Decluttering in scena

La scena teatrale è il luogo più intimo e più esposto che si possa immaginare. Quando da ragazzina organizzavo i miei primi spettacoli non ci pensavo troppo su e la riempivo fino all’inverosimile di oggetti inutili. Da adolescente la svuotai e la dipinsi di nero. Oggi la lascio a un regista esperto che quasi sempre mi stupisce, ma nel momento di iniziare a scrivere un testo digito la parola “scena” e davanti agli occhi della mente si dipana tutto quello che ho studiato e visto in tanti anni di ricerca amorevole.
In scena non ci deve essere nulla che non sia utilizzato nel corso dell’azione. Questa è una regola aurea che pochi nuovi autori conoscono e che fu ribadita severamente da Pina Bausch. Lumi, quadri, divani, tappeti e chincaglierie  vanno eliminati se inutili, perchè il teatro è un luogo dello spirito e non una bancarella. Questo rigore non significa (come spesso si osserva in compagnie con pochi mezzi) un gran movimento di sedie che, anche se utilizzate, trasmettono un senso di monotonia all’ambiente.  Ricordiamo le scene sconvolgenti di Nekrotius, costituite spesso da drappi che prendevano vita tra le mani degli attori e diventavano magicamente tutto quello che poteva essere sontuosamente utile.  Meno si pone in scena, meglio è. Lasciamo che l’occhio dello spettatore spazi indisturbato… finchè non incontra gli occhi profondi e carismatici dell’attore che lo catturano nel vero incantesimo della rappresentazione.

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