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LA PLAYLIST

monologo di Paola Moretti

(Il protagonista è un uomo di età indefinibile, ma come invecchiato precocemente . Ha l’aspetto di chi non si cura di sé e indossa gli stessi abiti da molto tempo, anche per dormire. Tutto intorno a lui è essenziale, disordinato e sporco: un sacco a pelo, uno zaino, un tavolo con un computer e un telefono, piatti di plastica e scatolette di cibo in terra.

Si sveglia, si stiracchia nel sacco a pelo, si guarda intorno con soddisfazione.)

– Sono di nuovo qui, care piccole cose, il mattino di un mondo perfetto.

Un benedetto giorno di pace, la mia voce, qualche suono compatibile , le ultime note prima del silenzio assoluto. Questa è la grande novità. Sono tutti spariti, rintanati nelle loro case. Anche le loro voci si stanno spegnendo… si abituano a stare nascosti e nessuno più si interessa a me. Sono libero?

Difficile da credere dopo anni passati a nascondermi, a cambiare forma, a distanziare con un sorriso tutti quelli che si avvicinavano alla mia porta. Un sorriso specchio del loro sorriso, uno scambio di ghigni, almeno finchè restavano nel confine da me stabilito con calcoli precisi e non negoziabili. Non sapevano che sarebbe bastato un passo in più nel mio spazio vitale, una leggera flessione del corpo o solo della testa, un tic della mano…
Ma non voglio pensarci, il passato non mi interessa più. Di fondo non sono un violento. Anzi, non c’è nessuno più mite e dolce di me. Basta accettare le regole.

Le mie regole.
Io non ho mai invitato nessuno a starmi vicino … a fare conversazione, a condividere il mio spazio e la mia aria… mai un incoraggiamento per i miei simili, come si dice… Simili a chi? Io a loro? Tutti a qualcun altro? E’ difficile stabilire un criterio e, se devo essere sincero, non mi interessa, perciò è inutile starmi addosso. Non ho bisogno di nessuno, non ho mai nostalgia della vita sociale…

(stringe a sé il computer) Da solo io vivo…brucio…splendo!

Per questo mi odiano e non danno pace. Vengono, guardano, criticano, mi soffiano il loro alito sulla faccia… una parte così delicata..tenera…personale. Devo difendermi, ritrovare il mio equilibrio ….ma è una tale perdita di tempo…uno stress…non sono più quello di una volta…e non sono mai stato un guerriero… fin dall’inizio, da quando venni in questo caro, vecchio mondo. Di fottuti guardoni.
E io credo che se pure ci fosse uno spazio vuoto, dove l’immaginazione non possa arrivare, sprofondato nel silenzio assoluto, privo di luce, di suoni, di aria, di vita… (in un crescendo di rabbia) sarebbe già lì ad aspettarmi…la buona intenzione…la voce del bene…a riempirmi di ciarle, di sputi, di bave e di come eravamo e come saremo e cosa siamo stati e che diventeremo e spegni quel coso e va’ da un medico, va’ da un prete, apriti sorridi rispondi guardati intorno guarda come sei ridotto, pensa a chi soffre, malato, morto, anche tu lo sarai, non sei diverso, non devi, non sai, non puoi stare senza una vera…compagnia. (pausa)

Ma perché mi tormento? Basta con questi ricordi. Sono ancora condizionato dal passato, non riesco a credere nel paradiso terrestre . E’ il tempo benedetto del coprirsi la bocca e stare lontano gli uni dagli altri in uno spazio sicuro. Un sogno diventato realtà… ma non riesco a lasciarmi andare, ancora non posso, ho bisogno di tempo per abituarmi alla felicità.

Io sono paziente. Capisco quanto sia difficile per gli altri esseri umani controllare le parole. Sono fatti così, irresponsabili. Ne sputano a milioni, anche se non c’è niente da dire. Uno sciame impazzito…rabbioso…assetato di sangue…di energia.

