Smarrirsi | artistsandbands.org, di Valeria Lupidi

Dal sito artistsandbands.org (http://www.artistsandbands.org/ver2/recensioni/teatro-e-altre-tendenze/9759-smarrirsi-dal-20-al-25-ottobre-2020-teatro-trastevere)

Grande impatto emotivo per lo spettacolo Smarrirsi, in scena fino al 25 ottobre al teatro Trastevere. Tre storie narrate in altrettanti monologhi raccontano la vulnerabilità ma anche la resilienza di donne travolte da un triste destino.
Nella prima parte l’attrice Livia D’Ingegno interpreta il dramma di una ragazza anoressica che riesce a “urlare” la sua sofferenza perchè possa essere compresa e non solo giudicata.
Nel secondo monologo la giovanissima Gaia Salvi interpreta Siri, una bambina thailandese che viene venduta dalla famiglia ed è costretta a prostituirsi nei bordelli della grande città. Il suo corpo viene “scambiato” per un televisore, un telefono, un frigorifero: beni voluttuari che la frenesia del consumismo spinge a possedere a qualunque costo, anche quello del sacrificio delle proprie figlie.
La terza parte, interpretata da Ausilia Muscianese, propone la tragedia di una madre di fronte alla perdita della figlia. Un triste e beffardo destino che strappa una ragazza agli affetti della sua famiglia perchè rimasta intrappolata tra le macerie del terremoto che ha distrutto la sua casa. Una tragedia che può togliere la vita ma non i ricordi di una madre.
Diversi gli elementi che collegano le tre parti e tre donne: la splendida voce di Anna Carrera che con struggenti canzoni accompagna il racconto delle tre protagoniste accomunandone le emozioni, la sofferenza, ma anche la voglia di riscatto. Tre “anima cattive” che con il volto coperto da maschere prive di espressione cercano di trascinare le tre eroine nel baratro ammaliandole e minando la loro volontà di “resurrezione”. La figura materna, quasi disprezzata nelle prime due parti, riscattata nel terzo monologo. Il sapiente gioco di luci e ombre per velare o esaltare il volto ed il corpo delle attrici nelle loro espressioni e movenze.
“Smarrirsi” allora non è un perdersi, ma un trovare una via d’uscita anche nelle tragedie a cui la vita mette di fronte, rinascere dopo essere precipitati nel tunnel del dolore. E’ questo il messaggio di resilienza che le autrici ed il registra Paolo Perrelli mandano al pubblico.
Spettacolo coinvolgente ed emozionante, sicuramente non di “svago”. Crudo nello sbattere in faccia allo spettatore i drammi che la vita può riservare.
Brave le attrici, soprattutto considerando la performance delle due giovani protagoniste alle quali si può perdonare qualche “sbavatura”. Intensa l’interpretazione della madre capace di rappresentare tutta la sofferenza per la perdita della figlia mentre sullo sfondo della scena scorrono le terribili immagini del terremoto del 2016.
Solo un piccolo appunto, peraltro doveroso in un momento in cui i teatri e le compagnie teatrali sono in sofferenza a causa del COVID19: a fronte di tutte le regole di sicurezza rispettate dagli organizzatori (distanziamento tra i posti, registrazione dei dati, gel ecc.) diversi spettatori in sala hanno assistito allo spettacolo senza indossare la mascherina. Se si ama il teatro e si vuole che continui a vivere, questo atteggiamento è inaccettabile.