Passeggiata con il killer, una storia vera

Alla fine del 1800 i principi Borghese regalarono una grande appezzamento di terreno del loro immenso parco ai cittadinisi romani amanti dei cani e dei cavalli. Quella che oggi si chiama Valle dei cani è ancora attraversata da platani messi a dimora nel 1600, oggi transennati e interdetti agli umani, ma rifugio di moltissime specie animali, dall’usignolo al barbagianni, dai pappagalli brasiliani alle cornacchie e scoiattoli. E’ vicina al Bioparco e si apre in viali verso il museo Borghese, con la più grande collezione delle opere di Raffaello, il lago con il tempietto neoclassico dedicato ad Asclepio e infine verso piazza di Siena,

uno spazio immenso circondato da pini mediterranei e in estate utilizzato per le gare internazionali di equitazione. Chi possiede i cani va ogni mattina lungo questo percorso, così bello e romantico da far nascere storie d’amore e d’amicizia, perchè si ha l’impressione, del tutto illusoria, di conoscere a fondo cani e padroni. Per un anno ho passeggiato con un ragazzo senza cane, vestito con un look super firmato, che stonava con la situazione, gentile ed educato. Cerco di ricordare di che cosa parlavamo, ma non saprei più dirlo, forse di cinema, perchè spesso si univano a noi due registi che però non mi pare raccontassero del loro lavoro. Lui era di una gentilezza sovraccarica, che attribuiva all’altro tutta una serie infinita di necessità da soddisfare. Asfissiante, per il mio carattere.
All’improvviso è scomparso, ma la cosa è passata inosservata perchè non era amico di qualcuno in particolare. Qualche giorno dopo è apparsa una sua foto sul giornale: con un amico avevano stuprato, torturato e ucciso un ragazzo incontrato in un bar. Si suicidò in carcere. Non sapevamo niente di lui, ma di sicuro avrà detto qualcosa di sè, almeno il suo nome, mi avrà dato un numero di telefono, mi pare vagamente che venne a vedere un mio spettacolo e mi scrisse qualcosa.
Oggi, tornando alla Valle dei cani dopo tanto tempo, mi sono resa conto di aver cancellato tutto, come se non mi riguardasse, come se non facesse parte della vita. Un assassino da dimenticare. Come se l’indifferenza, la non accoglienza, il fingere di non capire il disagio, non siano un modo di uccidere, forse più sottile, ma ugualmente crudele. Ma ormai come si fa a chiedere perdono?

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