Cammini 2

Chiara a Santiago de Compostela: ” Sono partita in un momento di crisi per la fine di una relazione che durava anni e in cui avevo messo un’infinità di progetti per il futuro. Mi era crollato tutto intorno come un castello di carte. Avevo letto il libro di Tolle sull’importanza del vivere il momento presente, così decisi di chiedere un’aspettativa e di partire d’impulso. Avevo uno zaino pesantissimo, quasi una metafora di tutto quello che volevo lasciare e che invece restava a torturami la mente. Non voglio raccontare le meraviglie della natura, ogni giorno nuove e diverse, per quelle vi basta leggere qualcosa su internet. L’elemento importante è proprio quello zaino, che pesava sulle mie spalle come un macigno. Dopo i primi cento chilometri cominciai a svuotarlo, a gettare via quasi tutto: scarpe di ricambio (non servono, credetemi), maglioni, persino la borraccia. Rimasero solo

una cartina, una maglietta termica, il sacco a pelo e una federa (quella serve, sì, gli ostelli spesso non sono molto puliti). Ho conosciuto gente, ho avuto paura della gente, mi sono abituata ad essere affiancata da sconosciuti. Ho camminato per settimane sotto la pioggia e ho capito che non è sempre necessario trovarsi un riparo, qualche volta è piacevole bagnarsi e asciugarsi al sole o vicino al fuoco. Dei giorni sono stata capace di percorrere decine di chilometri, dei giorni mi sono fermata a riposare. Nessun obbligo, nessuna costrizione. A Santiago mi sono detta: e adesso che farò? Come riuscirò a vivere senza camminare? Non ricordavo più perchè ero partita. Ero arrivata, questo è sicuro, alla mia liberazione. Svuotando lo zaino ho svuotato la mente dalle emozioni inutili che mi venivano dalle situazioni ingombranti e tossiche. Tutto quello che ci serve non è fuori, ma sempre dentro di noi. Camminare mi ha salvato la vita.”

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