Haragei, ovvero l’ignoto
20 Luglio 2025
Forse la lingua giapponese è una delle più complesse al mondo ed è davvero un’impresa tradurla. Haragei è una di quelle parole che tenta di spiegare e superare le difficoltà della comunicazione...Forse la lingua giapponese è una delle più complesse al mondo ed è davvero un’impresa tradurla. Haragei è una di quelle parole che tenta di spiegare e superare le difficoltà della comunicazione umana. Parliamo con la voce, ma comunichiamo con gli occhi, le mani, il respiro, la postura. Con la voce passa una minima parte di ciò che la mente elabora, con il resto una fetta massiccia di quella che crediamo sia la verità. Haragei è l’intuizione al buio, la dichiarazione di impossibilità ad essere interi senza l’altro, senza ruolo, senza finzione.
Il corpo, il respiro, lo sguardo si parlano incessantemente, la voce emette suoni.
Haragei potrebbe significare connettersi, incastrarsi, far combaciare i pezzi sparsi della comunicazione. Una parola che è quasi un nonsenso, poichè siamo misteri a noi stessi e agli altri.
E questo è incantevole quanto è ingenua la ricerca a tutti i costi di un dato sicuro per la conoscenza. La verità potrebbe essere l’impressione di piacersi o no, essere attratti o infastidirsi, tutto quello che si prova e il suo contrario.
Le antenne invisibili si muovono mentre comunichiamo, si toccano anche a distanza, fanno congetture ma poi si ritraggono esauste e deluse.
L’umanità ha questo limite, non riesce veramente ad esprimersi, non ricorda nulla dei mondi infiniti e delle azzurre lontananze che ha vissuto.
Haragei: intuire di poter essere compatibili.
Forse.