Cultura, addio?

Tristissima la notizia dei sigilli al teatro dell’Orologio, per problematiche connesse con la sicurezza.  Quello spazio è vivo e operante da circa 40 anni e io ricordo uno spettacolo “Il Caffè del signor Proust” con la compagnia di Ludovica Modugno, che si rappresentava nella sala più piccola, una specie di catacomba claustrofobica e pericolosissima. In tutti questi anni nessun assessore si è mai preoccupato di aiutare il gestore a porre la struttura in sicurezza. Il teatro è stato poi  restaurato e ora gestito da un gruppo di giovani straordinari, intelligenti , appassionati, ONESTI, pieni di iniziative che funzionano, che portano la gente a teatro a vedere compagnie straordinarie e spettacoli che altrove neppure se li sognano. Ecco, in 40 anni questo è stato il momento di chiudere, di togliere forza, lavoro e speranza anche a queste persone di rare qualità e attitudini. Il teatro dell’Orologio è il tempio della drammaturgia contemporanea, cosa ci vorranno fare? Una pizzeria per un turismo usa e getta? Non è possibile assistere a un simile scempio della nostra cultura, chi può faccia qualcosa anche se non è lo stadio della Roma. E’ molto di più, infatti.

La foto riguarda il  mio spettacolo “Helter Skelter” all’Orologio la scorsa stagione, con Flavia de Lipsis, Simone Castano, regia di Pietro Dattola.

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