Ti piace il rap? Allora scrivi per il teatro

20 Gennaio 2026

S.C.- Ti seguo da quando ho visto Helter Skelter al teatro Trastevere e ricordo che avevi pubblicato un articolo, una specie di vademecum per scrivere un testo teatrale. Puoi pubblicarlo di nuovo? ...

S.C.- Ti seguo da quando ho visto Helter Skelter al teatro Trastevere e ricordo che avevi pubblicato un articolo, una specie di vademecum per scrivere un testo teatrale. Puoi pubblicarlo di nuovo?

Se io fossi una persona metodica e ordinata lo avresti già trovato nella sezione Articoli del sito. Purtroppo l’ordine in questo campo non è la mia specialità e, tra l’altro, dai tempi di Helter Skelter per me sono cambiate molte cose, o almeno ho la percezione che così sia accaduto. Posso perciò riassumerti quello che faccio ora, se ti va bene.
Ricordo a tutti che stiamo parlando di teatro e non di altri tipi di sceneggiatura, con percorsi e regole diversi. Ci sono regole? Bah.
Per cominciare isola una tematica che ti interessa e cerca di concepire una reazione a catena, dove ogni elemento conduce al successivo.
La pagina bianca di un testo teatrale è veramente spaventosa. Nella tua immaginazione c’è un pubblico al buio, un palcoscenico su cui alcuni personaggi (di cui ti pare di non sapere nulla) si aggirano sfaccendati e ogni tanto ti guardano aspettando che gli dia la parola.
Io, per superare l’impatto negativo, canticchio una canzone che mi piace e mi fa star bene. Cantare un po’ mi dà un senso di leggerezza ed è l’abitudine che accende l’azione. Attualmente mi sblocco con “Pazza” di Loredana Bertè, mi piace e mi rappresenta. Poi prendo un timer e lo carico su mezz’ora. Non di più, all’inizio. Scrivo in assoluta libertà, mi diverto con i personaggi, li faccio parlare come bambini al parco.
Quando il timer squilla, vado a fare altre cose.
Ci ritorno su il giorno dopo, sempre con lo stesso rituale.
Non sottovalutare il trick, è un segnale che attiva il tuo campo quantico attraverso l’attenzione.
Costruisco l’ambientazione in modo grossolano, la miglioro in corso d’opera. Tanto poi i registi se ne strafregano, quindi non vale la pena lavorarci, loro si sentono superiori, povere creature.
Non preoccuparti troppo di quello che fai in questa fase, poichè la parte iniziarle è divisa in tre stadi irrinunciabili: scrivere, gettare tutto nella spazzatura, ricominciare. Può andare avanti per mesi.
Importante: il testo non comprende solo parole, ma anche azioni. Un testo solo di parole annoia a morte, ma se ogni 15 minuti fai accadere qualcosa l’attenzione resterà sveglia.
Quando hai un po’ di materiale che ti soddisfa, fallo recitare da qualcuno, una piccola filodrammatica non avrà problemi a fare una semplice lettura interpretativa.
Capirai i tuoi errori in un nano secondo. Troverai la tua voce ma soprattutto la tua luce, si spalancheranno le finestre interiori e capirai finalmente quale direzione prendere.
Quando credi di aver finito è il tempo di giocare finalmente con i personaggi. Dai un bel beat, il ritmo generale del testo e un grandioso flow, la cadenza drammatica del protagonista che guida gli altri verso un finale d’effetto o aperto, come preferisci. Ispirati al rap, sentiti in libertà.
Ricorda, però, che sempre si deve dare la sensazione di una struttura potente, un progetto, come se tu fossi un demiurgo infallibile eppure fragile ed emotivo.
Trova la tua luce, baby!