Grazie!

Molti mi hanno scritto a proposito dell’articolo “Keith, il parrucchiere e la ghianda”, in particolare riguardo all’intento di cui parlavo, la caratteristica individuale di ognuno di noi, del daimon che ci incendia e ci guida attraverso le molteplici vite in infiniti mondi.  Vi ringrazio e per rispondere alle vostre domande posso  citare l’amico Franco Santoro:
L’intento è un’onda infuocata di pura energia che fluisce attraverso gli spazi vuoti lasciati vacanti dalla nostra percezione sensoriale ordinaria. Si trova  ben oltre il mondo che pretendiamo di conoscere, esiste in un regno invisibile, completamente alieno alla nostra cognizione, che tuttavia paradossalmente è la matrice che produce ogni aspetto della nostra vita. La rivelazione dell’Intento richiede un enorme investimento di energia, un compito irraggiungiubile finchè continuiamo a usare l’energia per sostenere la nostra percezione condizionata della realtà, Quando la nostra energia è impiegata per supportare la nostra identità separata e il nostro senso di importanza, non c’è spazio per nient’altro, e il fuoco della nostra essenza va in fumo…L’interesse incessante per il modo con cui ci presentiamo al mondo, la preoccupazione di piacere agli altri, il desiderio di essere riconosciuti, ci spingono ad investire grandi  quantità di energia nel riconoscimento degli altri così che loro possano  poi riconoscere noi. La grandezza dell’universo diventa disponibile quando attingiamo al nostro vero Intento, allineandoci con un campo di energia che esiste nella matrice del nostro essere.

Quando scrivo per il teatro, mi diverto a guardare i personaggi, privi di un vero intento, mentre annaspano per respirare una boccata di verità. Ma solo quando scrivo. Se rileggo dopo un certo periodo di tempo  provo un senso di disagio, una forte nausea, come se mi scoprissi complice di un delitto. Se poi li vedo su un palco davanti a un pubblico, il  disgusto è totale e sconfina nel panico.
Non so bene perchè. In fondo è fallito il loro intento, non il mio. Forse…

Keith su questo argomento è stato sempre molto sintetico e alla domanda: “Come riconoscere il vero intento?” rispondeva con il suo radioso sorriso: “Maybe…letting go”

..non resta niente altro da fare: lascia che le cose accadano da sole. Non nuotare, fluttua! Non combattere con il fiume perchè non è un nemico, bensì un tuo amico: galleggia! Con la lotta si genera ostilità, quando nuoti contro la corrente il fiume si oppone: non è il fiume, sei tu a introdurre la lotta. Il fiume segue il suo corso, non si accorge nemmeno di te.. Ovunque ti porti la corrente diventerà la meta, la spiaggia. In questo caso dov’è l’ansia, dove il dolore? Così avrai estirpata la radici dell’ansia.” Osho

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