Keith, il parrucchiere e la ghianda

Hanno aperto un negozio di  parrucchiere molto stiloso nella mia strada. Sono entrata per curiosità e ho avuto subito la certezza che molte cose non funzionassero nel mio look. Dovevo essere mesciata, scurita, illuminata, setificata, accorciata, boccolata e spettinata. Le unghie poi… rifatte ab ovo. E le sopracciglia? Un tatuaggio sine dubio. Non c’era un punto in me che poteva avere l’apparenza di ordine e armonia. Eppure sono una che si armonizza appena può.
Il parrucchiere, guardandomi con pacato disprezzo,  ha detto che fin da piccolo sentiva di avere questa missione nei confronti delle donne e si sentiva felice se poteva renderle belle e seducenti. Mi è venuto in mente il bel libro di James Hillman, Il codice dell’anima, che mi fu regalato da Keith Urban quando lavorai per lui.  Tutti abbiamo la sensazione che qualcosa ci chiami a percorrere una certa strada: un bisogno pressante o improvviso, una fascinazione, un insieme di circostanze che ci ha colpito con la forza di un’ annunciazione. Oppure, come raccontava Keith, potrebbe accadere che la chiamata non sia tanto vivida, ma più simile a piccole spinte verso un approdo, mentre ci si lascia galleggiare sulla corrente pensando ad altro. Spesso, ripercorrendo la nostra storia, diamo più importanza ai traumi subiti e alle offese ricevute, mentre ciò che è davvero impresso in noi è l’immagine di un preciso carattere individuale dotato di tratti indelebili, la percezione del nostro destino, la ghianda, il senso della propria vocazione che in tante vite è andato smarrito e che non ha niente a che vedere con la religiosità. Se sono al mondo è perchè ci sono cose a cui mi devo dedicare al di là del quotidiano. Per ritrovarlo non servono gli usurati schemi psicologici. Non serve mettere in fila le farie fasi della vita, come se la nostra esistenza possa essere descritta al futuro anteriore. Il nostro Keith, in condizioni avverse, ha iniziato a suonare la chitarra senza saper leggere la musica (ancora oggi non sa farlo) e sotto le sollecitazione del daimon è diventato uno dei più apprezzati musicisti al mondo. Cerchiamo di non appiattire la vita con il modo stesso in cui la concepiamo. Non è una vita scritta da un codice genetico, da traumi e da incidenti sociali, come afferma Hillman. Secondo la teoria della ghianda, ciascuna persona è portatrice di una unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta. Noi siamo l’immagine innata del nostro destino, non  un  processo o un evolversi. Come diceva Picasso:” Io non mi evolvo. Io sono”.
L’idea che il daimon abbia a cuore il nostro interesse è probabilmente l’aspetto della teoria più difficile da accettare. Nonostante questa protezione invisibile, noi preferiamo immaginarci gettati nudi nel mondo, vulnerabili e completamente soli. Mi fermo qui, aspetto i vostri sempre graditi commenti per continuare. E vi dirò se sono uscita dal negozio bella e seducente.

 

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