Liz e il sogno dell’anima

Ero nell’ecovillage di Findhorn nel nord della Scozia e frequentavo un seminario con Craig Gibson, in un’atmosfera fuori dal tempo, tra il laboratorio immerso nel verde e riscaldato da una stufa a legna rotonda come una mela e la sua casa indescrivibile, dove ciascuno poteva circolare liberamente: sopra, sotto, in giardino, nella grande sala della cucina, ricavata da un’ antica, enorme botte per il whisky, dove tutti si attardavano per mangiare i biscotti caldi ricoperti di miele.  Come sempre alloggiavo nella villa dell’ecoarchitetto David Mc Ewin,  che mi viziava come fossi la sua bambina e condividevo l’appartamento al pianterreno con Liz, un’americana chiaccherona e divertente, disponibile e saggia. Una notte mi ritrovai in cucina a mangiare banane e piangere in compagnia del gatto, mentre la pioggia e il vento si abbattevano su Findhorn con una furia mai vista da quelle parti. Mi sentivo sola, inutile e spaventata. Preparai un tè e bussai alla porta della mia vicina. Era seduta sul letto, con un pc sulle ginocchia e mi accolse con un sorriso di gratitudine. “Hai paura del temporale o di te stessa?” mi chiese chiudendo il pc.  Quella notte parlammo fino all’alba dei nostri desideri e della loro manifestazione.  Disse che  ogni mattina si svegliava dicendo:” Oh my god, I can’t believe I get to do this today!”  In quel “this” c’era tutto, da scrivere un libro a vedere gli amici, a passeggiare con il cane o parlare in un talk show televisivo. Eventi grandi o piccoli, anche le lasagne vegetariane del cuoco di Findhorn, la facevano esclamare, con la stessa luce negli occhi :” Oh my god, I can’t believe!”. Nella sua vita era passata attraverso l’inferno di relazioni sbagliate e tossiche, fino a quando aveva deciso di oltrepassarlo e cambiare, anzi rovesciare il suo mondo. Trovare il proprio sogno, definirlo e raggiungerlo lasciandosi da parte ogni paura, anche di questo parlammo quella notte. ” Le paure sono la parte più noiosa di noi stessi”, affermò sorridendo, mentre io pensavo alla mia paralizzante paura dell’aereo e alle altre orribili premonizioni che non si erano mai avverate se non nella fantasia. Vivere con l’anima, continuò Liz ,  significa riconoscere la gioia, il rischio, il divertimento, la tolleranza, la compassione. L’anima è calda, flessibile, mobile, sensuale. L’ego è rigido, lamentoso e ripete :”Non ho abbastanza di questo, di quello, voglio di più, ancora di più!”  Comunque, ammise, è sempre meglio uscire di casa con un po’ di ego, almeno per circoscrivere il sé e puntellare i nostri confini quando è necessario.  Questa amicizia nata per caso è andata avanti per anni, attraverso lettere e telefonate.  “Oh my god, I can’t believe it!” mi dissi il giorno in cui scoprii per caso chi era veramente Liz.  Anzi, lo disse il mio ego, ritraendosi intimorito davanti alla sua grandissima fama . Era l’autrice di un bestseller internazionale da cui era stato tratto un film dal successo planetario!  Ma la Liz-anima liquidò la mia reazione con la sua risata squillante e la nostra amicizia continua a vivere come il nostro sogno di vita… semplice, profonda e indisturbata.

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