Considerazioni inutili

In questi giorni, spinta da un amico regista, sto rivedendo un testo scritto qualche anno fa e mai messo in scena.  Rivedere significa che per ogni singola battuta trovo difetti  e banalità. Si può aggiustare qualcosa, ma un istinto primordiale e distruttivo mi dice di buttare via tutto e ricominciare. L’amico regista mi ha fatto notare che ogni autore ha una sua storia e che, se si mettesse a rivedere e riscrivere ogni opera, in prospettiva si avrebbe una lunga e poco significativa linea piatta, senza evoluzione.  Considerando poi che, anche se un lavoro dovesse parerti definitivamente buono, ci sarà sempre qualcuno pronto a farlo a pezzi  per motivi non sempre chiari, spesso appartenenti alle oscurità dell’anima. E allora? Lasciamolo così, semplificandolo un po’, dimenticando tutta la fatica che hai impiegato a scriverlo e che ora ti pare davvero inutile.  In fondo il lavoro di un drammaturgo  è un  rimescolare doloroso nel proprio animo al fine di produrre materiale “usa e getta”,  che sarà probabilmente massacrato e vandalizzato per darlo in pasto, una, due, cinque sere a un pubblico indifferente. E poi tutto andrà in qualche discarica, come la plastica monouso, e finirà nel mare dell’oblio, misericordiosamente.

Comments

comments