Il dono

L’attore deve utilizzare il personaggio scenico come un bisturi per anatomizzare la propria personalità. Non si tratta di interpretare se stesso in alcune circostanze date,  nè  di creare la parte in  modo distanziato, in forma epica, sulla base di una fredda analisi oggettiva. Si tratta di utilizzare il personaggio come trampolino, uno strumento che permetta di penetrare in profondità in quello che si nasconde dietro la nostra maschera quotidiana, di toccare gli strati intimi della nostra personalità per farne dono. Questo fatto suscita per lo più rifiuto e indignazione, perchè tutte le nostre azioni nella vita servono di solito a nascondere la verità non solo agli altri, ma anche a noi stessi. Fuggiamo davanti alla verità su noi stessi ed ecco ci viene proposto di fermarci a guardare. Ci prende il terrore di essere tramutati in statue di sale, come la moglie di Lot, quando ci voltiamo per scorgere la verità

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