Ma va bene, lasciate che le parole vengano a me… posso capirvi bambine care, eternamente giovani e invadenti, correte pure tra le mie braccia, sono dolce, tranquillo, come morto, con gli occhi aperti rivolti verso il cielo, ultimo amoroso omaggio alla vita.

E poi basta. Finito. Superate tutte le scorte di sopportazione, impossibile tornare indietro.. (Si muove rigido come un robot, mentre continua a parlare)

All’improvviso ho l’assoluta necessità di passare al polo opposto…uno due uno due uno due…e non c’è modo…di fermare…il movimento…e tornare…alla quiete…al controllo… sarei capace di fare qualsiasi cosa… perché no? …anche di… sì anche di uccidere, prima che… sì prima che tutto il ciclo sia completamente esaurito. (pausa)

No, no, ecco che sbaglio di nuovo, basta, è tutto finito, il mio mondo sta per rinascere, l’ascensione è vicina, ho bisogno solo di ripulirmi un po’, sono ancora troppo condizionato, intossicato.
Devo fare cose che mi tengano ancorato alla nuova vita.

Quali? Ancora non lo so.
E’ un terreno nuovo, non devo essere precipitoso.
Sono uscito la scorsa settimana… o forse due o tre settimane fa… non si può tenere il conto di tutto. Sono uscito per la prima volta quando tutti si erano appena chiusi nelle loro tane nella speranza di tener fuori il contagio. Non potevo credere a un simile regalo della vita, dovevo sperimentare. Non do mai per certo niente se non sperimento, sono fatto così. Anche da bambino, non mi fidavo di nessuno. Ti mettono al mondo e poi cercano di farti morire, appena si accorgono che sei un ostacolo alla loro sopravvivenza.

Mia madre mi guardava con i suoi occhi da gallina che ha scoperto di aver covato un rettile. Continuava a cercare una somiglianza che potesse giustificare il suo tempo sprecato a mettermi al mondo. Non poteva credere di essersi rovinata la vita per uno come me, così diverso da lei che avrebbe voluto una festa ogni sera, con musica, birra e tutti quelli che chiamava amici…(pausa)

Insomma sono uscito… una rampa di scale e poi un’altra, piano, per non farmi sentire, un passo dopo l’altro. Mi è arrivato il suono di una musica dozzinale, canzoni d’amore, per così dire, una playlist ripetuta all’infinito. Ancora due rampe… Il suono veniva da lì. Forse nessuno l’ascoltava più da un pezzo. Forse qualcuno era morto lasciando le sue ultime volontà in una colonna sonora di pessimo gusto…

Mi ero imposto di non essere precipitoso, abbassare la guardia sarebbe stato un terribile sbaglio. Ne ero consapevole, ma l’ho fatto. Ho appoggiato un orecchio al muro. Nessun segno di vita.
Ho dato un’occhiata al cortile. Deserto anche quello, lo sguardo poteva spaziare sui muri già pieni di erba e di lucertole appena nate, libere di sfrecciare senza paura.

Una volta c’erano bambini che giocavano, piccoli mostri ripugnanti, con le loro urla di maiali al macello fino a sera, quando cadevano a terra e qualcuno li trascinava via. Quelle voci le ho ancora nelle orecchie, un tormento. E io ho sempre assoluto bisogno di concentrazione, sono tante le cose da portare a termine … anche in queste giornate benedette.

Le mie piccole creature da riordinare, le collezioni, scolorite, mescolate, forse rovinate per sempre. Non voglio essere pessimista, ma certe cose non si fanno in un attimo e se, mentre stai decidendo di metterti all’opera, a qualcuno venisse in mente di bussare alla porta o di cominciare una conversazione…

Ma no, ma no, devo smetterla, accettare la felicità… tutti sono impegnati a sopravvivere, a tirare un prezioso respiro dietro l’altro, non hanno più il tempo di ficcare il naso negli affari degli altri.

