NEGRO, NERO, NERINO e dintorni

I volontari di un canile mi hanno dato un cane di 40 kg., a metà tra un pastore belga e un lupo italiano. Non lo vuole nessuno, mi hanno detto, perchè fa paura. E’ nero.
In effetti ho notato che, quando lo porto fuori, la gente cambia strada, nessuno mi sfiora. Gli altri cani che ho avuto (anche la mia piccola labrador Lola) erano bianchi o biondi o bassotti. Lui è un’enorme massa di muscoli color notte, ha uno sguardo da tigre, un ringhio sonoro e minaccioso che gli sale dalla pancia. In verità è buono, mite e giocherellone, anche se mi sono preoccupata di farlo addestrare da Francesco Serra, esperto di cani difficili. Se fosse bianco, nessuno ne avrebbe paura, questo è certo. Ma è nero e la negritudine preoccupa.
Ricordo i primi tempi con i miei bimbi adottivi brasiliani.

Vengo da una famiglia di gente che parla molte lingue, che ospita amici di ogni razza e provenienza. Vedere varie sfumature nel colore della pelle era un fatto normale per noi bambini e poi per noi adulti. Quindi non avevo proprio messo in conto che potesse essere un fattore altamente discriminante e portatore di sofferenza, fin dalla scuola materna, dove una maestra insisteva a far disegnare le proprie mani colorate di rosa e molte altre idiozie. Gli italiani sono razzisti, alcuni dichiarati, altri, i peggiori, buonisti inconsapevoli di quanto sia stupido e ottuso quello che dicono. E’ una lotta contro i mulini a vento. Sono tante le cose che ho imparato sulla negritudine, sul razzismo bianco e su quello nero. Conosco l’orrore che suscita la parola “negro” e l’accettazione forzata del più morbido “nero”. Ho sperimentato la chiusura dei bianchi nei confronti dei neri e la chiusura dei neri più chiari nei confronti di quelli più scuri. C’è anche uno splendido saggio sull’argomento, frutto della collaborazione di tre Università.
Una volta entrai fiduciosa con i bambini in una chiesa brasiliana, e una donna nera enorme con le mani sui fianchi mi sbarrò la strada:” Tu, con quella pelle rosata, che cazzo ci fai qui?”
Subito dopo arrivò il Vescovo e mi fece accomodare scusandosi, ma mio figlio mi sussurrò in un orecchio:” Hai visto mamma? Qui sei tu dall’altra parte”
Forse dovrei veramente scrivere un libro, riaprire ferite e sensi di colpa. In fondo siamo qui per testimoniare, ma già sento la rabbia che mi sale dentro e che mi annebbia la mente. Ok, basta, volevo parlare di Rino (in canile Nerino, nome subito avvertito come razzista). Ecco Rino adesso é qui con una pallina che deposita sul pc. Vuole giocare perchè è rimasto cucciolo nel cuore. E tra poco andremo a passeggio per le vie di questo cattolico, ricco e bel quartiere di destra. E sarà una cosa bellissima e di soddisfazione vedere i bianchi fuggire davanti a un nero pacifico con una pallina in bocca.

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