PERCORSI TRA LE TAPAS

Qualcuno mi ha chiesto per la centesima volta qual è il mio “percorso creativo”.
Lo ripeto: il percorso creativo primario va dalla cucina, dove ho lavato le tazze della colazione, fino al mio studio, da cui riemergo ore dopo, talvolta senza uno straccio di risultato soddisfacente.
Un altro è quello da casa mia allo studio di progettazione e registrazione, un ambiente cozy dove ci si guarda attraverso pannelli di materiali trasparenti ma non troppo, ci si sorride, si cinguetta online con il committente di turno e a bassa voce con l’interprete. Si mangiano anche tapas favolose e per raggiungerle studio i percorsi più brevi e ripetibili senza farmi notare. Cinquanta sfumature di rosa, più o meno. Volendo essere seri, invece, ribadisco che “percorso creativo” è un modo per definire uno stato che non è un tragitto verso___, per raggiungere___, per trovare___. E qui mi fermo, repetita non semper iuvant. (fine dell’articolo per impossibilità di inserire un blocco. Amen)

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