Garder le silence
12 Dicembre 2025
Sì, sì, è proprio lei, mi sono detta quardando questa foto che mi è stata inviata dalla Findhorn Foundation insieme con una breve riflessione motivazionale."Grazie per l'amore, per il sostegno, la...Sì, sì, è proprio lei, mi sono detta quardando questa foto che mi è stata inviata dalla Findhorn Foundation insieme con una breve riflessione motivazionale.
“Grazie per l’amore, per il sostegno, la cura e l’impegno con lo spirito della nostra comunità globale nel corso di questi anni. Vi invitiamo a restare sempre uniti nel prossimo capitolo della costruzione di un mondo di pace e di amore insieme.”
Ho riguardato in ogni particolare la foto perchè ebbi la fortuna di abitare proprio lì, nell’ incredibile isola di Iona, nelle Ebridi interne, grande come villa Borghese a Roma, anche se si percepisce come un incredibile spazio illimitato. Bellezza estrema e silenzio, queste le caratteristiche più evidenti.
Vi racconto come funziona o almeno come ha funzionato con me.
All’inizio c’era il casino. Ero lì con alcuni amici italiani per un seminario di cui ho completamente dimenticato l’argomento. Dopo 15 giorni se ne andarono tutti a casa e rimasi con un’amica di lunga data. Decidemmo di restare perchè tornare a casa ci angosciava. Non volevamo lasciare la Scozia, ma soprattutto il modo di vivere che ci rendeva felici ogni volta che stavamo a Findhorn o in qualcuna delle sedi che la fondazione utilizzava per ritiri o seminari. Passammo il tempo camminando, correndo, nuotando, meditando e chiacchierando fino alla nausea. Poi lei decise di prendere il traghetto e rimasi sola.
Il silenzio può essere molto assordante, lo confermo.
Dovevo lavorare a qualcosa, per fortuna, e finchè restavo concentrata andava tutto bene. Appena smettevo, la mente cominciava a parlare ininterrottamente e si ricordava di tutto, anche di cose che credevo definitivamente rimosse. Un monologo incessante.
Sit back and breathe, questo era il mio esordio difensivo, ma poi entrava mia madre, mio padre, i loro difetti con il solito codazzo di dolore,rancori e rimpianti, poi quel viaggio in cui mi ero ammalata, quel posto dove i colleghi… e quella violenza subita….e quando sarebbe arrivato il prossimo traghetto. Da impazzire. E poi c’era la notte, la spaventosamente oscura notte di Iona, quando tutto si accentuava e mi tormentava fino all’alba. Un giorno fui consapevole di quell’ego ripiegato su se stesso ed ebbi l’impressione che fosse qualcosa di poco attraente. Perchè perdevo tempo ad ascoltarlo?
Fu allora che si fece spazio il silenzio. Non da un’ora all ‘altra o da un giorno all’altro. Ci volle tempo, non so quanto, ma avvenne il miracolo. Chiacchiere e silenzio si alternavano, ma la mente stava perdendo terreno. I giorni passavano e nessuno mi cercava, anche perchè nessuno poteva contattarmi. Il silenzio dell’isola, il mio silenzio interiore… Non desideravo altro. Speravo solo di essere dimenticata.
Poi qualcuno molto speciale decise che era tempo che io tornassi, qualcuno che aveva intuito dove mi ero rintanata, in tutti i sensi. Venne con la sua barca e mi portò a forza a Edimburgo, nel grande momento del Fringe festival, un teatro a cielo aperto.
Mi disse sorridendo: Ci sono persone che vorrebbero conoscerti. Vuoi incontrarle e parlare con loro?
Risposi di sì, la prima parola che pronunciai da quando avevo lasciato Iona, e mi svegliai all’improvviso con un grandioso senso di liberazione e di ritorno a casa.