La regina della notte
4 Agosto 2025
Salzburg è una cittadina che, la prima volta che arrivi, ti incanta se sei amante del genere “vecchia Austria”, ma che, se torni come me in modo seriale, ti stranisce, a dir poco. Meglio non abit...
Salzburg è una cittadina che, la prima volta che arrivi, ti incanta se sei amante del genere “vecchia Austria”, ma che, se torni come me in modo seriale, ti stranisce, a dir poco. Meglio non abitarci stabilmente, almeno non al centro, ed è opportuno fingere di essere là non per lavoro o turismo, ma per fare altre cose che ti piacciono in maniera vaga. Se la tua mente accetta, il resto è in discesa.
Salzburg trasuda Mozart da tutti i pori: teatri, caffè, spazi off, chiese, cantine, giardini, ristoranti, conversazioni, giri turistici. In realtà durante il festival gli organizzatori cercano di proporre altro, a prezzi altissimi rafforzati dal bagarinaggio che domina incontrastato e quasi ufficializzato. Mozart, invece, va via come il pane a prezzi popolari, accessibili a tutti. Quando sono là cerco di distrarmi facendo trekking sull’Untersberg e vivendo a qualche chilometro dal zentrum, sulla Moosstrasse. Molti dei miei più cari amici li ho conosciuti proprio nella casa di Franz, immersa nel verde della campagna, tranquilla e in qualche modo spartana, anche se decorata alla maniera dei tempi di Sissi, con velluti, fiocchi, pizzi e tende a strati. Lì conobbi G.di Vienna, ospite ricorrente perchè follemente innamorata di un tenore che seguiva di nascosto intorno al mondo. Meravigliosa, una di quelle persone di cui non saprei fare a meno. Quando non eravamo ancora amiche, mi portò una bellissima torta in camera e la poggiò sul tavolo con tale grazia che pensai fosse una ballerina. Lei mi presentò A., un pianista che suonava con J., violinista al Duomo per il Requiem e nell’orchestra del Mozarteum. A., che si comportava come grande amico, mi chiese un mio monologo, disse “per leggerlo e capire cosa scrivi”. Quando lo capì, senza dire una parola, lo mise in musica e lo fece rappresentare al Mozarteum con il titolo di Icarus. Un’opera breve che gli costò una lunga causa internazionale da parte della SIAE che mi rappresentò per i diritti d’autore. Se me li avesse chiesti glieli avrei ceduti. Il tradimento è un boomerang, non si salva nessuno e A. non avrebbe mai immaginato che J. avrebbe fatto la spia. Una storia tutta salisburghese, un po’ patetica.
Da Franz c’era una coppia che seguiva concerti e opere importanti, grandi allestimenti. Ci incontravamo la mattina a colazione, lei già elegantissima e lui cupo. Il fatto che lavorassi con una troupe televisiva li irritava, forse temendo per la loro privacy, stile Coldplay, a noi del tutto indifferente. Ricordo che una mattina il diavolo in persona mi suggerì di frantumare un uovo sodo con un attrezzo che tutti in casa usavano con disinvoltura. Avvolsi l’uovo in una morsa metallica e strinsi. Non era sodo e inondò la tovaglia immacolata e lo splendido outfit di lei. Non rispose più al mio saluto finchè una sera non mi vide tornare a casa accompagnata da Radu Lupu. Di questo leggendario pianista ho scritto molte volte, affascinante, gentile, modesto e tante altre cose. Non posso dimenticare quando, nel famoso e splendido bar dove si serve soprattutto Sacher Torte, mi tradusse un libro dal tedesco in inglese. Così conobbi lo scrittore Thomas Bernhard e la triste storia (Il soccombente) dell’allievo di Horowitz che si tolse la vita perchè non era bravo come Glenn Gould, l’altro allievo.
Memorabili a Salzburg sono i ricevimenti dopo gli spettacoli a cui andavamo controvoglia, invitati non in veste ufficiale ma più come liberi battitori, così dicevamo.
Una volta vidi entrare a tarda notte Martha Argerich, per me una dea, che si avvicinò al circolo di persone con cui stavo chiacchierando. Cercai con lo sguardo i tecnici, ma li vidi dormire sui divani completamente ubriachi. Li avrei uccisi.
Così andavano le cose, spesso nel verso sbagliato, per poi ricomporsi magicamente in qualche altro modo. E ancora vanno così, solo che nessuno più se ne preoccupa.
Sarà forse lo spirito di Mozart, il suo sorriso divertito, l’armonia del suo genio, chissà. Soffia come un vento gelido sulla città, piccola, pazza e classista, molto finta ma del tutto vera nel culto della musica, arrogante e avulsa dalla realtà. Il vento passa e addolcisce ogni spigolo.
Così ti convinci a tornare ogni anno.