Insomma stavo lì a godermi la vita… in pace… beato in quella musica volgare…

(si dondola lentamente con aria trasognata) Una resa completa a una splendida mediocrità…

(Il viso di trasforma in una smorfia di terrore)

All’improvviso la playlist si è interrotta.

Ero in pericolo… Magari qualcuno stava per uscire, un malintenzionato incurante dei decreti e delle regole.

Dovevo risalire subito, ma non riuscivo a decidermi, ero bloccato.

C’era un buco sulla porta, forse per guardare di nascosto, così piccolo da essere invisibile. Ma non a me. Certi trucchi bisogna conoscerli, essere intenditori appassionati, veri collezionisti. Non era fatto in modo perfetto, perché di sicuro anche da fuori si poteva guardare dentro… bastava appoggiare il viso, posizionare l’occhio, prima metà occhio e poi l’intero, piano, in sicurezza, mettere a fuoco con calma. (mima l’azione di guardare attraverso uno spioncino) Non sono riuscito a resistere, un fascino velenoso filtrava da quel buco, anni di addestramento all’indifferenza, al controllo, alla disciplina, svaniti in un soffio.

Ero là, incollato a una porta, con le braccia aperte, come un cristo in croce.

Riuscivo a vedere un corridoio, una finestra, una pianta grassa e un computer sul davanzale interno. Forse era quella la stanza della playlist, avevano molto in comune, direi lo stesso stile. Magari qualcuno era morto e lo avevano portato via… non sono certo informato dei fatti condominiali. Stavo correndo il rischio di infettarmi appoggiato a quella porta, ma avevo bisogno di guardare, per la prima volta, un interno privo di vita, così calmo e sereno

E poi ho sentito un fruscio, un sibilo, no, un sospiro…

Un occhio azzurro, enorme è apparso di colpo dall’altra parte del buco…

(fa un gesto di terrore)

Sono scappato su per le scale, scivolando, sbattendo la testa sui gradini e sulla ringhiera mentre il sangue colava dappertutto. Avrei dovuto ripulire, subito, togliere ogni traccia, sanificare… ma presto, presto!

Alla fine sono arrivato su uno spazio libero, mai visto, forse il terrazzo condominiale e mi sono buttato a terra.

Avevo superato la mia porta… dov’era casa mia? Dove?

Non c’era niente che potesse darmi un orientamento, ero perso, solo, senza riparo.

E poi, inaspettata, come tutte le cose buone della vita, la playlist è ripartita. Sono rimasto lì fino al tramonto, fino alla notte, immobile, respirando al minimo e solo all’alba, nemmeno ricordo come, sono tornato qui, a casa.

Non potevo più rischiare, non dovevo giocare con la mia salvezza. Basta con le aspettative e le false speranze, là fuori non era ancora un posto sicuro per me. Ho deciso che in futuro avrei preso le giuste precauzioni. La mia vita non si poteva fermare al primo crollo emotivo, bisognava prendere delle decisioni e attenersi al piano.

Che poi era il solito, l’unico infallibile.
(Suono di una notifica, si precipita sul computer)

Sei tu Samantha? Rispondi, amore mio. Sei tornata? Vuoi farmi impazzire? Non nasconderti, io ti amo, lo sai che ti amo.. (digita con forza e velocità,agitato) Sei su Instagram? Skype? Whatsapp? (manda un messaggio vocale) Amore, lo so perché ti nascondi. Ti sei offesa. E’ così? Ieri..mentre facevamo l’amore. Ho indovinato? Eravamo sul più bello. E poi sono sparito. Di colpo, schermo buio. Fine. (sospira)

Una disgrazia, Samantha. Hanno scoperto il nostro rifugio segreto. Ho dovuto abbandonarlo per sempre. Era cominciata così bene, una giornata perfetta, di quelle che ti riconciliano con la vita…così si dice, mi pare…quando riesci a tirar fuori la testa e a muovere le gambe quasi senza dolore. Pioveva a dirotto, visibilità zero, tutti i mammiferi sepolti nelle loro tane.

