A chi mi chiede (spesso)

se c’è un’ idea, una istanza di base a cui si ispira la mia opera di scrittura teatrale, oggi, dopo lunghe riflessioni, posso dire che forse incosciamente faccio sempre riferimento a un passo del testo  ” A course in miracles”. Ve lo trascrivo.
” Qualsiasi cosa che in questo mondo credi sia buona, di valore e degna di essere perseguita, ti può fare del male e lo farà. Non perchè abbia il potere di farti male, ma solo perchè hai negato che non è che un’illusione e l’hai resa tale. E per te è reale. Non è vero che non è niente. E attraverso la realtà che percepisci di questa cosa, ha fatto il suo ingresso tutto il mondo delle illusioni malate. Ogni credenza nel peccato, nel potere dell’attacco, nel ferire e nel fare del male, nel sacrificio e nella morte, è venuta a te. Perchè nessuno può rendere reale un’illusione e allo stesso tempo sfuggire alle altre. Perchè chi può scegliere di tenere quelle che preferisce e trovare la sicurezza che solo la verità può dare? Chi può credere che le illusioni siano uguali e sostenere ancora che anche solo una di esse è migliore delle altre?”
Ecco credo che questo sia il centro della mia ispirazione che ho espresso particolarmente nella mia ultima pièce  “La vita secondo John Cusack”.

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