Prima di nascere ero già Beatlesmaniaca

I Beatles hanno cambiato il mondo, diceva il mio insegnante di inglese e mi faceva rivedere all’infinito “A hard day’s night” di cui a quei tempi non capivo neppure una parola.  Di sicuro esiste  una musica prima dei Beatles e una dopo i Beatles. E si può dire lo stesso della moda, della cultura popolare e della politica. Tutto negli anni Sessanta è cambiato dopo di loro. E se volessimo raccontare la storia di quel decennio, potremmo racchiuderla in una sequenza di foto dei Beatles.  Ci dovrebbero essere le istantanee di Dylan, di Kennedy, di Luther King, di Monterey e Woodstock, Che Guevara e Charles Manson, cartoline della Luna e del Vietnam. Tutte potrebbero essere comprese tra la nascita e la fine dei Beatles.  I quattro ragazzi di Liverpool, cantando canzoni che talvolta potrebbero sembrare leggere e semplici, hanno innescato un processo di autocoscienza collettiva in una generazione che di colpo non aveva più barriere geografiche e si scopriva planetaria, mondializzata attraverso riferimenti culturali e politici che superavano censure e negazioni. Come disse molti anni più tardi Ringo Starr:” Non capivamo cosa stesse accadendo. Tutti andavano fuori di testa per noi, forse perché volevano farlo, desideravano andare fuori di testa e noi gli offrivamo una scusa per farlo.” In realtà un’intera classe politica ha dovuto tener conto dell’onda di consapevolezza suscitata dai Beatles; in due o tre anni sessualità, diritti politici, libertà di azione e di pensiero, parità uomo -donna, uso delle droghe, ecologia, nuove religioni, sono divenuti ovunque movimenti irreversibili. I Beatles sono stati, senza volerlo, la voce e il canto dell’inconscio di una generazione che si risveglia e vuole cambiare il mondo. All’inizio di tutto c’era un suono che creava una sensazione di grazia, libertà, dolcezza, passione,  magico scintillìo, come se le canzoni fossero toccate da una forza luminosa, naturale e prodigiosa. E questo fenomeno veniva da Liverpool, insignificante città industriale, emarginata dal circuito dello spettacolo e da quattro ragazzi della working class, poveri, senza famiglia e senza cultura. Praticamente un mistero. La lunga notte europea stava terminando e loro furono i primi a uscirne, sognando. Meglio, suonando.
E’ emblematica una delle  prime foto. Li mostra inquadrati nel cielo di Londra e nel momento di saltare su delle macerie. Sorridono, sospesi per aria, pieni di vita. I passato è sotto i loro piedi; la guerra, gli anni delle privazioni, tutto è distante, in basso. Forse è questa incredibile possibilità la chiave della loro travolgente essenza: il cambiamento non come work in progress ma come realtà effettiva e accessibile a tutti.

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