scaraventato in tutte le direzioni. L’eroina buona e ubbidiente si è ritrovata a contatto con ambienti, persone, paesaggi, sistemi di pensiero così diversi da quelli di nascita, così mutevoli e aggressivi da costringermi a inventarmi un avatar (che uso ancora) che si occupasse di tutto e dell’elaborazione del tutto, permettendomi un salvifico distacco. Guardando l’atavar agire, ti accorgi che la vita scorre anche se non te ne preoccupi, anzi scorre meglio. Se mi giro a guardare indietro, mi vedo passare attraverso il tempo, minacciata e attaccata da eventi che hanno provocato dolore e limitato la libertà. Eppure mi sarebbe stato facile dire: sono l’autrice della mia storia, non sono un prodotto delle circostanze. Il fatto che nel corso del tempo sperimentiamo noi stessi sempre come lo stesso essere, deve spingerci alla ricerca di qualcosa che rimane intoccato e sempre identico a se stesso, indipendente da ciò che accade. Senza questo qualcosa, l’esperienza di identità attraverso il tempo sarebbe impossibile. Scrivendo la propria biografia, dobbiamo rivolgerci a ciò che in noi è immodificabile. Se andiamo cercando l’Io come oggetto di analisi non lo troveremo, perchè non è un oggetto. Nel momento in cui consideriamo l’enigma dell’io, la scrittura muore, perchè la lingua fa naufragio. Possiamo solo dire: nella mia essenza ieri ero e oggi sono esattamente lo stesso.
Cominciare da lì.
Con questa minima riflessione rispondo a M. D., che mi aveva chiesto aiuto per scrivere la propria biografia.
Aggiungo: se non sarà biografia sarà diario. Tu scrivi, continua a scrivere.