Ho aperto la porta e sono sceso di corsa, senza incontrare nessuno, come previsto. Solo la playlist continuava a girare, ma sono passato accanto alla porta maledetta senza guardare, strisciando. Una pace assoluta, un profumo di funghi e di erba veniva su dal cortile. Un giorno ideale per una romantica gita alla mia buca tra gli alberi.

Ho preso la strada del bosco… nessuno in vista… ma per prudenza mi tenevo nei fossati laterali e camminavo piano strisciando i piedi…vecchio sistema per passare inosservato.

La tempesta infuriava in piena regola…pioggia, vento, tuoni, lampi…ma io ero comodo e beato nel mio nido…a parlare d’amore con te fino al tramonto. Otto ore di connessione, solo per noi. La buca si riempiva di fango, foglie, detriti…io immerso fino al collo…tronco marcio tra liquami…pace assoluta…silenzio…solo il mormorio dell’acqua tra le radici degli alberi..

(guarda il vuoto con gli occhi pieni di lacrime) Eravamo così felici…facevamo progetti…i nostri sogni…una Nuova Era di telepatia universale, un mondo di angeli, senza macchine, nè web, nè parole, nè tastiere…

Beato quel giorno,Samantha, quando ci scambieranno per morti e finalmente ci lasceranno vivere… Così sognavo… con te, nel nostro piccolo mondo segreto.

(si irrigidisce) E poi sono arrivati….la voce e il suo cane…schiacciando, spezzando, schizzando…Il cane mi pisciò in un orecchio, e fin qui tutto bene, in fondo non riesco a immaginare un posto più attraente per lasciarsi andare. Aveva fiutato con cura la mia faccia e per un momento ho sperato che mi avesse scambiato per un vegetale… Ho sorriso a quel caro animale e lui mi ha riempito la bocca con una zampata di fango…piccolo gesto d’intesa prima di lasciarmi. Un vero gentleman.

Ho mosso una mano per salutarlo e fu uno sbaglio…perchè la voce era lì, in agguato, appollaiata tra i rami degli alberi… (velocissimo) Ma diomio signore, che fa…il suo pc potrebbe rovinarsi con tutto quel fango…fortuna che passavo di qui, lo dia a me, è proprio un gioiello….Doppio schermo? Con dissipatore di calore? Che risoluzione? Ha assemblato lei la scheda madre? Venga fuori, si alzi, mi risponda… perchè non risponde?…come si sente?…mi sente?

Vuole che chiami la forestale, i vigili, gli scout, sua madre…diomio signore, si alzi!

(lentamente) Un bel giorno di pioggia, la mia buca tra gli alberi, noi due parlavamo d’amore nel nostro piccolo mondo… La voce era lontana, sui rami, a riempire l’aria di sputi e di fiati… accanita..instancabile…decisa ad averla vinta…non poteva sapere che le rimaneva così poco tempo…o forse lo presagiva…perchè verso l’alba le parole le uscivano a grumi, segno che stavano per finire…

Signoredeveassolutamen… teascoltarmieve… nirfuoridili… primachesiatrop… potardi…

parole cieche, rade, spezzate ..finchè non gli rimase più niente…un sospiro leggero e il silenzio.

Era fuori di sè…tremava di rabbia…forse era stanco. aveva fame, sete, ma non voleva rassegnarsi…finchè…mi strappò dalle mani il computer e lo spense.
(trasognato ) Buio. Senza più compagnia, discesa libera verso l’abisso. Dormi, bambino mio, chiudi gli occhi e la fata del sonno verrà a spargere la sua sabbia d’oro…dormi, tesoro, o ti prenderanno le arpie, piccole come formiche, lucide come serpenti, ti trascineranno via nello spazio senza ritorno…lontano…lontano…tra i sogni dimenticati per sempre…

Ho dovuto lasciarli nella mia buca, la voce maledetta e il suo cane, sotto le foglie dei nostri alberi. Un sepolcro d’oro per quei maiali. Ma non sono stato lì a guardarli. Quando una cosa mi viene bene non sto mai lì a guardarla…mi sento così perfetto…così realizzato che non so più che fare…dove andare… aspetto e mi godo l’incantesimo finchè non ne sono sazio.

