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Nonna, come si affronta il dolore?
Nella mia infanzia c’è stato un salto generazionale, nel senso che mia madre sparì in un vortice di follia e autodistruzione e al suo posto rimase, finchè le è stato possibile, una meravigliosa nonna. Se oggi scrivo (e la scrittura mi ha salvato la vita) lo devo a lei, alla sua instancabile capacità di raccontare storie anche con pochissimi elementi, anche se la stanchezza le faceva chiudere gli occhi e ciondolare la testa. Storie di fate, di apparizioni mariane, di umili frati che venivano di notte a recitare il rosario, di bambine che si ostinavano a cercare fragole e a perdersi nel bosco. Sentiva l’impazienza della mia anima contro me stessa, la mia inquietudine, tanto simile a quella di mia madre.
Nonna come si affronta il dolore? le chiedevo
Non si affronta, si guarda attentamente, per vedere la sua parte di luce, per accettarlo come una cosa che ci appartiene.
Non voglio accettare il dolore! le rispondevo con rabbia. E le iniziava la sua narrazione, una piccola favola che versava balsamo sopra le mie ferite.
Continuo a raccontare a me stessa e agli altri favole di ogni tipo, e solo scrivendo riesco a entrare nel dolore a occhi aperti per vederlo svanire.