IL LATO BUIO DELLA LUCE

Credo che a tutti capiti di trovarsi all’improvviso in una specie di limbo spaventoso, con un desiderio bruciante di qualcosa o qualcuno che non riusciamo a definire. Vivere in questo stato d’animo porta a sofferenze indicibili e azioni incontrollate. E’ una mancanza, un vuoto, un senso estremo di inadeguatezza in quanto l’io si percepisce come non intero, spaccato in pezzi che non riesce a ricomporre perchè nemmeno sa dove andarli a cercare. Cosa manca?

Una persona? Una situazione? Quella felicità perduta dell’infanzia? Forse niente di tutto questo.
Mi tornano in mente le meravigliose teorie di Schiller e di tutto il Romanticismo tedesco. Forse è l’insanabile bisogno di una pienezza a cui l’uomo tende inconsciamente perchè l’ha vissuta in una lontana età dell’oro, uno stato che non può essere colmato, come ci ostiniamo a credere, da amori, amicizie e passioni di qualsiasi natura. Per qualche motivo si placa e trova il suo balsamo lenitivo nell’esercizio della creatività, nel tentativo di rendere un desiderio incandescente in un approssimativo equivalente fatto di parole, storie, colori o suoni di cui non siamo mai totalmente soddisfatti.
Una lunga strada, un cammino ad occhi chiusi nella nostra complessità interiore, in cui ci si aspetta che tutti i bisogni saranno colmati e l’abbondanza d’amore arriverà in ogni forma possibile.
E in questa sofferenza che pure porta trasformazione e consapevolezza, come nelle cose più profonde e importanti, noi siamo indicibilmente soli.

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