(Un fischio acuto dal telefono. Si rianima, digita ansiosamente)

Oh, Samantha…

Voce Samantha – (infantile, dolce, petulante) Caro amore, mi stavo preparando per la notte, ma già sapevo che non avrei dormito. Il pensiero di te mi fa impazzire, brucia, tormenta, toglie il respiro…e mi lascia debole, come morta.
Dici che mi ami ma hai sempre giocato a nasconderti con me. Non conosco la tua voce, il tuo viso, non sento il tuo alito caldo prima di un bacio… solo parole che scorrono su uno schermo. Quello che andava bene all’inizio ora non mi soddisfa più. E’ come se mi avessi costretto a un bondage crudele da cui non sarò mai liberata.

Per questo ho chiuso la nostra chat…volevo restare da sola a pensare a noi due, a quello diventerà un eterno, meraviglioso amore. E ho preso una decisione.
Vengo da te! Non mi importa del contagio e i posti di blocco non possono fermarmi…(ride) Ti ho localizzato, sono più vicina di quanto potessi immaginare, è incredibile, posso raggiungerti e nessuno mi vedrà, te lo prometto. Voglio conoscerti, vedere i tuoi occhi, le tue mani, stringermi a te… In un posto vero, come amanti veri. Lo vuoi anche tu, sono sicura. Ti ho preparato un regalo, una piccola sorpresa, il sottofondo giusto per il nostro amore. Non voglio più perdere tempo! Parto subito, amore mio, mio tesoro, mio tutto… Bacio lo schermo in attesa della tua bocca. A presto! Samantha.

( si è irrigidito, fissa il vuoto senza espressione. Lentamente arrotola il sacco a pelo e lo mette nello zaino)

Non posso crederci…vuole vedere i miei occhi…le mie mani… dà per scontato che io possa mostrarli a chiunque ne faccia richiesta…Stavamo così bene insieme…i giorni più belli della mia vita…si dice così, mi pare… si fa una classifica, sul prima e sul dopo…per mettere a posto la coscienza e fingere che qualcosa sia avvenuto, un movimento, anche minimo…

Anche tu come tutti, Samantha.

Nessun rimpianto, ce la siamo goduta finchè è durata,

in fondo non aveva senso prolungare una situazione tanto perfetta.

Meglio una fine rapida, senza cerimonie.

(mette nello zaino piatti e scatolette, il computer e il cellulare.)
Mi hai localizzato e te ne vanti,

una violenza orribile che non può restare impunita,

stupida Samantha.

Quello che ti andava bene prima

ora non ti soddisfa.

Ma il tempo è solo un’illusione, la più ostinata,

non cambia quello che siamo.

Possiamo passare la vita a parlare dell’anno scorso

o di quelli ancora prima,

delle stagioni, dei compleanni,

delle tue miserabili canzoni,

delle piante di cactus sul davanzale,

fingere di essere testimoni delle nostre vite,

ma non si arriverebbe mai al centro di quello che siamo.

Incontrarsi come amanti veri…

impossibile, mi dispiace…

non sono fatto per queste cose,

mi sembrava di avertelo detto.

Potevamo approfittare del prezioso tempo che ci era concesso

da questa morte meravigliosa ferma sulla soglia di casa.

Potevamo volare insieme, perduti nell’universo.

Invece ti aspetti che pieghi le mie ali di cera,

e precipiti su una vita da niente

solo perché tu vuoi stare in compagnia.

Allora sarei veramente morto, Samantha,

e non avrei niente da dire…

no… più niente da dire a nessuno.

( si sente bussare alla porta, dapprima piano poi in modo più insistente.
Prende lo zaino, fa qualche passo avanti con un’espressione di odio)